Quella che questa mattina all’alba ha svegliato l’intera città di Cassino, sorvolata da un elicottero dei carabinieri, è una delle operazioni antimafia più rilevanti degli ultimi anni nel Cassinate. Un’indagine lunga, complessa e articolata, avviata nel 2019 e sviluppata attraverso intercettazioni, pedinamenti, videoriprese e approfonditi accertamenti patrimoniali, che ha consentito agli investigatori di ricostruire, secondo l’impostazione accusatoria accolta dal gip del Tribunale di Roma, l’attività di un presunto sodalizio criminale a base familiare dedito al traffico di cocaina, all’usura e alle estorsioni. Proprio la complessità delle dinamiche investigative e la ricostruzione di oltre dieci anni di presunta operatività del gruppo rendono particolarmente significativo il provvedimento eseguito all’alba di oggi: venti misure cautelari personali, di cui 17 in carcere e tre agli arresti domiciliari, e un sequestro preventivo finalizzato alla confisca di beni e disponibilità finanziarie fino a 5.378.920 euro, ritenuti dagli inquirenti il profitto delle attività illecite contestate.

Gli arrestati
A finire nella rete degli investigatori dell’Arma, coordinati dal tenente colonnello Giovanni Anastasia, comandante della Compagnia Carabinieri di Cassino, e dal colonnello Gabriele Mattioli, comandante provinciale dei Carabinieri di Frosinone, sono stati: Giuseppe Morelli (59 anni), Silvana Spada (53), Achille Morelli (32), Angela De Rosa (31), Gianmarco Picano (30), Giovanna Morelli (30), Virginia Morelli (51), Pietro Morelli (55), Costanza Terelle (52), Diletta Greco (48), Amalia Morelli (60), Ottavio Morelli (50), Augusto Villani (40), Salvatore Auletta, detto Sasà (38), Aquilino Spada, detto ’O Cinese (57), Ottavio Spada, detto Nino (47), e Patrizia Iovene (50), destinatari della misura della custodia cautelare in carcere.
Agli arresti domiciliari, con applicazione del braccialetto elettronico, sono stati invece sottoposti Giacomina Spada (79 anni), Francesco Soave (31) e Tamara Di Stefano (52).
L’operazione rappresenta il punto di arrivo di un’inchiesta che, secondo la Direzione distrettuale antimafia di Roma, avrebbe consentito di ricostruire l’esistenza di un’organizzazione radicata nel territorio, capace di movimentare in oltre un decennio un volume d’affari di circa 5,5 milioni di euro, principalmente attraverso il traffico di cocaina. Gli indagati sono ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo e allo stato delle indagini, di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti — contestata come armata e aggravata dall’ingente quantità — detenzione e cessione di cocaina, usura, estorsione, detenzione di armi e ulteriori reati, in più casi con l’aggravante del metodo mafioso. Il sequestro patrimoniale disposto dal gip punta a colpire proprio i beni ritenuti frutto delle attività contestate, affiancando all’azione repressiva quella di aggressione ai patrimoni illecitamente accumulati.
Gli indagati sono difesi dagli avvocati Emanuele Carbone, Mariano Giuliano e Francesco Palumbo che hanno annunciato immediato ricorso al tribunale per il Riesame.
Il sistema: le piazze di spaccio e la “centrale” della Volla
Il gruppo avrebbe gestito il traffico con una precisa ripartizione dei ruoli — approvvigionamento, trasporto, custodia, confezionamento, vendita al dettaglio, recupero dei crediti e tenuta di una vera e propria cassa comune — rifornendosi di ingenti partite di cocaina anche da canali campani dell’area di Torre Annunziata e alimentando una rete di piazze di spaccio a Cassino, Piedimonte San Germano, Aquino e Roccasecca. Snodo centrale era il sito della località Volla di Piedimonte San Germano: un punto di cessione “sempre aperto”, gestito prevalentemente da componenti femminili del nucleo familiare, con un flusso costante di acquirenti documentato da videoriprese e riscontri su strada, e con consegne di denaro alla cassa comune. Un immobile rurale nell’area di Aquino fungeva, secondo le risultanze di indagine, da deposito per lo stoccaggio dello stupefacente e del denaro. Nel corso delle indagini sono stati sequestrati circa 1,3 chilogrammi di cocaina e ricostruite, in via indiziaria, forniture per complessivi 63 chilogrammi.
Accanto al narcotraffico, il provvedimento cautelare ricostruisce condotte di usura ed estorsione, in parte collegate al recupero di crediti da droga e in parte a prestiti a tassi usurari verso persone in difficoltà economica.