Caserma “Bondone”, procura di Cassino e magistratura militare verificano denunce su presunti casi di verbali e firme irregolari

Mano alle carte bollate da parte di militari che non ritengono rispettate le proprie aspettative a seguito del lavoro svolto nel Reggimento

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cassino e la Procura militare di Roma stanno indagando su presunti casi di manomissione e irregolarità di verbali, attestazioni, documenti e firme all’interno della Caserma militare “L. Ghetti” in cui è di stanza il terzo reggimento “Bondone”. Il tutto prende spunto da alcune denunce depositate per sollecitare accertamenti sia da parte della magistratura inquirente penale ordinaria che della magistratura militare. Secondo quanto si riferisce negli esposti al centro della vicenda, personale militare in servizio presso il 3° Reggimento Supporto Targeting “Bondone” avrebbe segnalato irregolarità nella propria documentazione amministrativa che finirebbe per pesare negativamente sugli avanzamenti, mansioni e promozioni. Ci sarebbe anche un caso di verbale che risulta sottoscritto da ufficiale che in quella giornata sarebbe stato in ferie. Le denunce sostengono che le alterazioni o comunque gli abbassamenti dei livelli di merito di specifiche voci (esempio: lavoro, iniziativa, ascendente) sarebbero tali da andare a scapito della trasparenza.

Documenti determinanti per avanzamenti, mansioni e promozioni

Negli atti si descrive una gestione poco rispettosa della meritocrazia da parte di alcuni superiori gerarchici. I fatti ricadono su numerosi episodi, avvenuti in diversi momenti del servizio, di particolare rilievo trattandosi di atti pubblici a valore giuridico. La richiesta di accertamento di eventuali ipotesi specifiche fa profilare le fattispecie dei reati di falsità ideologica e materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, previsti dal codice penale. La Procura della Repubblica di Cassino e la Procura militare di Roma dovranno valutare la sussistenza degli elementi che effettivamente consentano di procedere alla contestazione dei reati in questione e procedere all’archiviazione oppure all’eventuale apertura di un fascicolo d’indagine. Le autorità militari non hanno al momento rilasciato dichiarazioni ufficiali. Si apprende tuttavia che sono in corso verifiche interne per accertare l’autenticità dei documenti e ricostruire con precisione la catena amministrativa che ne ha determinato la formazione.

Aperto anche un procedimento interno per rivedere gli atti

Quindi la revisione degli atti in questione potrebbe anche avvenire a seguito di un procedimento interno di verifica e revisione in autotutela. Tanto più che tra i casi sollevati ci sono delle osservazioni generiche che alla fine assumono la consistenza di contestazioni formali. Oppure registrazioni di colloqui dalle quali non emergono appunti specifici al militare interrogato che poi, invece, risulterebbero nel resoconto scritto. Siccome siamo in ambiente con le stellette, ovviamente la cosa non è indifferente quando finisce nei fascicoli personali sulla base dei quali si decidono gli avanzamenti o destinazioni. Adesso spetterà alle due Procure stabilire se ci sono – o meno – elementi per affermare che il rigore dei militari e degli ufficiali in particolare, abbia ceduto a comportamenti solo imprecisi e superficiali, colposi o perfino genericamente dolosi. Di certo anche questa vicenda – come quella del mansionamento del graduato con problemi di ipoacusia – (LEGGI QUI) ha generato polemiche e malumori all’interno della caserma di zona San Pasquale.

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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