Nel disastro cassinate, col cratere creato dal doloso smantellamento dello stabilimento Stellantis, ogni tanto spunta qualche notizia in controtendenza. E’ il caso di una delibera del 2 aprile scorso con cui il Consorzio Industriale del Lazio assegna un’area in territorio di Piedimonte San Germano alla Realtek1, azienda venafrana specializzata nell’impiantistica industriale. La società è già presente con una filiale che si occupa di manutenzioni industriali in via Scardone ma dovrebbe procedere ad un ampliamento per oltre 6mila metri quadri. L’Autek Sud (progettazione elettrica e meccanica di impianti e macchinari industriali) sta intanto ampliando la propria sede in via Verdi in territorio di Villa Santa Lucia, anche qui è già in costruzione un nuovo capannone industriale.
Si tratta di investimenti che iniziano a vedere la luce ma sono stati evidentemente programmati da tempo: si spera ovviamente che si trasformino in nuovi posti di lavoro stabili, anche se la crisi dell’automotive nel cassinate è di proporzioni tali da richiedere degli interventi di ben altra portata.


Finanziamento di 4 milioni di euro per 400 alloggi per universitari
Qualcosa della gravità del momento viene raccontata dal mistero buffo sul destino della storica palazzina uffici dello stabilimento Stellantis, messa cafonescamente in vendita dai francesi su un sito immobiliare, fregandosene di aver messo le mani su un bene costruito con il contributo degli italiani tutti, attraverso i famosi finanziamenti della Cassa per il Mezzogiorno. Fatto sta che la vendita è ormai vicina al perfezionamento, con buona pace delle rassicurazioni provenienti dal Consorzio Industriale del Lazio sul fatto che i capannoni dismessi (il 60% circa di quelli utilizzati fino a 6 anni fa da Fca) e la palazzina uffici svuotata dai transalpini dovrebbero essere comunque destinati solo ed esclusivamente ad attività produttive.
Sullo sfondo di questa svolta – non produttiva – per l’edificio più emblematico dell’ex Fiat c’è il fallimento del Pnrr, almeno per quanto riguarda la costruzione di studentati. Di fronte ai dati sconfortanti di mancato utilizzo delle risorse, ad inizio anno il governo ha deciso di assegnare l’83% dei finanziamenti ai privati, limitando il settore pubblico a quota 17%.
Sempre più vicina la vendita della palazzina uffici Stellantis
In questa prosettiva va letta la notizia del finanziamento a Piedimonte San Germano per ristrutturare un immobile destinato ad ospitare uno studentato. Le proporzioni del progetto – con fondi destinati per 4 milioni di euro (20mila euro a posto letto) – fanno pensare ad una struttura capace di ospitare almeno 400 studenti e in quel di Piedimonte l’unico stabile di quelle proporzioni è proprio la famosa palazzina che ha segnato la storia dell’auto nel nostro territorio. Ora la documentazione per il passaggio di proprietà sarebbe pressoché perfezionata e, oltretutto, trattandosi di una struttura industriale che nasce con destinazione uffici in un complesso industriale, l’utilizzo come studentato rappresenta urbanisticamente l’unica destinazione compatibile con le norme tecniche del Prg.
Gli indizi sono tali, insomma, da far dedurre che la prova del nove con l’ufficializzazione della notizia sia ormai solo questione di giorni. Ma sarebbe bello aver sbagliato previsione, ovviamente.
I licenziamenti collettivi dell’indotto sono questione di giorni
Peraltro non si risolve la vicenda dei licenziamenti collettivi di Trasnova, Logitech e Telnoservice che scatteranno al 30 aprile. Anche l’unica azienda interessata a riassorbire i lavoratori dell’area campana è scomparsa nel nulla. Il Mimit lo scorso marzo aveva emesso una nota per sottolineare “l’interesse di una società operante nel settore della logistica, presente con sedi in diverse regioni d’Italia, che ha già manifestato la disponibilità ad assumere nell’immediato alcune decine di lavoratori, con la prospettiva di assorbire nel medio periodo ulteriori 70-80 unità. (…) È stato inoltre registrato l’interesse di altri soggetti, appartenenti a diversi comparti produttivi, per possibili nuove prospettive industriali riguardanti Trasnova”.
Conclusione: l’impresa campana che si occupa di logistica del freddo che avrebbe dovuto assumere lavoratori dell’area campana è sparita (letteralmente) ed i sindacati sono pronti a far scattare lo sciopero a Stellantis Pomigliano d’Arco. Mentre di interlocuzioni sul versante cassinate manco se ne parla più.
I francesi: Trasnova ceda anticipatamente piazzali e mezzi
Un fallimento totale di fronte al quale i francesi non hanno trovato di meglio che chiedere a Trasnova la restituzione anticipata di aree, mezzi e macchinari grazie ai quali l’azienda pedemontana dovrà portare a termine il lavoro entro la fine del mese, onorando il contratto fino all’ultimo giorno. Così l’imprenditore si trova da una parte vessato dal pressing transalpino e dall’altro nell’impossibilità di rispondere alle legittime richieste dei lavoratori e dei sindacati di trasformare i licenziamenti collettivi in ammortizzatori sociali. Anche per questa situazione oggettiva di difficoltà dell’azienda, sindacati e lavoratori sono tornati a chiedere a Stellantis che, dopo aver tolto commesse a Trasnova e società collegate ed aver internalizzato quei processi produttivi, si faccia carico di una clausola sociale per assumere i dipendenti di quel pezzo di indotto.
Difficile che i francesi ascoltino ragioni di civiltà e responsabilità sociale minima. A meno che il ceo partenopeo Antonio Filosa non batta finalmente almeno un “colpetto”.
Investimento Dr all’ex Marazzi. Per il momento il cantiere è fermo
Ora se questo racconto non rappresenta il fallimento completo della governance della politica industriale – dal governo in giù – è difficile parlare di altro. Si potrebbe aggiungere la “ciliegina” sulla torta sempre in tema di automotive. Ricordate le pubblicità televisive in prima serata su Itala e Osca, marchi premium rilevati dall’imprenditore isernino Massimo Di Risio? Erano stati messi in connessione con l’apertura all’ex Marazzi del sito di montaggio di proprietà della società immobiliare Jarama – che fa capo a Dr – in cui dovrebbero nascere i primi modelli molisani non totalmente cinesi e con componenti italiani al 70%. Ebbene ad Anagni tutto tace ancora sul fronte del previsto cantiere per trasformare la fabbrica di piastrelle in officina di montaggio auto.
Non resta che incrociare le dita e sperare nel miracolo italiano. Perché qui alla guida delle scelte strategiche del Paese e dei territori non c’è evidentemente proprio nessuno. Lo stellone ci proteggerà prima o poi? Bho!