Succede in una domenica qualunque a Frosinone. Una di quelle giornate che sembrano scorrere lente, fino a quando una richiesta d’aiuto squarcia il silenzio e accende l’allarme. Dall’altra parte c’è una donna, sopraffatta dalla disperazione, pronta a compiere un gesto estremo gettandosi dalla finestra della sua camera da letto.
La segnalazione arriva alla Sala Operativa e viene immediatamente girata agli agenti delle Volanti della Polizia di Stato. Giovanni e Stefano, in servizio quel giorno, non esitano un istante. Le pattuglie, coordinate dal dirigente dottor Gianluca Di Trocchio, si catapultano sul posto.
L’arrivo è rapido. Pochi minuti che, in situazioni come questa, possono fare la differenza tra la vita e la morte. I due poliziotti scorgono il corpo della donna pericolosamente sporgente oltre il perimetro dell’abitazione. Un attimo sospeso, carico di tensione. La voce ferma, il dialogo cercato con delicatezza, il tentativo di guadagnare fiducia e tempo.
Poi l’istante decisivo. La finestra si chiude. La donna viene messa in sicurezza in un’altra stanza, lontana dal vuoto. È tra le braccia di Giovanni e Stefano, che la stringono mentre la paura lentamente si scioglie in lacrime. Una vita salvata.
È una storia che non farà rumore, ma che pesa come un macigno per ciò che rappresenta. Racconta di fragilità sempre più diffuse, di solitudini che si consumano dietro le pareti di casa. Ma racconta anche di interventi tempestivi, di professionalità e di umanità.
Una storia che vale come il motto della Polizia di Stato: esserci sempre. Anche quando nessuno vede. Anche quando tutto sembra perduto.