Spagna, tenta il suicidio dopo uno stupro di gruppo e resta tetraplegica: 25enne muore con l’eutanasia

La giovane è deceduta in una struttura vicino Barcellona dopo un lungo percorso autorizzato dalle autorità

Spagna – Si è spenta nella residenza assistita di Sant Pere de Ribes, nei pressi di Barcellona, Noelia Castillo Ramos, 25 anni. La giovane aveva scelto di ricorrere all’eutanasia, al termine di un percorso lungo e complesso durato quasi due anni.

Una decisione maturata dopo una vita segnata da traumi profondi. Nel 2022, infatti, Noelia era stata vittima di violenze sessuali in due distinti episodi: prima da parte dell’ex compagno e successivamente da parte di tre giovani conosciuti in una discoteca. Eventi che avevano avuto conseguenze devastanti sul suo equilibrio psicologico.

A seguito di quelle esperienze, la ragazza aveva tentato il suicidio lanciandosi dal balcone di un quinto piano. Sopravvissuta alla caduta, aveva riportato però una grave lesione al midollo spinale che l’aveva resa paraplegica. Da quel momento la sua esistenza era cambiata radicalmente: costretta su una sedia a rotelle, conviveva quotidianamente con dolori cronici, difficoltà nel sonno e una sofferenza interiore sempre più difficile da sostenere.

Nel luglio 2024, le autorità catalane avevano autorizzato la sua richiesta di morte assistita, in base alla normativa spagnola che consente l’eutanasia nei casi di sofferenza grave, cronica e irreversibile, per persone maggiorenni pienamente capaci di intendere e volere.

La scelta di Noelia ha però aperto un duro scontro familiare. Il padre, sostenuto dall’associazione ultraconservatrice Abogados Cristianos, si è opposto con determinazione, dando vita a una lunga battaglia legale. I ricorsi presentati sono stati respinti in ogni grado di giudizio, fino alla Corte Costituzionale spagnola. Anche l’ultimo tentativo, volto a ottenere un trattamento psichiatrico obbligatorio per la giovane, è stato rigettato dal tribunale di Barcellona appena due giorni prima della procedura. Respinto anche il ricorso presentato alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Nelle sue ultime dichiarazioni pubbliche, Noelia aveva raccontato con lucidità il peso della sua sofferenza, sottolineando quanto fosse difficile sentirsi compresa: aveva espresso dolore per le parole del padre e per una realtà che non sentiva più come propria.

La sera prima della morte ha voluto trascorrere del tempo con i familiari, scegliendo però di affrontare da sola il momento finale. Aveva deciso ogni dettaglio: indossare il suo vestito preferito e vivere l’ultimo istante in solitudine, senza la presenza dei genitori.

La procedura si è svolta regolarmente secondo quanto previsto dalla legge. Tuttavia, la vicenda non si chiude qui: l’associazione che ha sostenuto il padre ha già annunciato nuove azioni legali contro i medici e le autorità sanitarie coinvolte.

Noelia aveva chiesto di non essere trasformata in un simbolo o in un caso mediatico. La sua, aveva spiegato, era semplicemente la scelta di porre fine a una sofferenza diventata per lei insopportabile.

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