Guerra in Medio Oriente, impennata del costo dei carburanti: l’inflazione rischia di mettere in ginocchio gli italiani

Codici: "I consumatori pagano il prezzo di tensioni e speculazioni. Prezzi in crescita per le famiglie tra 25 e 45 euro mensili"

L’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran sta già producendo effetti pesantissimi sui mercati energetici internazionali e, come purtroppo avviene sempre più spesso, a pagarne le conseguenze immediate sono i consumatori italiani. Le tensioni geopolitiche nell’area mediorientale, crocevia strategico per la produzione e il transito di petrolio e prodotti raffinati, stanno infatti alimentando una nuova ondata di rincari dei carburanti, destinata con ogni probabilità ad aggravarsi nelle prossime settimane.

A pochi giorni dal precedente monitoraggio del 6 marzo, i prezzi dei carburanti registrano nuovi rialzi che confermano la tendenza già segnalata dall’associazione Codici e rafforzano i timori per l’impatto sull’inflazione e sul costo della vita delle famiglie.

Secondo i dati più recenti basati sulle comunicazioni del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, la benzina in modalità self service ha raggiunto una media nazionale di 1,767 euro al litro, mentre il gasolio self service ha superato 1,950 euro al litro. Permangono inoltre forti differenze territoriali, con valori particolarmente elevati nelle aree del Nord e nelle Province autonome, dove il gasolio tocca 2,000 euro/litro a Bolzano e 1,992 euro/litro a Trento. Anche gli altri carburanti si mantengono su livelli elevati: GPL servito 0,706 euro/litro, Metano servito 1,429 euro/kg. Sulla rete autostradale i prezzi restano ancora più alti, con la benzina a 1,816 euro/litro e il gasolio a 1,903 euro/litro.

L’aumento registrato rispetto ai valori del precedente monitoraggio risulta particolarmente significativo soprattutto per il gasolio, che rappresenta la componente energetica maggiormente incidente sui costi della logistica, del trasporto merci e della distribuzione alimentare. Proprio per questo motivo, i nuovi rincari rischiano di tradursi rapidamente in un ulteriore aumento dei prezzi al consumo.

Nel comunicato del 6 marzo, Codici aveva stimato che un aumento dei carburanti compreso tra il 2% e il 3% potesse determinare entro fine mese un incremento dei prezzi dei beni alimentari compreso tra lo 0,5% e l’1,5%, con una maggiore spesa per le famiglie compresa tra 20 e 40 euro mensili. Alla luce dei nuovi rialzi registrati negli ultimi giorni, e in particolare dell’aumento significativo del gasolio, tali proiezioni devono oggi essere parzialmente riviste al rialzo.

Le nuove stime indicano infatti che entro la fine di marzo l’incremento dei prezzi dei beni alimentari potrebbe collocarsi in una forbice compresa tra lo 0,6% e l’1,7%, con effetti più evidenti sui prodotti a maggiore incidenza logistica.

Sul piano macroeconomico, il livello attuale dei carburanti rende plausibile una pressione inflazionistica già nel mese di marzo compresa tra l’1,3% e l’1,5%, superiore alla stima iniziale dell’1,2% formulata nel comunicato del 6 marzo.

Per le famiglie, ciò può tradursi in un incremento della spesa alimentare mensile compreso tra 25 e 45 euro per nucleo medio, con un impatto particolarmente grave per i soggetti economicamente più vulnerabili, che destinano una quota maggiore del reddito ai consumi essenziali.

Se il conflitto dovesse proseguire o intensificarsi, il rischio concreto è quello di assistere nelle prossime settimane a un ulteriore effetto domino sui prezzi dei beni di largo consumo, con un aggravamento dell’inflazione e nuove difficoltà per le famiglie italiane.

In altre parole, l’aumento dei carburanti si traduce inevitabilmente in inflazione importata e perdita di potere d’acquisto per le famiglie, aggravando ulteriormente una situazione economica già resa difficile dall’aumento del costo della vita.

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