Unicas al fianco degli studenti iraniani: l’università di Cassino sceglie la via della solidarietà

L’Ateneo rafforza le misure di sostegno per oltre 200 studenti iraniani mentre il loro Paese è attraversato da proteste e repressione

In un tempo in cui il mondo sembra tornare a parlare sempre più spesso il linguaggio della forza e dei conflitti, le università restano uno degli ultimi presìdi autentici di dialogo, cultura e formazione civile. Luoghi che, per loro natura, non hanno colori politici, ma una sola missione: formare coscienze critiche, costruire ponti, ripudiare ogni guerra e ogni forma di violenza. È con questo spirito che l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale guarda con preoccupazione a quanto sta accadendo in Iran, dove le proteste e le tensioni interne stanno segnando profondamente la vita del Paese e delle sue famiglie.

A migliaia di chilometri di distanza, quella sofferenza entra anche nelle aule universitarie italiane, nei volti e nelle storie degli studenti che vivono lontani da casa, con l’angoscia per ciò che accade ai propri cari. Per questo l’Unicas ha deciso di rinnovare e rafforzare il proprio impegno concreto a sostegno della comunità studentesca iraniana.

«L’Università di Cassino e del Lazio Meridionale segue con preoccupazione e partecipe solidarietà gli sviluppi delle proteste in corso in Iran e ribadisce, attraverso la propria politica di accoglienza e inclusione, la volontà di attuare iniziative concrete per alleviare la situazione di disagio degli studenti iraniani che da anni arricchiscono la sua comunità accademica».

Un impegno che non nasce oggi, ma che si inserisce in un percorso già avviato nei mesi scorsi. «In continuità con le recenti misure didattiche utili a ridurre la pressione psicologica già vissuta la scorsa estate dalla comunità studentesca iraniana, il Rettore ha già concordato con il Centro Rapporti Internazionali e con le associazioni studentesche la convocazione di un nuovo incontro aperto a tutti gli studenti interessati, volto a definire ulteriori azioni di sostegno per gli oltre 200 studenti iraniani iscritti a UNICAS, dolorosamente lontani dalle loro famiglie in un momento così difficile».

Oltre duecento giovani che studiano, progettano il proprio futuro e allo stesso tempo convivono con l’ansia quotidiana per ciò che sta accadendo nel loro Paese, attraversato da proteste, repressioni e da un clima di forte incertezza. Un peso umano prima ancora che politico, che l’università sceglie di non ignorare.

In un mondo che sembra rassegnarsi all’idea che i conflitti siano inevitabili, gesti come questo ricordano invece quale debba essere il ruolo delle istituzioni culturali: non schierarsi, ma stare dalla parte delle persone. Non alimentare divisioni, ma costruire protezione, ascolto e speranza. Perché un’università non è soltanto un luogo di studio: è una comunità. E una comunità vera non volta lo sguardo dall’altra parte quando uno dei suoi membri soffre.

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