Discarica di Roccasecca, il sindaco Fallone: “Chiederemo all’Ue di verificare se Roma viola i nostri diritti” – L’intervista

Il primo cittadino di San Giovanni Incarico si schiera al fianco del cda Saf. Intanto Sacco convoca una riunione il 2 luglio nel suo Comune

“L’idea è quella di sottoporre alla firma dei sindaci un protocollo in cui ci impegniamo ad agire, non contro qualcuno ma a favore del nostro territorio: ritengo che sarà necessario portare avanti una petizione direttamente al Parlamento europeo per la difesa dei nostri diritti di residenti in questo territorio. Perché a questo punto noi vogliamo capire se Roma e la Regione stanno rispettando quelle che sono le direttive europee sulla gestione dei rifiuti, per la strategia zero rifiuti in discarica, oppure no. Insomma intendiamo attivare la Commissione europea sperando che anche i parlamentari europei delle nostre zone si schierino al nostro fianco”. Paolo Fallone, sindaco di San Giovanni Incarico, delinea la strategia del territorio del Lazio meridionale contro la riapertura del sito di Cerreto.

Il sindaco di Roccasecca, Giuseppe Sacco, nominato nel frattempo alla presidenza di LazioCrea, la s.p.a. che affianca la Regione Lazio nelle attività tecnico-amministrative, offrendo servizi di gestione ed organizzazione delle attività di interesse regionale, ha convocato per giovedì 2 luglio, alle ore 10.30, presso la sala consiliare del suo Comune, l’incontro tra i sindaci dei paesi ricadenti nel territorio prossimo alla discarica di Cerreto. Mossa che appare da parte di Sacco come un voler ribadire la propria linea d’azione anti-discarica, a prescindere dall’ascesa al vertice dell’importante società della galassia di via Colombo, che tra l’altro lavora con gli enti locali alla realizzazione di “progetti infrastrutturali di rete e di servizi sul territorio” in fatto, ad esempio, di e-government, emergenza sanitaria, protezione civile.

Sacco convoca i sindaci della provincia il 2 luglio a Roccasecca

  • Sindaco Fallone, lei è tornato a denunciare il rischio di riapertura del sito di Cerreto vista la recente pronuncia Tar e le previsioni del Piano di gestione rifiuti del Lazio. Una partita che vede al centro il territorio di San Giovanni Incarico.

“E’ così, esattamente. Noi siamo il territorio di passaggio per andare agli impianti che fisicamente si trovano nel nostro territorio anche se ai confini di Colfelice e Roccasecca. Di fatto storicamente San Giovanni Incarico ha sempre subìto i danni diretti e indiretti dei due impianti senza trarne mai beneficio né sotto il profilo della salute pubblica, né della tutela ambientale e tantomeno dal punto di vista economico”.

  • Lei avverte il dovere di fermare “lo scempio” anche perché, dopo proteste clamorose del passato, si è giunti alla chiusura dell’impianto a seguito di una inchiesta giudiziaria, finita in processo e condanne. Con atti incentrati proprio sui rapporti tra la società proprietaria del sito e l’ente regionale.

“Ho sempre avuto una sola linea che è quella del sostegno al funzionamento dell’impianto Saf e della contrarietà totale alla presenza della discarica. Perché, in un Paese civile, pensare di andare a sotterrare i rifiuti non entra in quelle che sono le logiche di rispetto umano e ambientale. Dico queste cose da sindaco che non appartiene a nessun colore politico, sono un civico. Però la mia linea è stata sempre netta”.

  • Quale cosa la preoccupa di più del piano di gestione rifiuti del Lazio?

“in quei numeri del piano rifiuti c’è il riferimento alla circostanza che si deve andare a chiusura del conferimento in discarica. Però si autorizza una nuova discarica. Andando addirittura a sostenere che il 50% del quinto bacino sarà riservato alla Saf; badate bene, non alla provincia di Frosinone. Perché la Saf può trattare anche rsu della capitale e di altri territori. Fermo restando l’altro 50% destinato a venire assorbito da Roma e da Latina”.

Il primo cittadino di S. Giovanni Incarico: il cda ha assolto al mandato dei sindaci

  • Anche se il cda Saf ha messo in evidenza come nel 2025 non solo non sono stati conferiti rsu in discarica ma il Tmb dei Comuni della nostra provincia non ha trattato rifiuti provenienti da Roma.

“Infatti questi sono punti su cui ci stiamo battendo, perché la logica è chiara: se la Saf sono due/tre anni che non conferisce più in discarica, significa che ha lavorato bene i rifiuti per renderli utilizzabili, ad esempio come energia, oppure humus, oppure riciclo. Questa è la conseguenza del sacrificio dei cittadini perché nella provincia di Frosinone i numeri della raccolta differenziata sono alti. Il cittadino si sta impegnando oltre che a fare a casa la raccolta differenziata, a pagare anche la Tari. E non è poca cosa”.

  • La sua conclusione?

“Ok il sistema Frosinone funziona e Saf lavora il materiale selezionato rendendolo risorsa. Tutto questo viene messo in crisi dal sistema fallimentare di Roma che non fa la raccolta differenziata. Così tocca a noi subire i danni ambientali, di salute e anche economici che si riversano dalla capitale come conseguenze negative sul Lazio meridionale, per la mancata attuazione dei protocolli europei da parte della città eterna”.

  • Intanto San Giovanni Incarico raggiunge l’80% di differenziata…

“Siamo all’82%. I miei concittadini fanno un lavoro eccezionale. Noi quest’anno abbiamo anche abbassato la Tari, perché siamo riusciti a fare delle economie. Oggi li devo guardare in faccia dicendo loro: ‘siamo stati talmente bravi che Roma ci premia aprendo la discarica’”.

  • A prescindere da tutte le considerazioni fin qui fatte, era maturata l’idea che fosse necessario trovare un sito alternativo a Cerreto.

“Tant’è vero che la Provincia si era rivolta al Politecnico di Torino per trovare localizzazioni alternative. Però poi non si è fatto niente. All’epoca feci una lettera di sollecito perché il tema l’ho sempre affrontato con concretezza, indipendentemente dai rapporti politici. Ma io chiedo a tutti i sindaci che ci sia uno spirito di rotazione perché non è giusto che soltanto questa zona debba restare ancora, passatemi il termine, la pattumiera della provincia e della regione”.

Dal sito alternativo mai individuato alla trattativa per vendere Cerreto

  • Ci sarebbe una trattativa per la cessione del sito di Cerreto ad Acea Ambiente per un valore di 42 milioni di euro. Ma visto che parliamo di attività negoziale tra privati non si conoscono i termini ufficiali.

“E’ una trattativa di cui si sente parlare, come pure si narra di uno studio che avrebbe valutato il sito 22 milioni di euro. Innanzitutto mi chiederei come mai il valore parrebbe lievitato a 42 milioni. Ma faccio un’ulteriore domanda perché parliamo di un sito che sicuramente porterà vantaggi economici all’acquirente con l’entrata in esercizio del V bacino ma ci sono anche criticità che vengono dal passato, con varie problematiche ambientali. Quindi mi chiedo il perché di un investimento così consistente”.

  • Forse perché il Tar parla di interesse pubblico superiore, nel comparto rifiuti e di discrezionalità dell’amministrazione nei casi di emergenza del ciclo degli rsu?

“Questo superiore interesse pubblico è a vantaggio di San Giovanni Incarico, della provincia di Frosinone? O della sola città di Roma, ad oggi incapace di fare la raccolta differenziata? Ecco perché sarebbe più opportuno magari investire quei soldi non nella riapertura di una discarica ma per insegnare a Roma come si procede a differenziare rifiuti in maniera efficiente. Che poi si potrebbe fare una bella buca nelle campagne romane affinché la capitale provveda a sotterrare lì i suoi rifiuti. Quanto all’emergenzialità, il problema ci sarà sempre. Statisticamente ogni volta che si parla di discarica ci ritroviamo a giugno, luglio e agosto. Cioè in concomitanza con le emergenze dei rifiuti a Roma. Siamo partiti a suo tempo con l’ordinanza Storace ed oggi dobbiamo continuare a tutelare i turisti di Roma. Per carità, ok, sarà una necessità ma per il nostro territorio non è giusto che questa situazione si ripeta”.

“Visti i risultati ottenuti, il cda della Saf adesso va confermato”

  • Si va verso l’assemblea Saf con il voto sul bilancio ed il rinnovo del cda. Quale la sua posizione?

“Sono per una linea molto, molto netta. La Saf nell’ultimo periodo è riuscita a non portare i rifiuti in discarica. Ha esattamente compiuto il passo che noi sindaci abbiamo chiesto di fare al cda in carica: cioè di valorizzare i rifiuti. Quindi, anche con le difficoltà tecniche ed economiche, a fronte del percorso che i nostri concittadini fanno dentro casa, la governance Saf s’è comportata di conseguenza nella gestione del Tmb. Quindi mi chiedo per quale motivo noi la dobbiamo mettere in discussione? A meno che non si preferisca mettere in atto una rotazione di poltrone che però non andrebbe a beneficio del territorio”.

  • Insomma vedremo in trincea a difesa del territorio lei e i sindaci che aderiranno all’appello…

“Non posso accettare che noi, 91 comuni, chiediamo a Saf di non portare rifiuti in discarica. E poi dall’alto viene una direttiva, una legge regionale, credo volutamente varate a favore della città di Roma, per portare i rifiuti a discarica. Non ha senso. E non sto parlando di colori politici. Ho la libertà di poter parlare liberamente per due motivi: uno, perché non sono iscritto a nessun partito. Due, perché io faccio il sindaco anche andando a tagliare l’erba e non ho nessun altro incarico oltre che quello di primo cittadino. E vi assicuro che anche tappare una buca in mezzo la strada per i nostri Comuni diventa un problema. Io parlo da operaio della politica, mi sono messo al servizio dei cittadini e fino a che ho il mandato porto avanti questa linea che per me è essenziale, la sera mi fa stare bene”.

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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