Frosinone – Si è dimesso Venturi, due fumate nere per l’elezione del presidente. Passa la super parcella da 516mila euro

Niente di fatto sul nome del successore di Max Tagliaferri: la maggioranza mostra criticità di tenuta nonostante una sospensione tattica

La maggioranza che sostiene il sindaco Riccardo Mastrangeli affronta – dopo settimane di innalzamento della temperatura interna seguita alle dimissioni di Max Tagliaferri del 30 maggio scorso – in ordine sparso, e dando l’impressione di non avere l’idea di dove andare a parare, la doppia votazione in Consiglio comunale per eleggere il nuovo presidente dell’assise. Risultato: due “fumate nere” nonostante una situazione istituzionale di piena emergenza che rischia di bloccare l’attività amministrativa. Infatti, a seduta avviata, si è appreso delle dimissioni dall’ufficio di presidenza del dem Norberto Venturi, che ha così portato all’azzeramento dell’unico organismo abilitato a redigere l’ordine del giorno e a convocare il Consiglio comunale. Facendo aprire le ostilità in aula sul tema della figura legittimata ora a riconvocare l’assise di Palazzo Munari per eleggerne finalmente e auspicabilmente il presidente ed anche l’ufficio di presidenza ormai decaduto.

Ma la seduta, conclusasi pochi attimi prima delle 22 ed iniziata 3 ore e un quarto prima, ha segnato anche un’altra importante novità: è stata infatti approvata la delibera che liquida ad un legale – che aveva avuto nel 2002 un incarico da 5 mila euro -, la somma incredibile di 516 mila euro: record della crescita mostruosa di una parcella professionale, tra rivendicazioni sull’aggiornamento dell’importo, spese e interessi. Un vero caso clamoroso per il Comune che deve ora pagare l’importo – e quindi non potrà che essere messo in conto ai cittadini contribuenti -, in attesa che la Corte dei Conti accerti se ci sono responsabilità per danno erariale collegate alla, evidentemente, lacunosa pratica di affidamento dell’incarico, che ha consentito di innescare la gravissima anomalia.

Dalla prima votazione al “batti e ribatti” sulla vacatio istituzionale

Sono 39 minuti ad alta tensione quelli che iniziano alle 20,21. Alviani, Petricca e Martino sono il terzetto di consiglieri che apre la prima serie delle votazioni segrete per l’elezione del presidente del Consiglio comunale (quorum a 22 voti). Si erano insediate come scrutatrici, intanto, Francesca Campagiorni, Francesca Chiappini e Maria Antonietta Mirabella. Il vicepresidente Marco Ferrara presiede con attenzione e sguardo fisso allo statuto ed al regolamento: rigore che gli viene riconosciuto da esponenti dell’opposizione come Fabrizio Cristofari (Pd) e Vincenzo Iacovissi (Psi). Assenti Domenico Marzi, Carlo Gagliardi e Alessandra Mandarelli. Risultato: 18 schede bianche, 4 nulle, 6 per Marco Ferrara e 1 per Gianpiero Fabrizi. Prima di andare alla seconda votazione Christian Alviani chiede una breve sospensione per effettuare un consulto di maggioranza.

Anselmo Pizzutelli attacca: “Non riteniamo necessaria la sospensione, la maggioranza ha avuto modo e tempo per confrontarsi nei giorni precedenti”. Chiede se è possibile andare avanti con le votazioni ad oltranza. Ferrara rigira la domanda al segretario generale. Si conclude che si andrà alla seconda votazione con quorum a 17 voti per l’elezione del presidente e poi ci si fermerà. Nella prossima seduta consiliare si riprenderà a votare per la presidenza ripartendo dal quorum a 22. Non usa giri di parole Fabrizio Cristofari: “Possiamo solo essere contrari perché abbiamo la dignità di consiglieri comunali”. Vincenzo Iacovissi parla di vicenda delicata e sottolinea: “Lo statuto disciplina 2 scrutini ma non esclude ulteriori votazioni. Se lo escludesse ci troveremmo in una situazione di vacatio”.

La difesa del consigliere Andrea Turriziani, poi l’attacco del dem Fabrizio Cristofari

Secondo Andrea Turriziani “la norma è chiara: si tratta di una delibera consiliare, non c’è alcuna vacatio. Si vota per due volte e, se non si elegge il presidente, la delibera è respinta e va ripresentata al prossimo Consiglio. E così si va avanti”. Anselmo Pizzutelli ribatte come, dopo le dimissioni di Venturi ed il venir meno dell’ufficio di presidenza, non c’è chi possa convocare il Consiglio comunale: “La vacatio c’è eccome”. Chi convoca e chi presiede l’aula? Ferrara passa il rebus al segretario Mauro Andreone. Nella prossima convocazione la delibera va riproposta come originaria – è la risposta -. Si potrà anche effettuare la votazione dell’ufficio di presidenza senza presidenza. Qualora succedesse questo, si andrà successivamente alla delibera del solo presidente.

La minoranza insiste. “Bene, ma Consiglio convocato da chi se l’ufficio di presidenza non c’è?”. Toccherà al presidente facente funzioni ancora in carica – viene fatta profilare la soluzione – senza ufficio di presidenza: lo convocherà lui. Dubbi vengono espressi subito da Anselmo Pizzutelli. Si passa alle dichiarazioni di voto sulla proposta di sospensione avanzata da Alviani. Pasquale Cirillo esprime “la più totale contrarietà perché sospendere oggi per fare una riunione di maggioranza è assurdo: andava fatta prima. Sono favorevole ad una seconda votazione senza sospensione”. Cristofari continua a testa bassa: “Mi confonde molto questo labirinto normativo che dimostra come questa maggioranza non ci sia più. La situazione diventa ridicola. Se approviamo l’interruzione non so se diventerà un escamotage per andar via dall’aula”.

Il psi Iacovissi propone Angelo Pizzutelli per tutti. Poi passa la sospensione

Il dem quindi ritiene di dover segnalare al Consiglio comunale ed ai rappresentanti dei partiti “questa situazione grave per una maggioranza uscita forte e compatta dalle elezioni. È un segnale che va colto. Nessuno ha fatto un ragionamento aperto alle opposizioni per individuare una figura su cui essere tutti d’accordo. Insomma, se la maggioranza certifica l’incapacità di votarsi un presidente, forse è il caso che parli con l’opposizione”. Iacovissi torna sulla necessità di procedere ad un voto ad oltranza fino all’elezione del presidente dell’assemblea pena una vacatio istituzionale grave: “Io e il consigliere Armando Papetti abbiamo annunciato voto bianco per motivazioni tecniche e politiche. Ma la proposta che rivolgiamo all’aula per superare l’impasse, è di affidarsi alle mani del consigliere anziano che è persona autorevole, posata, che avrebbe capacità di diventare l’elemento cardine del sistema, mettendo in garanzia l’organo consiliare. Votiamo tutti per il consigliere anziano Angelo Pizzutelli“.

Claudio Caparrelli ritiene che l’interpretazione di Iacovissi non sia quella originale di statuto e regolamenti “perché lei parla della prima votazione nel Consiglio comunale di insediamento, quando non c’è ancora il vicepresidente. Invece oggi il vicepresidente c’è”. Alla fine degli interventi la sospensione passa, nonostante ai “no” della minoranza si aggiungano anche quelli di Ferrara, di Sergio Crescenzi e di Paolo Fanelli (15 favorevoli e 14 contrari). Inizia la sospensione mentre qualcuno ironizza sulla possibilità che la coalizione di governo torni a sgattaiolare via dalla porta posteriore, come avvenuto per evitare il voto sulle famose mozioni per Gaza. Lo stop dura 13 minuti e alle 21,18 si riprende.

Seconda votazione a vuoto. In coda il caso clamoroso della maxi parcella

Inizio della seconda chiamata a partire da Martino e Gianpiero Fabrizi. Il capogruppo di FdI Franco Carfagna è assente. Altra fumata nera con il seguente risultato: 2 voti ad Angelo Pizzutelli, 11 a Paolo Fanelli, 6 a Ferrara, 1 a Marco Sordi, 5 schede bianche e 2 nulle. Ferrara tira le somme: “Delibera non approvata e rinviata al prossimo Consiglio comunale”.

Si passa all’ultimo punto, quello più scottante. Molti abbandonano l’aula mentre l’assessore Adriano Piacentini ricostruisce i passaggi burocratici della “patata bollente” in coda all’odg: la maxi parcella. Tutto è partito da una delibera di giunta, la numero 413 del 15 ottobre 2002 a margine della costruzione del nuovo palazzo di giustizia. Il Comune deve agire contro le pretese della ditta costruttrice e viene indicato un avvocato a difesa dell’ente: la parcella viene indicata in 5 mila euro, inclusi mille euro di spese. Tutto qui. Poi nel 2007 la Corte d’Appello di Roma accoglie le ragioni del Comune avanzate dal legale e annulla il primo grado. L’amministrazione ha la meglio ma, due anni più tardi (agosto 2009), arriva il parcellone che viene ampliato con una percentuale tra il 15 ed il 20% riferibile all’importo dei lavori alla base della vertenza affidata al legale.

Si arriva così alla richiesta di una parcella lievitata incomprensibilmente a 696.254 euro, oltre interessi legali maturati fino a tutto gennaio 2025. La Corte d’appello di Roma il 16 ottobre 2025 accorda un taglio alle pretese dell’avvocato: comunque si tratta di 246 mila euro. Somma che, con interessi, spese e voci varie, arriva alla somma – aggiornata a marzo 2026 – di 516 mila euro. Anselmo Pizzutelli chiede spiegazioni a Piacentini sottolineando la gravità della situazione che costituisce anche un precedente pericoloso.

Chi sbagliò nel 2002? L’assessore Piacentini: se ne occuperà la Corte dei Conti

L’assessore Piacentini spiega che probabilmente si sbagliò nel non scrivere esplicitamente il tetto invalicabile della parcella nella delibera di affidamento dell’incarico: “È un debito fuori bilancio che andrà alla Corte dei Conti, i magistrati contabili si occuperanno di verificare gli sbagli e chi vivrà vedrà. Ma è un adempimento da chiudere. Ognuno è libero di votare come ritiene, sono convinto però che per non gravare ulteriormente le casse comunali di altri interessi e altre spese si debba approvare. Per noi è un atto dovuto che non ci espone a responsabilità”.

Nel frattempo i banchi sono visibilmente svuotati in gran parte. Pasquale Cirillo chiede la verifica del numero legale a votazione appena avviata dal segretario generale. Andreone avverte: “Se mancherà il numero legale lo vedremo dai numeri e la delibera non potrà essere approvata”. La fuga di tanti non basta e la super parcella incontra il disco verde alla liquidazione: 12 favorevoli ed un astenuto (Carfagna). Maggioranza esplosa, Consiglio bloccato, urge un patto di fine consiliatura. Corso rapido di kintsugi a tutti: l’arte giapponese di riparare i cocci.

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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