Valle del Sacco, cittadini e associazioni ora chiedono misure contro le emissioni da biomasse

Pec a ministero e Regione sollecita misure che vadano al di là dei blocchi del traffico ed estendano il monitoraggio del Pm 2,5 a Frosinone

Scatta un’azione formale per sbloccare l’annosa emergenza smog che affligge Frosinone e l’intera Valle del Sacco. Cittadini e associazioni hanno chiesto alla Regione Lazio, ai Ministeri competenti e ai Comuni la revisione del Piano Regionale di Risanamento della Qualità dell’Aria e l’adozione di misure strutturali per ridurre l’inquinamento derivante da combustione da biomasse e dal riscaldamento domestico, ovvero le sorgenti riconosciute come maggiormente responsabili del problema. L’obiettivo è andare oltre le sole misure emergenziali, come i blocchi del traffico, che per loro natura non sono in grado di mitigare il fenomeno.

Una pec è partita nelle scorse ore all’indirizzo delle istituzioni competenti a firma del Comitato Civico Arcese, del Comitato NO Biodigestori a Frosinone – Valle del Sacco, del Gruppo LabrioLab di Luciano Bracaglia (Blogger Frosinone Bella e Brutta), Cittadino attivo (Frosinone), del Circolo Legambiente “Il Cigno” di Frosinone APS e del giornalista Pietro Alviti. Ma è attesa l’adesione di altre realtà che stanno esaminando il documento in questione.

Il nemico numero uno è il riscaldamento a legna o a pellet

“I dati sono noti – ricorda Bracaglia -: Frosinone e Ceccano si collocano sistematicamente ai vertici nazionali per lo sforamento dei limiti di PM10, concentrati esclusivamente nel periodo invernale. Sebbene le istituzioni locali evochino spesso la conformazione della Valle del Sacco (inversione termica e scarsa ventilazione) come causa principale, i firmatari ricordano che l’orografia non può giustificare l’inazione pubblica a fronte di pesantissimi danni alla salute. Inoltre, la nuova direttiva europea imporrà entro il 2030 limiti ancora più stringenti”.

Il documento cita quattro autorevoli studi (ARPA Lazio, CNR, Università La Sapienza e ISPRA), concordi nel dimostrare che la biomassa è la fonte principale di particolato atmosferico. Durante l’inverno, il riscaldamento domestico a legna o pellet è la principale sorgente di PM10. Le analisi del CNR a Frosinone Scalo dimostrano che da metà novembre la quota di polveri sottili derivante da biomassa sale ad almeno il 50% del totale. Inoltre, secondo i dati ISPRA, a livello nazionale il riscaldamento incide per il 46% sulle emissioni di PM10, contro appena il 10% del traffico stradale.

Incentivi e monitoraggi: le richieste alle autorità competenti

Per risolvere strutturalmente il problema, le associazioni sottolineano che le misure proposte permetteranno non solo di abbattere l’inquinamento, ma anche di contribuire alla decarbonizzazione dei sistemi di riscaldamento e di ridurre le bollette. Le precise richieste avanzate includono: Incentivi legati al reddito: Finanziamenti (attingendo anche ai fondi europei ETS 2) per sostituire le vecchie stufe obsolete con pompe di calore moderne, azzerando i costi iniziali per le famiglie svantaggiate. Giro di vite sui fuochi all’aperto: Incrementare i controlli contro l’abbruciamento di sterpaglie nelle campagne e potenziare nel contempo i servizi di raccolta degli sfalci.

Inoltre il monitoraggio hi-tech e trasparenza: Estendere la misurazione del PM2.5 (attualmente non rilevato a Frosinone Scalo) e affiancare il sistema ufficiale con la misurazione dei livelli di polveri sottili in tempo reale (sul modello di ARPA Veneto) per fornire dati orari trasparenti alla cittadinanza. Richiesto anche il catasto elettronico degli impianti di riscaldamento a Frosinone. Poi Case Green e Comunità Energetiche: Implementare la direttiva UE per decarbonizzare i riscaldamenti e sostenere la nascita di Comunità Energetiche Rinnovabili (CER).

“La salute dei cittadini non può continuare ad attendere”

Le autorità hanno 30 giorni di tempo per rispondere e comunicare l’avvio del procedimento di revisione del PRQA. In caso di silenzio o risposte inadeguate, i firmatari si riservano di segnalare formalmente la situazione alla Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea. Una mossa che potrebbe aggravare le procedure di infrazione già attive contro l’Italia per il superamento sistematico dei limiti di inquinamento. “La salute dei cittadini di Frosinone e della Valle del Sacco non può continuare ad attendere mentre le cause reali dell’inquinamento restano irrisolte”, concludono la pec Comitato Civico Arcese, Comitato NO Biodigestori a Frosinone – Valle del Sacco, Gruppo LabrioLab, Luciano Bracaglia (Blogger Frosinone Bella e Brutta), Cittadino attivo (Frosinone), Circolo Legambiente “Il Cigno” di Frosinone APS, il giornalista Pietro Alviti.

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