Si riaccendono i riflettori sul 1° giugno 2001 nell’aula della Corte d’Appello di Roma, dove prosegue il processo per la morte di Serena Mollicone. A segnare l’udienza questa mattina la testimonianza del luogotenente in congedo Gabriele Tersigni.
L’ex sottufficiale é stato chiamato a riferire delle confidenze ricevute dal brigadiere Santino Tuzi, che negli anni avrebbe manifestato turbamenti e paure legati a un episodio avvenuto nella caserma dei carabinieri di Arce il giorno della scomparsa della giovane. Un racconto che rimanda alla presenza di Serena all’interno della struttura, circostanza da tempo al centro del dibattito processuale.
In aula anche altri testimoni, tra cui l’ex compagna di Marco Mottola e il cittadino di Arce Pasquale Simone, quest’ultimo essenziale per la collocazione dei movimenti di Tuzi e Quadrale di quella mattina.
Il procedimento riguarda Franco Mottola, Marco e Annamaria Mottola, imputati per l’omicidio della diciottenne, trovata due giorni dopo nel bosco di Fonte Cupa. Secondo gli accertamenti medico-legali, la causa della morte fu asfissia meccanica, provocata dall’apposizione di un sacchetto di plastica sul capo.
Il secondo grado punta ora a fare luce definitiva su una delle vicende giudiziarie più controverse degli ultimi anni nel Frusinate.