Un progetto per 500 cani, ospedale veterinario, gattile e cimitero per animali: l’odissea del canile intercomunale fermo a Supino

Dopo quattro anni di lavoro, oltre 30 sindaci favorevoli e il coinvolgimento di Provincia e Regione, l’iniziativa sarebbe oggi bloccata

Tutto nasce dall’adozione di un cane. Ma quella che doveva essere una scelta personale si trasforma, nel tempo, in un lungo percorso di riflessione sulla gestione dei cani randagi e abbandonati in provincia di Frosinone, sulle strutture private che li ospitano, sui costi sostenuti dai Comuni e sulle difficoltà legate alle adozioni.

Protagonista di una vicenda che sembra surreale è il medico veterinario Maurice Di Poce, che ha avviato un importante percorso che, negli ultimi anni, ha portato alla nascita di un progetto per la realizzazione di una struttura intercomunale all’avanguardia destinata all’accoglienza e alla gestione dei cani randagi e abbandonati. Un progetto molto più ampio rispetto a quello che comunemente viene definito “canile” e che ad oggi sembra esser fermo.

L’idea nasce durante l’adozione di un cane conosciuto attraverso i social e detenuto in un canile privato della provincia. La struttura è situata in una zona collinare e difficilmente raggiungibile. Una volta arrivato davanti al cancello, il veterinario si sarebbe trovato davanti a un cartello che indicava l’apertura soltanto tre mattine a settimana: il lunedì, il giovedì e il sabato, dalle 8.30 alle 12. Da qui le prime domande. Da una parte la posizione della struttura, in una valle difficilmente raggiungibile, dall’altra gli orari di apertura che non favorirebbero le visite da parte di persone interessate a conoscere e adottare un cane. Per riuscire ad avvicinare il cane – con problemi comportamentali – che aveva deciso di adottare, Di Poce ha impiegato sette mesi, recandosi al canile almeno due volte a settimana. Durante quel periodo, ha visto una sola automobile arrivare con persone interessate a conoscere e adottare un animale. La sua esperienza lo porta anche a entrare in contatto con alcune volontarie che una volta al mese si recavano nella struttura per far uscire e sgambare i cani. Le volontarie gli avrebbero raccontato le difficoltà incontrate nelle attività di rieducazione degli animali e nel percorso finalizzato alle adozioni nei diversi canili della provincia.

Come nasce l’idea

A quel punto Di Poce decide di organizzare un incontro tra alcuni sindaci dei Comuni interessati al problema e alcune volontarie, affinché fossero direttamente loro a illustrare le difficoltà incontrate e le condizioni di gestione degli animali. Da quell’incontro è emerso un quadro che ha spinto il veterinario ad approfondire anche il tema dei costi sostenuti dai Comuni per il mantenimento dei cani randagi e abbandonati nelle strutture private. Dalla documentazione visionata sarebbero emersi importi annuali compresi tra circa 7mila e 60mila euro per singolo Comune, destinati al vitto e alloggio degli animali ospitati nei canili.

Numeri che portano il veterinario a sottoporre la questione anche ad esponenti locali della Regione Lazio e dell’Amministrazione provinciale, all’epoca in carica. Gli stessi si sarebbero attivati per individuare una struttura idonea alla realizzazione di un canile intercomunale, condividendo l’idea, sia per le possibili ricadute economiche sui bilanci comunali, sia per il possibile indotto di posti di lavoro che ne sarebbe scaturito, sia per la necessità di una gestione più adeguata degli animali.

L’edificio abbandonato e il progetto

La struttura individuata era un edificio situato nel Comune di Supino, originariamente destinato a ospitare un mattatoio intercomunale mai entrato in funzione e successivamente abbandonato. L’idea era quella di recuperare e riqualificare l’area trasformandola in una struttura destinata alla gestione dei cani randagi e abbandonati.

A quel punto viene affidata la progettazione allo studio tecnico G.I.A. Srl di Fontana Liri. Ed è qui che il progetto assume caratteristiche decisamente più ampie rispetto a un tradizionale canile. La struttura progettata avrebbe dovuto ospitare box e spazi per almeno 500 cani, ma anche un ospedale veterinario con tariffe calmierate, pensato per rendere le cure accessibili anche a quei proprietari che oggi non riescono a sostenere i costi delle cliniche veterinarie private.

Il progetto prevedeva inoltre spazi verdi, una zona espositiva per manifestazioni cinofile, un gattile, un cimitero per animali e possibili spazi commerciali dedicati esclusivamente al mondo degli animali. Una struttura pensata anche in chiave ambientale, con interventi di bonifica e sostituzione dei materiali non compatibili con una visione ecosostenibile, pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica e pompe di calore per il riscaldamento degli ambienti.

Una sorta di polo dedicato al benessere animale, alla gestione del randagismo, alla cura e all’adozione, ma anche alla riqualificazione di una struttura abbandonata e alla creazione di posti di lavoro sul territorio. Una volta completato il fascicolo progettuale, la proposta è stata presentata all’attuale presidente della Provincia di Frosinone, Luca Di Stefano, che ha accolto favorevolmente l’iniziativa invitando i Comuni della provincia a manifestare il proprio interesse.

Il progetto è stato quindi illustrato anche all’Amministrazione comunale di Supino dal medico veterinario Maurizio Di Poce, insieme al consigliere comunale di Sora con delega alla Tutela e al Benessere degli Animali, Francesco Corona, ai tecnici della Provincia di Frosinone e all’ingegnere Matteo Merolle dello studio G.I.A. Srl, che aveva curato il progetto preliminare.

A quel punto sarebbe stata richiesta una manifestazione di interesse sottoscritta da almeno una decina di sindaci. Le firme raccolte sono state oltre 30. Poi, però, il percorso si sarebbe fermato.

Lo stallo

Dopo il confronto con i rappresentanti dell’Amministrazione comunale di Supino e con il Sindaco Gianfranco Barletta sarebbe arrivato il punto di blocco dell’iniziativa. Da gennaio 2026 tutto tace. Nessun confronto diretto sul progetto e non sarebbero arrivate spiegazioni. Nessun diniego, al momento, ma neppure un via libera al progetto che, nonostante gli apprezzamenti ricevuti e il sostegno raccolto, oggi è fermo per l’assenza di una posizione chiara da parte dell’Amministrazione comunale di Supino.

Resta da chiarire quali siano le ragioni effettive che hanno determinato lo stop del progetto. Esistono ostacoli tecnici, burocratici, urbanistici o finanziari? Sono emerse criticità nella progettazione o nella gestione della struttura? Ci sono valutazioni amministrative ancora in corso? Domande alle quali, al momento, non sembra esserci una risposta. Perché un progetto nato per affrontare una delle emergenze che da anni interessa il territorio, ridurre i costi sostenuti dai Comuni e creare una struttura dedicata non soltanto alla custodia degli animali, ma anche alla cura, alla riabilitazione e alle adozioni, è ancora fermo?

La questione merita ora di essere chiarita. Al di là delle responsabilità che ciascuno potrà eventualmente assumersi, il punto centrale resta capire se esistano ancora le condizioni per dare seguito a un progetto che potrebbe rappresentare una risposta innovativa al problema del randagismo in provincia di Frosinone. Il polo intercomunale per il benessere animale di Supino può o non può diventare realtà?

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Roberta Di Pucchio
Roberta Di Pucchio
Giornalista pubblicista

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