‘Eco’, la voce che resta. Il debutto letterario di Sara Vermiglio: “Il titolo come atto di giustizia poetica”

A 25 anni la scrittrice di Isola del Liri riscrive il mito di Eco e Narciso tra parola, arte e relazione. Il libro è stato presentato a Sora

A volte i miti non invecchiano: cambiano forma. ‘Eco’, opera prima di Sara Vermiglio, 25 anni, scrittrice originaria di Isola del Liri, nasce proprio da questa urgenza: attraversare un racconto antico e farlo risuonare nel presente. Il libro non si limita a rileggere il mito di Eco e Narciso, ma lo smonta e lo ricompone, spostando lo sguardo dalla condanna del destino alla fragilità della voce, dal riflesso alla relazione. Ne emerge un’opera ibrida, dove scrittura e arti visive dialogano continuamente, dando vita a una narrazione intensa, incompiuta e profondamente umana. Abbiamo incontrato l’autrice per farci raccontare la genesi di ‘Eco’, i suoi temi e il percorso artistico che l’ha condotta a questo esordio.

L’intervista

Come nasce l’idea di questo libro e cosa rappresenta per te il titolo Eco? E, soprattutto, cosa significano i miti di Eco e Narciso che attraversano l’opera?
“Per capirlo dobbiamo fare un passo indietro, fino a Ovidio. Il mito ci parla di Narciso, innamorato della propria immagine, ed Eco, condannata a non poter mai parlare per prima, ma solo a ripetere. Quando Narciso la respinge, Eco si consuma fino a diventare solo una voce. Ho scelto il titolo Eco come atto di giustizia poetica: siamo abituati a restare ipnotizzati da Narciso, mentre io ho sentito che la vera chiave del presente fosse nel silenzio di chi resta a guardare. Laura, la mia Eco, dimostra che c’è una forza enorme nell’accogliere il riflesso dell’altro e trasformarlo in qualcosa di nuovo: scrittura, memoria, testimonianza”.

Nel libro pittura e scrittura si intrecciano continuamente. Che ruolo gioca l’arte nella relazione tra i protagonisti?
“L’arte non è uno sfondo, è la sostanza stessa della relazione. Laura e Leo forse non saprebbero parlarsi senza un taccuino o un pennello tra le mani. L’arte diventa un terreno terzo, uno spazio neutro e sacro in cui le loro solitudini possono incontrarsi senza ferirsi. A volte, per capire davvero chi abbiamo davanti, non serve parlarsi: serve creare qualcosa insieme”.

Qual è il tema centrale che vorresti arrivasse al lettore? È un libro sull’amore, sulla solitudine o sulla creazione?
“Se dovessi scegliere una parola direi “risonanza”. Amore, solitudine e creazione non sono compartimenti stagni: in Eco si fondono. Non è un libro sull’amore romantico, ma sulla responsabilità dell’incontro. La solitudine non è un vuoto negativo, è una condizione necessaria. La vera opera non è solo quella esposta o pubblicata, ma quella che nasce quando due sensibilità si riconoscono nel silenzio, senza possedersi”.

Hai scelto Milano come cornice della storia. Che atmosfera volevi trasmettere?
“Milano è la città della “distanza millimetrica”: siamo tutti vicini, ma raramente ci tocchiamo davvero. Mi serviva questa cornice fatta di vetri, passi veloci, cortesia e indifferenza. La bottega d’artista è l’opposto: un rifugio sospeso nel tempo. Rappresenta il coraggio di allontanarsi da ciò che non ci somiglia più e tentare”.

Laura accetta di sparire pur di restare accanto a un uomo che non la vede davvero. Non è una posizione pericolosa per una donna di oggi?
“È una domanda necessaria. Ma Laura non è debole: sceglie consapevolmente di trasformare il dolore in linguaggio. Non si annulla, sublima. La sua forza sta nel non chiedere di essere vista a ogni costo, ma nel decidere cosa fare di ciò che vede”.

Nel libro scrivi: “l’arte vera richiede una distanza millimetrica. Se sei troppo dentro, scrivi cazzate”. È una visione cinica del sentimento?
“Può sembrare cinica, ma è un atto di rispetto verso l’opera. Se sei troppo dentro l’incendio, non puoi descrivere le fiamme: bruci e basta. L’artista deve sentire tutto, ma avere il coraggio di fare un passo indietro. Quella distanza millimetrica è lo spazio che trasforma il dolore privato in simbolo universale. Non è freddezza, è lucidità”.

Hai già in mente un nuovo progetto?
“Per chi scrive non esiste mai un vero punto fermo. Eco è stato un esperimento di simbiosi creativa. C’è un’idea che sta iniziando a prendere forma, ma per ora mi godo l’eco di questo lavoro”.

La presentazione a Sora

Il libro Eco è stato presentato in anteprima lo scorso 21 dicembre presso l’Auditorium Vittorio De Sica di Sora, in un evento che ha unito letteratura, arti visive, musica e teatro. Un appuntamento pensato come esperienza immersiva, arricchito dalla pittura dal vivo dell’artista Felice Battiloro, da un percorso musicale handpan e dal monologo “L’eco di due opacità”, scritto e interpretato dalla stessa Sara Vermiglio.
Non una semplice presentazione, ma uno spazio di incontro e ascolto, coerente con lo spirito del libro: perché, come Eco insegna, a volte la vera voce nasce proprio dove qualcuno ha il coraggio di restare in silenzio.

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Cristina Lucarelli
Cristina Lucarelli
Cristina Lucarelli, giornalista pubblicista, specializzata in sport ma con una passione anche per musica, cinema, teatro ed arti. Ha collaborato per diversi anni con il quotidiano Ciociaria Oggi, sia per l'edizione cartacea che per il web nonché con il magazine di arti sceniche www.scenecontemporanee.it. Ha lavorato anche come speaker prima per Nuova Rete e poi per Radio Day e come presentatrice di eventi. Ha altresì curato gli uffici stampa della Argos Volley in serie A1 e A2 e del Sora Calcio.

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