La galleria sulla Sora-Cassino resta ancora chiusa nel silenzio generale: una vergogna senza precedenti

Il tratto alternativo è indecente e pericoloso. Silenzio assordante della politica e nessuna data certa per la riapertura

In un Paese più civile, più evoluto della nostra “serva” Italia, sarebbe già scoppiato lo scandalo. I cittadini avrebbero bloccato la superstrada con un sit-in, costringendo le istituzioni a dare risposte concrete. Qui, invece, da mesi assistiamo a una vergogna senza precedenti: la chiusura della galleria Capo di China, sulla strada Anas 749, la “Sora-Cassino”.

Annunciata come temporanea per lavori, è diventata un incubo di cui ancora non si conosce la fine. A marzo scorso, presso la sede dell’Amministrazione Provinciale di Frosinone, si era tenuto un incontro con i vertici di Anas. “I lavori dureranno quattro mesi anziché un anno”, questa era stata la promessa. Ad oggi non mantenuta nel silenzio generale di politica ed istituzioni. 

L’estate è passata e ci avviciniamo all’autunno, quando con il ritorno all’ora solare, a fine ottobre, il buio calerà già nel pomeriggio. E allora, se i viaggiatori saranno ancora costretti a percorrere le strade alternative, in particolare il tratto da Belmonte Castello a Sora, dovranno fare i conti con rischi inaccettabili. Non un segnale catarifrangente, non un guardrail, neppure una segnaletica orizzontale decente ad indicare dove finisce la pavimentazione stradale e dove inizia la campagna. Nel bel mezzo di stradine rurali deviamo la mole di traffico di una “superstrada”. E non lo facciamo per un tempo breve. Ma fino a data da destinarsi – procrastinata al 30 settembre salvo poi l’annuncio trapelato in sordina di un ulteriore slittamento. Forse a ottobre.

Il percorso alternativo è un pericolo costante

Quella strada è impraticabile: avvallamenti, buche, assenza totale di illuminazione e segnaletica ridotta al minimo. Chi non conosce il percorso rischia di perdersi: manca perfino la copertura telefonica, quindi nessun navigatore può venire in soccorso. E quando ci si ritrova davanti un autobus o un mezzo pesante – di quelli autorizzati al transito – diventa un’impresa schivare pericoli con curve a gomito che in alcuni tratti sono veri e propri tornanti.

Questa non può essere la soluzione alternativa per mesi e mesi alla chiusura di un’arteria fondamentale come la superstrada Sora-Cassino. “Abbiamo ottenuto, per quanto concerne la viabilità alternativa, che le infrastrutture viarie dei Comuni non siano gravate dal transito dei mezzi pesanti e per quelle coinvolte una manutenzione straordinaria prima dell’inizio dei lavori”. Dichiarava a margine della riunione di marzo il Presidente della Provincia Di Stefano. Ma di questa manutenzione straordinaria non si è vista l’ombra se non qualche rattoppo. In un tratto la strada è addirittura franata. 

Politica assente, cittadini abbandonati

La politica dov’è? A cosa servono i nostri rappresentanti locali e regionali se non a farsi portavoce di istanze così fondamentali come il diritto a una viabilità sicura? Possibile che nessuno abbia ancora alzato la voce contro l’Anas, che aveva promesso la riapertura in estate, almeno per avere una data certa?

Valle di Comino, Sorano e perfino Avezzano vivono un isolamento intollerabile. I tempi di percorrenza sono aumentati a dismisura e nei momenti di traffico intenso il percorso diventa impraticabile. I residenti delle stradine di campagna, improvvisamente trasformate in arterie di collegamento, convivono con un flusso smisurato di veicoli e con i rischi quotidiani davanti le loro case. Senza contare i numerosi mezzi pesanti che – come più volte documentato dalla nostra Redazione – percorrono il tratto in questione incuranti del divieto a loro carico. 

Dobbiamo come sempre aspettare che “ci scappi il morto” prima che qualcuno si assuma le proprie responsabilità? Dobbiamo aspettare l’ennesima tragedia per costringere la politica a svegliarsi?

Il tempo delle promesse è finito. La galleria sulla superstrada Sora-Cassino deve riaprire il prima possibile. In caso contrario, al primo incidente grave, la responsabilità ricadrà interamente su chi ha scelto l’indifferenza, ignorando diritti che dovrebbero essere garantiti a ogni cittadino.

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Roberta Di Pucchio
Roberta Di Pucchio
Giornalista pubblicista

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