Il primo boom economico italiano? Fu nel Medioevo, tra banche e città navali

Le banche di Siena e di Roma, le potenze navali di Genova, Pisa e Venezia: cosa evidenzia uno studio dell'Alma Mater

Prima del secondo Dopoguerra, l’Italia aveva già vissuto un boom economico. Ma al tempo del Medioevo. Grazie alle potenze navali di Genova, Pisa e Venezia, ai banchieri di Roma e Siena, e a Milano che era già ‘grande’. I motivi di questa crescita vertiginosa, in particolare tra il XII e il XIII secolo, non sono però ancora del tutto chiari. E una delle ipotesi potrebbe essere il ricorso a prime forme di deficit pubblico, che hanno alimentato la crescita. Questo “improvviso successo economico e commerciale delle città italiane del centro-nord alle soglie del Duecento” è considerato insomma “uno dei misteri irrisolti del Medioevo“. A dirlo sono gli storici dell’Alma Mater di Bologna, che hanno deciso una risposta al dilemma, grazie a uno studio chiamato ‘RaESETfides’ finanziato dal Consiglio europeo della ricerca (ERC) con 1,2 milioni di euro.

“Fino all’ultimo terzo del XII secolo l’economia più avanzata nell’area del Mediterraneo è l’Egitto– spiega Lorenzo Tabarrini, ricercatore al Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Alma Mater di Bologna, che guida lo studio- in generale, sia il mondo arabo, sia quello greco-bizantino sono più ricchi e hanno strutture politico-amministrative più solide rispetto all’Occidente latino. Poi, in maniera piuttosto sorprendente, iniziano a emergere tra le città italiane del centro-nord segnali sempre più forti di crescita. Questi centri diventano, a partire dall’inizio del Duecento, punti di riferimento per il commercio internazionale”. Per capire le cause di questa trasformazione improvvisa, il gruppo di ricerca si concentrerà sui legami tra lo sviluppo istituzionale e le trasformazioni dell’economia rurale di sette città italiane e della campagna circostante (Genova, Milano, Pisa, Roma, Siena, Venezia e Verona) tra 1100 e 1250.

“La proiezione marittima di città come Genova, Pisa e Venezia è ben nota- sottolinea Tavarrini- ma ha fatto passare in secondo piano lo studio delle strutture agrarie necessarie all’approvvigionamento alimentare dei loro abitanti. Così come sappiamo poco del consolidamento del settore manifatturiero di Milano, che era già all’epoca una città di notevolissime dimensioni. Poi ci sono i casi di Siena, che conserva un ricco patrimonio di documenti finanziari dell’amministrazione comunale, e quello di Roma, dove in questo periodo alcuni mercanti e banchieri riescono, grazie al loro ruolo di creditori del Papa, a compiere significativi investimenti nell’Agro romano”. Lo studio utilizzerà fonti archivistiche e archeologiche, concentrandosi sui cambiamenti istituzionali e economici all’origine di questo sviluppo. Una particolare attenzione sarà dedicata alle strategie finanziarie, come le prime forme di deficit pubblico e le politiche di svalutazione della moneta.

In quell’epoca, spiega Tabarrini, “c’è un controllo crescente delle politiche monetarie: si interviene sulla qualità della moneta per renderne meno costosa la produzione, mantenendone però invariato il valore nominale”. Inoltre si assiste a una “organizzazione sempre più complessa e ramificata dei governi cittadini, una lenta reintroduzione della tassazione diretta e i primi esempi di deficit pubblico: prestiti a nome del Comune che vengono rinnovati con frequenza sempre maggiore e che permettono alle città di alimentare la loro crescita economica”. L’ipotesi è che siano stati proprio questi cambiamenti a favorire il boom economico italiano del centro-nord tra il XII e il XIII secolo. – Fonte Agenzia Dire www.dire.it –

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