Vigili del Fuoco, la prima stagione AIB del comandante Muscinesi e il rogo alla Remat: “La prevenzione è un dovere”

Insediatosi a febbraio alla guida del Comando provinciale, Pietro Giovanni Muscinesi ha già affrontato interventi complessi: l'intervista

Si è insediato a febbraio di quest’anno alla guida del Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Frosinone e, in pochi mesi, si è già trovato a gestire alcuni degli interventi più impegnativi che hanno interessato il territorio. Ora il comandante provinciale Pietro Giovanni Muscinesi affronta la sua prima stagione di campagna antincendio boschivo alla guida dei Vigili del Fuoco della Ciociaria, in una provincia che, per conformazione morfologica, estensione delle aree boschive e caratteristiche climatiche, conosce da sempre il rischio incendi ed ha triste memoria di roghi devastanti.

Una stagione che quest’anno si è aperta in un quadro particolarmente delicato. Da un lato i numerosi incendi boschivi e di vegetazione che, dall’inizio dell’estate, hanno richiesto l’intervento di squadre e mezzi dei Vigili del Fuoco in diverse zone della provincia. Dall’altro, l’emergenza di portata eccezionale rappresentata dal devastante incendio che domenica 12 luglio ha colpito e distrutto lo stabilimento di trattamento rifiuti della Remat Lazio, in località Petrose, a San Giorgio a Liri. Un rogo che ha impegnato i Vigili del Fuoco per giorni e che, dopo la fase di spegnimento, ha richiesto un lungo e complesso lavoro di messa in sicurezza dell’area. Sul caso è stata aperta un’indagine dalla Procura della Repubblica di Cassino, mentre proseguono gli accertamenti ambientali sulla qualità dell’aria, del suolo e delle acque.

«A parte gli incendi boschivi, la Remat ci ha tenuto particolarmente impegnati», racconta il comandante Muscinesi. «Siamo stati sul posto dalla domenica al mercoledì: lo spegnimento è stato rapido, abbiamo domato l’incendio che era molto esteso e la cui propagazione, favorita dal vento, è arrivata fino all’esterno. Nell’arco della prima notte è stato estinto il fronte del fuoco e dal lunedì al mercoledì si è proceduto allo “smassamento” con mezzi movimento terra: sono stati aperti i cumuli di rifiuti ed è stata versata acqua per spegnere i focolai. C’era molto fumo che ha reso l’aria irrespirabile per giorni ma noi abbiamo dispositivi di protezione personale come gli autorespiratori, bombole d’aria montate su uno zaino collegate con una maschera facciale per respirare aria pulita, mentre l’escavatore aveva la cabina pressurizzata per evitare che l’aria contaminata entrasse».

È in questo scenario che abbiamo incontrato il comandante provinciale dei Vigili del Fuoco per approfondire il fenomeno degli incendi, capire come è cambiato il lavoro delle squadre, quali sono oggi le principali criticità operative e quali scenari si prospettano per il futuro. Un racconto che parte dai numeri e dagli interventi più complessi affrontati in provincia, ma che allarga lo sguardo alle conseguenze ambientali degli incendi, alla vulnerabilità del territorio, al rischio idrogeologico e al ruolo sempre più importante della prevenzione.

Nel 2025 circa mille interventi per incendi boschivi e di vegetazione

  • Comandante, questa è la sua prima campagna AIB alla guida del Comando provinciale di Frosinone. Qual è il bilancio degli interventi effettuati nel 2025 e quali sono stati quelli più complessi affrontati in provincia?

«Guardando al 2025, possiamo dire che il bilancio degli interventi per incendi di vegetazione e boschivi è stato sicuramente intenso, nella provincia di Frosinone come in tutta Italia. Dai dati del Corpo nazionale, nella stagione estiva del 2025, il numero di interventi dei Vigili del Fuoco per incendi boschivi e di vegetazione è aumentato di circa 15% rispetto allo stesso periodo del 2024. Nel Lazio la situazione è stata particolarmente critica e, tra le province più impegnate, rientrano proprio Frosinone e Latina. In particolare i Vigili del Fuoco di Frosinone, nel corso del 2025 hanno svolto circa 1000 interventi per incendi boschivi e di vegetazione, un numero rilevante tenuto conto che sono 7000 circa gli interventi di soccorso svolti complessivamente nell’anno. Il maggior numero di questi interventi si è registrato nei mesi di luglio e agosto, segnati da temperature molto elevate e siccità prolungata. Ciò, purtroppo, si sta verificando anche in questo mese di luglio, ed in particolare nelle ultime settimane».

Tra gli interventi più significativi dello scorso anno, il comandante ricorda quello che ha interessato una pineta nel territorio di San Donato Val di Comino, in una zona prossima al Parco Nazionale d’Abruzzo. «Come ho detto, gli interventi per incendi boschivi nel 2025 sono stati numerosi. Tra quelli più significativi si può citare l’incendio che si è originato il 13 agosto e si è protratto per più giorni successivi, il quale ha interessato una pineta in zona prossima al Parco Nazionale d’Abruzzo, nel territorio di San Donato Val di Comino. Questo incendio ha richiesto un articolato dispositivo di spegnimento e coordinamento, in quanto proprio limitrofo ad un’area del Parco Nazionale, ed ha determinato la necessità di chiusura della Strada Statale 666».

Aree vulnerabili e una stagione degli incendi sempre più lunga

  • Quali sono oggi le aree della provincia maggiormente vulnerabili e quanto è cambiato il fenomeno degli incendi rispetto al passato?

«Alcune aree della provincia di Frosinone risultano particolarmente vulnerabili, soprattutto in relazione alla presenza di grandi masse boschive, alla vicinanza con zone residenziali, nonché alla frequenza degli incendi che si sono verificati negli ultimi anni. In particolare, sul territorio provinciale, le aree a maggior rischio sono le zone collinari e montane a sud e a sud-est della provincia, dove la macchia mediterranea e i boschi sono molto estesi e spesso difficilmente accessibili; le aree di interfaccia urbano-rurale, cioè quelle in cui le abitazioni, le strade e le attività si inseriscono direttamente nel contesto boschivo o agricolo; le zone lungo le strade carrabili e i tracciati viari minori, dove, secondo i dati nazionali, ha origine quasi un incendio su tre. A questo si aggiungono i terreni incolti e a riposo, spesso non manutenuti, che costituiscono un ulteriore fattore di rischio: in Italia, circa il 13% dei roghi ha origine in queste aree. Al riguardo è molto importante la diffusione delle misure di prevenzione contenute nelle ordinanze comunali, che vietano l’accensione di fuochi, l’uso di apparecchi a fiamma, di gettare materiali accesi e altre attività che possano creare innesco degli incendi».

Il comandante conferma anche che quella che viene comunemente definita “stagione degli incendi” si sta effettivamente allungando. «Non è una semplice percezione: i dati confermano che il fenomeno è in cambiamento. Gli studi indicano che, in Europa e in Italia, i cambiamenti climatici stanno portando a un aumento del numero di giorni con pericolo di incendi boschivi ed anche a un prolungamento della stagione antincendi. Le condizioni climatiche, che determinano temperature più alte e periodi di siccità sempre più lunghi, rendono la vegetazione più secca e combustibile. Dal punto di vista operativo si rileva: un maggior numero di giorni dell’anno caratterizzati da alto rischio per incendi boschivi; una maggiore frequenza di incendi simultanei, spesso difficili da domare, favoriti da ondate di calore e venti forti. Nella nostra provincia, ad esempio, seppur la maggiore frequenza degli incendi di vegetazione è compresa nel periodo tra luglio e settembre, negli ultimi anni il primo intervento significativo di questo tipo è avvenuto già in maggio, mentre l’ultimo è stato registrato in ottobre, segno che la stagione si è effettivamente allungata».

Il danno va oltre gli ettari bruciati…

  • Quando si parla di ettari andati in fumo si tende spesso a ragionare soltanto in termini numerici. Cosa significa invece, dal punto di vista ambientale, perdere decine o centinaia di ettari di vegetazione?

«Quando si dice “decine o centinaia di ettari andati in fumo”, non si parla solo di un numero: si parla di un intero ecosistema che viene distrutto, con conseguenze che si vedono subito ma che continueranno a manifestarsi per anni. Pensiamo a un ettaro di bosco o di macchia mediterranea: è un sistema complesso, dove alberi, arbusti, piante, animali, microorganismi e suolo sono interconnessi. Quando le fiamme percorrono decine o centinaia di ettari, cancellano tutto questo in poche ore: alberi carbonizzati, fauna morta o dispersa, suolo privato della sua copertura vegetale, con la conseguente perdita di biodiversità e delle funzioni ecologiche fondamentali. Il danno quindi non è solo estetico: è la perdita di un “capitale naturale” che ha un valore economico, ambientale e sociale enorme. Basti pensare alla perdita di capacità di assorbimento dell’anidride carbonica conseguente alla distruzione della vegetazione. In sintesi, quando si parla di ettari andati in fumo, dietro quel numero ci sono: la perdita di habitat e di specie; l’alterazione del suolo e del paesaggio; un peggioramento del rischio idrogeologico; una riduzione della capacità di assorbimento del carbonio; danni economici e sociali che si estendono per anni. Per questo, dal nostro punto di vista, non è corretto ridurre il fenomeno a un semplice “conteggio di ettari”: ogni incendio significativo è la distruzione di un ecosistema complesso e, spesso, di un patrimonio di valore inestimabile per la biodiversità e per la stabilità del territorio».

  • Quanto tempo può impiegare un ecosistema boschivo a recuperare dopo un incendio particolarmente distruttivo?

«Molte specie vegetali e animali, anche rare, vivono nei boschi e nelle macchie; quando l’area brucia, le comunità biologiche si distruggono e alcuni habitat possono richiedere decenni per essere ripristinati. Il danno non è solo immediato: per ricostituire i boschi ridotti in cenere possono essere necessari fino a 15 anni, con danni all’ambiente, all’economia, al lavoro e al turismo nelle aree bruciate».

Il rischio non finisce quando le fiamme vengono spente

  • Un incendio può aumentare anche il rischio di frane, smottamenti e altri fenomeni di dissesto idrogeologico?

«La copertura vegetale ha una funzione di protezione fondamentale. Quando viene meno, il versante perde stabilità, aumenta l’erosione superficiale e si amplifica il rischio idrogeologico nel caso si verifichino intense precipitazioni meteo. In pratica, l’incendio non produce solo un danno ambientale immediato, ma può preparare il terreno a nuovi pericoli per il territorio e per le comunità a valle».

  • E con eventi meteorologici sempre più intensi e concentrati nel tempo, un versante colpito dal fuoco diventa oggi ancora più vulnerabile?

«Sì, assolutamente, soprattutto quando dopo l’incendio arrivano piogge intense e concentrate. Il terreno avendo perso la copertura vegetale che lo proteggeva, assorbe notevolmente l’acqua e quindi aumenta il rischio di erosione, frane e colate di fango. Il problema perciò non finisce quando il fuoco è spento».

Personale, mezzi e difficoltà operative

  • Il Comando provinciale dispone di personale e mezzi adeguati per affrontare una stagione AIB sempre più impegnativa?

«La risposta è articolata: disponiamo di un dispositivo operativo che, nella sua struttura e nelle sue competenze, è adatto ad affrontare la campagna antincendio boschivo. Sul fronte del personale, il Comando di Frosinone conta su Vigili del fuoco che negli anni trascorsi hanno acquisito una notevole esperienza in merito agli incendi boschivi. La copertura del territorio provinciale è garantita oltre che dal personale della sede di Frosinone, anche da quello di stanza nelle tre sedi distaccate presenti sul territorio: Cassino, Sora e Fiuggi. Nell’organico del Comando sono presenti unità con specializzazione D.O.S. (direttori operazioni di spegnimento) che possono svolgere compiti di coordinamento in occasione di incendi boschivi, anche per quanto riguarda l’impiego di mezzi di spegnimento aerei e delle squadre volontarie AIB di protezione civile. Nel periodo dal 1° luglio al 30 settembre il dispositivo provinciale è integrato da un’ulteriore squadra specificamente dedicata agli interventi per incendi boschivi, dislocata nel presidio stagionale di Ceprano, nonché da due unità D.O.S., dislocate, rispettivamente, al Comando di Frosinone ed al Distaccamento di Cassino. Spesso, però, la concomitanza di più incendi boschivi nella stessa giornata, comporta la necessità di richiamare in orario straordinario personale libero dal servizio, per potenziare il dispositivo di soccorso. Sul fronte degli automezzi, disponiamo di un parco veicoli e di attrezzature tecniche che, in linea con gli standard nazionali, sono in grado di intervenire efficacemente su incendi di vegetazione e boschivi, con autopompe, mezzi fuoristrada, mezzi di supporto. Purtroppo alcuni di questi automezzi hanno ormai diversi anni di servizio, ma sono comunque mantenuti in efficienza grazie all’attività del personale del Comando addetto al settore autorimessa e officina».

  • Ma quali sono le difficoltà che affrontano concretamente i Vigili del Fuoco durante gli interventi?

«Le difficoltà operative di chi lavora sul fronte degli incendi boschivi sono molte e spesso nascoste: ogni intervento è caratterizzato da condizioni di lavoro molto complesse, che non si rilevano dai filmati della televisione, ma che chi sta in campo conosce bene. La prima difficoltà è legata alle condizioni ambientali e climatiche: gli incendi si sviluppano spesso in aree lontane, con strade impervie, versanti scoscesi, macchia densa e terreno di difficile accessibilità. Inoltre le temperature molto elevate, la siccità e, in alcuni casi, la presenza di vento, favoriscono la rapida propagazione delle fiamme. In questi contesti, il personale deve operare per molte ore consecutive, senza tregua, con il rischio di esposizione al fumo, al calore, alle possibili esplosioni di manufatti coinvolti dall’incendio, ai cedimenti di strutture o versanti, con un carico psicofisico molto intenso. La seconda difficoltà è legata alla gestione del pericolo: ogni incendio boschivo o di vegetazione è un evento dinamico, che cambia rapidamente in base alla direzione del vento, alla tipologia di vegetazione, alla presenza di abitazioni o infrastrutture vicine. Questo richiede una continua valutazione del rischio e una capacità di decisione in tempo reale, perché il personale deve intervenire in modo sicuro, evitando di mettere in pericolo la propria vita e quella di altre persone che possono essere coinvolte, ma anche garantendo la massima efficacia dell’azione di spegnimento. La terza difficoltà è legata all’organizzazione operativa: negli ultimi anni, la stagione AIB spesso è piuttosto impegnativa, con un periodo di massima pericolosità esteso e una maggiore frequenza di incendi simultanei e vasti, in alcuni casi difficili da domare. Un’altra difficoltà importante è legata al coordinamento tra enti: gli incendi boschivi richiedono spesso l’attivazione di molteplici attori – Vigili del Fuoco, flotta aerea antincendio, volontari AIB, Protezione civile, Enti locali, Carabinieri Forestali – e la gestione di questo coordinamento in condizioni di emergenza è complessa e richiede un’esperienza consolidata».

Formazione e coordinamento: «Oggi non affrontiamo più soltanto il fuoco nel bosco»

  • L’evoluzione degli incendi richiede anche una formazione diversa rispetto al passato e un coordinamento sempre più stretto tra tutti gli enti coinvolti?

«Sì, assolutamente, perché oggi non affrontiamo più soltanto il “fuoco nel bosco”, ma eventi più complessi, più rapidi e spesso vicini alle abitazioni. Per questo il personale deve essere preparato non solo sullo spegnimento, ma a saper leggere il comportamento del fuoco, a valutare il rischio per la sicurezza delle squadre, a coordinarsi con le altre componenti operative. La formazione inoltre deve essere pratica e condivisa tra tutti gli attori della filiera AIB, perché la qualità delle informazioni e il linguaggio comune tra enti possono fare la differenza tra un intervento contenuto e un incendio che si espande. In sintesi: non serve solo più esperienza, serve una formazione aggiornata, tecnica e integrata, capace di stare al passo con un fenomeno che è cambiato».

Il comandante sottolinea quindi l’importanza del lavoro di squadra. «È fondamentale: senza un coordinamento stretto tra tutti gli attori, l’antincendio boschivo non funziona. Le varie componenti devono agire come un unico sistema, con ruoli diversi ma obiettivi comuni. Gli incendi boschivi si affrontano bene solo se ciascuno fa la propria parte dentro una regia comune: i Vigili del Fuoco sulla risposta operativa, la Protezione Civile sul supporto e sulla logistica, i Carabinieri Forestali sul presidio del territorio e sulle attività investigative, la Regione sulla pianificazione, e il volontariato come risorsa preziosa di avvistamento, presidio e supporto alle squadre. Quando questo sistema è ben integrato, si guadagna in rapidità, sicurezza ed efficacia, evitando di disperdere energie e di aumentare il rischio per le persone e per l’ambiente. Per questo oggi la vera forza è la capacità di lavorare insieme con procedure chiare, comunicazioni efficaci e responsabilità ben definite».

Droni, satelliti e intelligenza artificiale per prevenire gli incendi

  • Quanto la tecnologia sta cambiando il modo di prevenire e contrastare gli incendi boschivi?

«Molto. Oggi la prevenzione e il contrasto agli incendi boschivi si possono basare sempre più su misure tecnologiche quali: l’osservazione satellitare, l’impiego di droni e sensori, l’utilizzo di modelli previsionali. Questo può consentire di migliorare l’allertamento, monitorare il territorio e prendere decisioni operative più appropriate. In ogni caso, comunque resta decisiva la professionalità delle squadre sul campo. I droni, ad esempio, oltre a consentire di avvistare principi di incendio, possono aiutare a seguirne l’evoluzione e a scegliere meglio dove e come intervenire, nonché a fare il rilevamento finale dell’area interessata. Sono uno strumento prezioso soprattutto nel caso di incendi che si sviluppano in aree difficili da raggiungere. L’impiego di modelli previsionali che consentono di valutare il rischio di accadimento degli incendi boschivi in relazione ai vari fattori in gioco (non ultime le condizioni climatiche), permette di mettere in allerta il sistema di contrasto agli incendi boschivi, quando tale rischio diventa significativo».

  • Guardando al futuro, potrebbero essere soprattutto l’integrazione dei dati e l’intelligenza artificiale a rappresentare una nuova frontiera…

«Sì, certamente. Nei prossimi anni potranno fare la differenza strumenti come sensori sul territorio, droni con termocamere, immagini satellitari ma soprattutto sistemi di intelligenza artificiale capaci di analizzare in tempo reale il rischio e l’evoluzione degli incendi. La vera innovazione, però, sarà nell’integrazione: mettere insieme dati, prevenzione e capacità operativa in un unico sistema».

La prevenzione parte dai comportamenti quotidiani

  • Quanto pesa invece il fattore umano? Quanti incendi sono riconducibili a comportamenti imprudenti o superficiali?

«È difficile dare un numero esatto per esperienza diretta, perché ogni incendio richiede accertamenti specifici, ma il dato generale è chiaro: la quota degli incendi riconducibili all’azione umana, spesso imprudente o negligente, è prevalente. Parliamo di abbruciamenti non controllati, residui vegetali bruciati male, il classico “mozzicone di sigaretta”, oppure della sottovalutazione del rischio pensando che “tanto non succede nulla”. Viceversa, per quello che risulta dalle statistiche, le cause naturali degli incendi boschivi o di vegetazione, costituiscono una percentuale minima. Questo ci dice una cosa semplice: la prevenzione passa anche dai comportamenti quotidiani. Bastano pochi gesti sbagliati per provocare danni enormi».

  • E qual è l’errore più frequente che i cittadini continuano a commettere durante l’estate?

«Il problema più comune è pensare che il pericolo riguardi sempre gli altri. In realtà, spesso un incendio nasce da un gesto banale, fatto con superficialità. E in estate, con caldo e vegetazione secca, quel gesto può avere conseguenze enormi».

I primi mesi alla guida del Comando: «Mi ha colpito la complessità del territorio»

  • Dopo i primi mesi alla guida del Comando provinciale, qual è l’aspetto della realtà di Frosinone che l’ha colpita maggiormente, dal punto di vista operativo e umano?

«Sono ormai quasi sei mesi alla guida del Comando, e ciò che mi ha colpito di più è la complessità del territorio di Frosinone, che richiede presenza costante, capacità di adattamento e grande spirito di squadra. Infatti il territorio è molto impegnativo, perché è vasto e presenta esigenze diverse: il contrasto agli incendi boschivi e di vegetazione, che costituiscono una tipologia di intervento prevalente per la provincia, le infrastrutture di trasporto (stradali e ferroviarie) caratterizzate da alte frequenze di traffico, le numerose attività produttive che presentano specifici rischi di incendio. Dal punto di vista umano, mi ha colpito profondamente la professionalità, la dedizione e il senso del dovere delle donne e degli uomini del Comando, ma anche la collaborazione e la fiducia che spesso arrivano dalla popolazione. In sintesi, ho trovato un Comando molto solido, con persone che lavorano con grande serietà e con un forte legame con il territorio. Mi ha colpito molto anche il drammatico fenomeno dei suicidi e dei tentati suicidi, siamo intervenuti in numerosi casi riuscendo a mettere in salvo persone ma penso che ci sia molto da lavorare».

Infine, il messaggio ai cittadini in vista della fase più delicata dell’estate è netto. «Il messaggio ai cittadini è uno solo: non c’è spazio per la superficialità. In estate, con caldo, vento e vegetazione secca, basta un gesto sbagliato per provocare un incendio devastante. Chiedo a tutti responsabilità, attenzione assoluta e rispetto rigoroso delle regole. La prevenzione non è un’opzione: è un dovere di ciascuno».

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Roberta Di Pucchio
Roberta Di Pucchio
Giornalista pubblicista

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