Domenica e lunedì si vota da Pontecorvo a Belmonte Castello, tra sfide di continuità e voglia di cambiamento. Nove comuni eleggono sindaci e Consigli comunali nei giorni difficili dell’accelerazione sulla via della de-industrializzazione del territorio del sud Lazio, dopo la presentazione del piano Stellantis che lascia senza certezze lo stabilimento di Piedimonte San Germano. La più grande fabbrica della regione per cinquant’anni ha dato lavoro a migliaia di famiglie del territorio: le strade sono state attraversate dai bus di lavoratori pendolari che raggiungevano i borghi più piccoli e che ora viaggiano vuoti. Sullo sfondo, una crisi economica che non perdona.
Tutti e nove i comuni coinvolti hanno una popolazione inferiore ai quindicimila abitanti e dunque il verdetto arriverà al primo turno, senza possibilità di ballottaggio: già nella serata di lunedì chi avrà preso più consensi vincerà. Una scelta secca, che raramente lascia spazio a polemiche e recriminazioni. Perché le difficoltà sono tali che bisogna subito guardare a come rimboccarsi le maniche.
I problemi strategici del territorio al di là dell’ordinaria amministrazione
I comuni chiamati al voto sono, in ordine decrescente di popolazione, Pontecorvo, Boville Ernica, Cervaro, Ripi, Patrica, Fontana Liri, Trevi nel Lazio, Guarcino e Belmonte Castello. Nove realtà diverse per storia, vocazione e tensioni politiche interne, accomunate però da sfide strutturali: lo spopolamento delle aree interne con una tendenza che continuerà nei prossimi anni, la carenza di servizi accresciuta dal continuo taglio di trasferimenti dallo Stato, la crisi del lavoro che costringe già oggi troppi giovani a preparare le loro valigie per un’emigrazione che spesso non si limita al Nord del Paese ma punta dritta verso l’estero. Sono problemi strategici che i nuovi sindaci dovranno affrontare dal giorno dopo il loro insediamento, insieme all’ordinaria gestione.
Il caso Pontecorvo, La lista esclusa diventa movimento civico
Con i suoi 12.438 abitanti e 11.307 elettori, Pontecorvo è di gran lunga il comune più grande della tornata, l’unico che per dimensioni sfiori la soglia del doppio turno. È anche quello che ha vissuto la campagna elettorale più movimentata, segnata da un colpo di scena procedurale. Tre i candidati a sindaco all’atto del protocollo delle liste: il primo cittadino uscente Anselmo Rotondo (“Noi tra Voi”), lo sfidante progressista Giacinto Carbone (“Ora si cambia”) e il consigliere di minoranza uscente Giuliano Di Prete (“La vera alternativa”). La sua lista è stata inizialmente esclusa dalla commissione elettorale per un errore materiale nella documentazione, ma l’esclusione è stata confermata anche nelle impugnative in sede di giustizia amministrativa.
“La politica è una cosa seria – ha tirato le somme Di Prete -: non ci interessano accordi dell’ultima ora e chi non credeva ieri nel nostro progetto di vera alternativa adesso non può chiedere il nostro supporto. Nasce oggi il nostro movimento civico. La Vera Alternativa c’era, c’è e ci sarà a vigilare ogni passo della futura amministrazione”.
Rotondo è il grande protagonista di questa sfida. Farmacista di formazione, in carica dal 2015, il sindaco uscente punta a uno storico terzo mandato consecutivo alla guida del comune più popoloso in cui apriranno i seggi. La sua coalizione, di ispirazione centrodestra ma volutamente trasversale, si è nel tempo rafforzata e include il ritorno di peso dell’ex deputata leghista Francesca Gerardi, figura nota in provincia. C’è poi l’approdo di Annalisa Paliotta, che nel 2020 aveva sfidato Rotondo in qualità di candidata del centrosinistra. Da ricordare l’ex sindaco Michele Notaro di centrodestra ed altri.
Carboni sfida Rotondo impugnando il cambiamento
A sfidarlo è Giacinto Carbone, espressione di un centrosinistra che attorno a lui ha finalmente trovato unità, sostenuto dal Partito Democratico e dall’ex assessore dimissionario Gianluca Narducci. La sua lista “Ora si cambia” attacca l’immobilismo dell’ultimo decennio e propone una visione più proattiva nell’attrazione di investimenti. Carbone si presenta come il candidato del rinnovamento contro ciò che il centrosinistra locale definisce «mancanza di programmazione seria». “Pontecorvo – ha detto – merita nuove opportunità, una visione chiara e il coraggio di guardare avanti. Perché quando cambia la direzione, può cambiare anche il futuro di un paese”.
Con 8.423 abitanti e 7.247 elettori, Boville Ernica è il secondo comune per dimensioni. Qui la sfida è a tre, con il sindaco uscente Enzo Perciballi (“Tu Protagonista”) che affronta Benvenuto Fabrizi (“Benvenuto Fabrizi Sindaco”) e Arcangelo Salsiri (“Salsiri Sindaco – È ora di cambiare”). Perciballi è un amministratore di lungo corso nel comune ernico, che si presenta agli elettori rivendicando continuità nella conduzione municipale; intorno a lui si è coalizzata la stessa cordata del quinquennio appena trascorso, quasi intatta. Fabrizi tenta l’affondo da posizione autonoma e con la determinazione dell’ex che conosce uomini e meccanismi, mentre Salsiri fa della rottura con il passato il fulcro della sua proposta. Boville è una realtà dove le reti familiari pesano quanto i programmi: chi saprà parlare anche alle periferie del vasto territorio potrà contare su un vantaggio competitivo sensibile.
Boville Ernica e Cervaro gli altri centri più grandi chiamati alle urne
A Cervaro — 7.812 abitanti, 7.691 elettori, comune che confina con Cassino e risente in modo diretto delle oscillazioni del polo industriale auto — la sfida è a due e ha il sapore delle grandi partite personali. Da un lato il sindaco uscente Ennio Marrocco con la sua storica lista “Il Cervo per Cervaro”, dall’altro l’ex assessore della stessa amministrazione Luigi Gaglione con “Cervaro Destinazione Futuro”. Marrocco è una figura quasi unica nella politica ciociara. Ha governato Cervaro la prima volta a partire dal 2002, portando con sé una tradizione di famiglia — suo papà Giovanni aveva già guidato il comune per anni con una conduzione da sindaco-padre di famiglia. Poi, dopo il commissariamento seguito alle dimissioni del sindaco Angelo D’Aliesio nel 2019, Ennio Marrocco è tornato alla guida nel 2020, rieletto con la lista che porta il simbolo del cervo, animale araldico del paese.
Gaglione, dal canto suo, è una figura che conosce la macchina amministrativa dall’interno, avendo condiviso le scelte della giunta Marrocco fino al 2025. Ha dalla sua anche la gioventù e non è poco. La sua candidatura è stata annunciata — con una certa dose di sorpresa — dallo stesso segretario provinciale del Pd Achille Migliorelli il giorno del suo insediamento nell’incarico, trasformando di fatto la sfida locale in un banco di prova per le ambizioni dem provinciali. Gaglione deve contestare un’amministrazione di cui ha fatto parte fino a poco fa e quindi molto si giocherà sulle sue capacità di convinzione rispetto ad una prospettiva di discontinuità amministrativa.
A Ripi, 5.059 abitanti, la sfida è ancora a tre: il sindaco uscente Piero Sementilli (“Insieme si può”) incrocia Luca D’Arpino (“Adesso Ripi”) e Marcello Giorgi (“Ripi nel Cuore”). Sementilli è una presenza consolidata dell’amministrazione locale, che nel 2020 ottenne una riconferma con oltre il 58% dei consensi — un risultato netto che rappresenta una posizione di forza. La sua campagna è incentrata sulla continuità e sulle opere pubbliche avviate nell’ultimo quinquennio. D’Arpino è il candidato che porta con sé il sostegno del coordinamento locale di Forza Italia, figura moderata che nel centrodestra ciociaro ha nel tempo accumulato un proprio capitale relazionale. Giorgi rappresenta invece un profilo più marcatamente civico, meno legato agli apparati di partito.
Le sfide a Ripi, Patrica, Fontana Liri, Guarcino, Trevi e Belmonte Castello
Anche nei comuni più piccoli il voto racchiude dinamiche intense. A Patrica (3.071 abitanti), il sindaco Lucio Fiordalisio (“Ascolta Patrica”) punta al terzo mandato consecutivo portando con sé quasi intatta la squadra che lo ha accompagnato negli ultimi dieci anni. Lo sfidano Samuel Battaglini (“Ripartiamo Patrica”) ed Ernico Ferrarelli (“Voci Unite”). Fiordalisio è forse il sindaco uscente in questa tornata con la tradizione più lunga: governare un comune per un decennio in Ciociaria significa aver costruito un radicamento capillare che spesso vale più dei programmi. I suoi avversari dovranno fare i conti con questo capitale politico accumulato.
A Fontana Liri (2.752 abitanti) si ripropone esattamente il duello del 2020: il sindaco Gianpio Sarracco (“Adesso Fontana”) di nuovo contro Giuseppe Battista (“Uniti per Fontana”). Un confronto che gli elettori conoscono bene, e che questa volta si gioca con il precedente dell’esperienza Sarraco alle spalle: il bilancio del quinquennio sarà il vero ago della bilancia. A Guarcino (1.505 abitanti), il sindaco uscente Urbano Restante (“Guarcino di tutti”) fronteggia Claudio Guerriero (“Per Guarcino”) e Gianluca Simonetti (“Guarcino Futura”). In uno dei borghi più suggestivi dei Monti Ernici, a ridosso del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini, la partita politica si intreccia inevitabilmente con le questioni del turismo rurale e della tutela del territorio.
A Trevi nel Lazio (1.749 abitanti), il sindaco uscente Silvio Grazioli (“Trevi nel Futuro”) è sfidato Francesco Graziani (“Visione comune”). Nel piccolo comune della Valle dell’Aniene, il cui territorio si affaccia sui Simbruini, continuità e innovazione si contendono il governo locale con i margini di voto che la vigilia descrive ridotti, come accade in queste realtà
Infine, a Belmonte Castello (693 abitanti, il comune più piccolo al voto in questa tornata ciociara), duello secco tra il sindaco uscente Antonio Iannetta (“Il Grappolo d’Uva”) che si propone per l’ennesima conferma e Carlo Medagli (“Belmonte Riparte”), noto professionalmente per la conduzione del patronato Enac e per l’impegno nel sociale e nello sport. In un comune dove ci si conosce quasi tutti per nome, ogni voto pesa in misura diretta e personale: la politica torna alla sua dimensione più antica, quella del rapporto faccia a faccia. C’è in corsa anche Sergio Arduini e si contano altri tre candidati sindaco
Il colpo economico inferto dalla crisi produttiva Stellantis
C’è una dimensione di questa tornata elettorale che va ben oltre le piazze schioppettanti di polemiche paesane e i comizi: il contesto economico e sociale in cui i nuovi sindaci si troveranno ad operare è tra i più pesanti che la Ciociaria abbia vissuto nell’epoca dell’elezione diretta. La crisi dello stabilimento Stellantis di Cassino è la ferita più visibile e più profonda di un tessuto produttivo che fatica a reggere. Tutto questo si riverbera sull’intera filiera dell’indotto provinciale — Cervaro, Ripi, Fontana Liri comprese — in un sistema di vasi comunicanti dove la crisi arriva dappertutto, al di là del metalmeccanico, per avere ripercussioni sui servizi, sul commercio, fino alla ricettività.
I dati occupazionali fotografano una provincia in grande affanno: nel 2025 la Ciociaria ha superato la soglia critica dei 10 milioni di ore di cassa integrazione autorizzate, con un’impennata superiore al 72% rispetto all’anno precedente. La disoccupazione giovanile raggiunge il 44,1%. Circa il 30% della popolazione provinciale, secondo i sindacati, vive in condizioni di povertà o precarietà energetica. Frosinone occupa l’ultimo posto tra le province laziali per crescita del PIL prevista nel 2026, un misero +0,46%, novantottesima su 107 province italiane. Non è un caso se i comuni montani del Cassinate – area devastata dal crollo dell’automotive all’interno della provincia in bilico – sono i più poveri dell’intero Lazio.
I cantieri aperti coi fondi Pnrr e la corsa per ultimarli in tempo
In questo quadro, l’accesso ai fondi del PNRR e la loro corretta gestione rappresentano l’altra sfida che attende i sindaci neoeletti. Molti dei comuni al voto hanno avviato cantieri finanziati con risorse europee; la capacità di spendere bene, nei tempi previsti, sarà una prova cruciale per amministratori spesso alle prese con uffici tecnici sottodimensionati e burocrazia dai tempi inadeguati. Non a caso dalla Prefettura di Frosinone si tiene acceso un osservatorio sulla conclusione degli interventi previsti e si promuove un’azione di stimolo verso le amministrazioni comunali.
A tutto ciò si aggiunge la questione demografica: la Ciociaria perde abitanti ogni anno. I comuni più piccoli — Guarcino, Trevi, Belmonte Castello — sono realtà che rischiano concretamente di svuotarsi nell’arco di una generazione se non si trovano politiche capaci di trattenere i giovani e attrarne di nuovi. L’ultimo rapporto Istat 2026, presentato nelle scorse ore, ricorda come le aree interne corrano un doppio svantaggio, con flussi di giovani in uscita sia verso l’estero sia verso il Centro-nord non compensati dalle entrate: una dinamica che localmente i nuovi amministratori dovranno tenere sotto controllo perché inevitabilmente legata alle effettive potenzialità di sviluppo dell’area.
Il tema della sanità territoriale – con il pronto soccorso dell’ospedale di Cassino sotto pressione strutturale, senza dimenticare la mancata riattivazione dell’ospedale di Anagni o il denunciato depotenziamento del San Benedetto di Alatri -, è l’altra voce che è tornata con insistenza nella campagna elettorale. Perché si ha la sensazione netta, tra vicoli e case antiche, che le aree interne e montane siano territori di serie B anche quando si tratta di salvare vite e curare pazienti. Chi vincerà lunedì sera, insomma, erediterà un mandato difficile. L’attesa ormai è agli sgoccioli. Le urne apriranno domenica 24 maggio alle ore 7 e chiuderanno alle ore 23. Lunedì 25 maggio si vota dalle ore 7 alle ore 15, al termine delle quali inizierà immediatamente lo spoglio.