Non c’è stato spazio per il percorso di recupero in comunità. Per un giovane diciottenne di origini tunisine si sono aperte le porte del carcere minorile. Un epilogo inevitabile dopo mesi di tensioni, minacce e scontri che hanno reso impossibile la sua permanenza nella struttura educativa di Ceprano che lo ospitava.
Il ragazzo era già finito nel mirino della giustizia per una rapina con lesioni avvenuta lo scorso agosto a La Spezia. Nonostante la possibilità di scontare la misura cautelare in una comunità protetta, il suo comportamento, anziché ammorbidirsi, è diventato sempre più esplosivo.
Secondo quanto ricostruito, il giovane era diventato un incubo per gli altri ospiti e per gli stessi educatori. Le relazioni inviate alla magistratura dipingono un quadro di estrema aggressività: risse continue, sfide aperte a chi cercava di aiutarlo e l’uso del ricatto emotivo, con minacce di autolesionismo per ottenere ciò che voleva. La situazione è precipitata a metà aprile, quando il ragazzo ha tentato più volte di armarsi con coltelli da cucina, dichiarando apertamente di voler compiere “fatti gravi”.
Nemmeno l’arrivo dei Carabinieri era servito a calmarlo. In un recente episodio, il giovane aveva sfogato la sua rabbia contro l’auto di servizio dei militari, colpendola con un pugno e cercando di bloccarne il passaggio.
Di fronte a questa escalation di violenza e al rischio concreto che il ragazzo potesse fare del male a qualcuno, il Tribunale per i Minorenni di Genova ha deciso per il pugno di ferro. Valutata la struttura di Ceprano come ormai inidonea a contenere la sua indole violenta, il Giudice ha disposto l’aggravamento della misura: non più la comunità, ma la cella.
I Carabinieri lo hanno quindi prelevato e trasferito presso l’Istituto Penitenziario Minorile “Casal del Marmo” di Roma, dove resterà a disposizione dell’Autorità Giudiziaria in attesa dell’udienza prevista per i prossimi giorni.