Un’unica mano dietro una scia di furti e profanazioni che da settimane sta colpendo chiese e luoghi di culto tra Frosinone e l’intera provincia. È questa l’ipotesi su cui sta lavorando con sempre maggiore convinzione la Polizia di Stato, che nelle ultime ore avrebbe concentrato l’attenzione su una donna, ritenuta sospettata di essere coinvolta in più episodi.
Le indagini si stanno muovendo su più fronti e partono da due fatti ben precisi: il furto consumato il 24 marzo all’interno della chiesa della Madonna della Neve e la decapitazione della statua di Padre Pio avvenuta il 10 aprile nella chiesa abbaziale di San Benedetto. Proprio su questi episodi si stanno concentrando gli approfondimenti investigativi, con la Polizia Scientifica impegnata nell’analisi degli elementi raccolti durante i sopralluoghi.
Secondo quanto trapela, i riscontri emersi avrebbero portato gli investigatori a stringere il cerchio attorno a una donna. I sospetti si fanno sempre più concreti e non si esclude che possa essere responsabile anche di altri episodi analoghi che, dalla fine di marzo, stanno seminando allarme tra i fedeli.
Il quadro che emerge è quello di una vera e propria escalation. Solo il 14 aprile, in via Madonna delle Rose, ignoti hanno decapitato la statua della Madonna di Lourdes collocata in una nicchia votiva pubblica. Il gesto, compiuto presumibilmente tra la mattina e il primo pomeriggio, ha visto la testa della statua ritrovata ai piedi della struttura. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della sezione radiomobile, che hanno avviato le indagini acquisendo anche le immagini delle telecamere di sorveglianza.

Pochi giorni prima, un episodio simile si era verificato appunto nella chiesa abbaziale di San Benedetto, dove una statua di Padre Pio era stata trovata decapitata. Anche in quel caso la Polizia di Stato, con il supporto della Scientifica, aveva effettuato rilievi per individuare tracce utili.
Si tratta solo degli ultimi di una serie di atti che stanno colpendo simboli religiosi profondamente radicati nella comunità locale. Prima di Pasqua era stata danneggiata anche una statua della Madonna nella chiesa di Santa Maria Goretti, contribuendo ad alimentare un clima di forte preoccupazione.
Episodi che non si fermano al capoluogo. Ad Anagni, nella chiesa di San Giovanni, una donna era stata immortalata dalle telecamere mentre danneggiava una statua e un crocifisso, appropriandosi anche di un paramento sacro. Ad Arnara, invece, nella chiesa di San Nicola, sono stati segnalati furti di oggetti liturgici.
Parallelamente, si registra un incremento dei furti nelle chiese: nel capoluogo sono stati colpiti anche la chiesa della Sacra Famiglia, da cui sono stati sottratti oggetti liturgici, e quella di San Paolo, dove è stato rubato il lezionario. Nel mirino anche la chiesa della Madonna della Neve e quella di Sant’Antonio, con la sparizione di arredi sacri.
Non meno grave quanto accaduto ad Alatri, nella chiesa di Santo Stefano, dove la statua della Vergine è stata rimossa, capovolta e privata delle corone, mentre un crocifisso in ottone è stato portato via.
Un mosaico di episodi che, messi insieme, delineano un fenomeno inquietante e ancora tutto da chiarire. Ma ora, con la pista che porta a una possibile responsabile, l’inchiesta potrebbe essere arrivata a una svolta decisiva.