L’intelligenza artificiale continua a diffondersi in ogni ambito della vita quotidiana, ma nelle aziende europee la sua integrazione resta ancora limitata. Secondo i dati diffusi da Eurostat, nel 2025 solo il 20% delle imprese con più di dieci dipendenti ha introdotto concretamente soluzioni di IA nei propri processi produttivi e organizzativi. Una percentuale che, nonostante la maturità ormai raggiunta dalla tecnologia, appare ancora contenuta.
Il confronto con l’anno precedente evidenzia però segnali incoraggianti: nel 2024 la quota si fermava al 13,5%, mentre nell’arco di dodici mesi si è registrato un incremento di 6,5 punti percentuali. Un balzo significativo che conferma come l’adozione stia crescendo, seppur con ritmi ancora disomogenei.
Un’Europa a due velocità
Analizzando i dati nel dettaglio, emerge una marcata distanza tra le diverse aree del continente. In testa alla classifica figurano i Paesi nordici: la Danimarca guida con il 42% delle aziende che utilizzano l’IA, seguita da Finlandia (37,8%) e Svezia (35%).
All’estremo opposto, la diffusione resta molto più contenuta nell’Europa orientale. La Romania si ferma al 5,2%, mentre Polonia e Bulgaria non raggiungono il 9%. Il quadro complessivo mostra quindi un’adozione in crescita, ma ancora lontana da una distribuzione uniforme tra gli Stati membri.
Milano pronta a diventare capitale europea dell’IA
In questo scenario di espansione accompagnata da forti divari territoriali, l’Italia si prepara a ospitare uno dei principali appuntamenti continentali dedicati al tema: la AI WEEK 2026. L’evento si svolgerà il 19 e 20 maggio presso la Fiera di Milano-Rho e ambisce a diventare un punto di riferimento europeo per la diffusione della cultura dell’intelligenza artificiale.
Sono attesi oltre 700 relatori internazionali distribuiti su dieci palchi tematici. Tra i protagonisti figurano Mercedes Bidart, ceo e cofondatrice di Quipu, e Michele Catasta, presidente e responsabile AI di Replit. Al centro degli interventi: applicazioni concrete nei processi aziendali, aspetti etici e prospettive future.
Italia in crescita, ma le Pmi restano indietro
Il quadro italiano si colloca a metà strada nel panorama europeo. Nel 2025 l’utilizzo dell’IA nelle imprese nazionali è quasi raddoppiato, passando dall’8,2% del 2024 a oltre il 16%. Un progresso rilevante che, tuttavia, nasconde forti differenze interne.
Le grandi aziende stanno accelerando con decisione, con oltre la metà già dotata di strumenti basati su intelligenza artificiale. Le piccole e medie imprese, invece, avanzano più lentamente e restano al di sotto della media europea.
Il divario si riflette anche tra i cittadini: nel 2025 soltanto il 19,9% degli italiani tra i 16 e i 74 anni ha utilizzato sistemi di IA generativa, contro una media europea del 32,7%. Un segnale che evidenzia come la sfida non sia soltanto tecnologica, ma anche culturale e formativa.