Un Consiglio comunale trasformato nell’ennesimo palcoscenico di stallo e logoramento politico. A esattamente 60 giorni dalle dimissioni dell’ex presidente Massimiliano Tagliaferri, l’aula di Palazzo Munari resta senza guida. La seduta di ieri sera vedeva infatti al primo punto all’ordine del giorno la ricostituzione dell’Ufficio di Presidenza. Tuttavia, la maggioranza guidata dal sindaco Riccardo Mastrangeli si è presentata all’appuntamento senza un accordo né un nome unitario, incassando la seconda fumata nera consecutiva nell’arco di un mese.
Senza l’elezione del presidente, la seduta è stata condotta ancora una volta dal vicepresidente vicario Marco Ferrara. Per evitare lo stallo sui punti economico-contabili inderogabili (assestamento di bilancio, salvaguardia degli equilibri e debiti fuori bilancio), la maggioranza ha deciso di procedere con la votazione dei successivi punti all’ordine del giorno. In risposta a quella che è stata ritenuta una vera e propria forzatura procedurale, i gruppi di opposizione e di minoranza hanno abbandonato l’Aula per protesta, lasciando alla maggioranza il compito di approvare da sola gli atti finanziari.
Il parere dell’avvocato Michetti (Gazzetta Amministrativa) e il muro procedurale
A fare da scudo legale all’operazione della maggioranza è stato il parere redatto dal prof. avv. Enrico Michetti per conto della Gazzetta Amministrativa della Repubblica Italiana, protocollato il 30 luglio 2026 (prot. n. 0050259).
Il parere — fornito come “integrazione e chiarimento” del precedente, che appariva decisamente più problematico sulla possibilità di mettere all’ordine del giorno e soprattutto esaminare punti ulteriori rispetto al voto su presidente e Ufficio di Presidenza — precisa che: «Qualora il Consiglio comunale sia regolarmente convocato, a prescindere dall’esito della votazione posta inderogabilmente al primo punto all’ordine del giorno circa la ricostituzione dell’organo presidenziale (…), si potrà procedere comunque, nel bilanciamento degli interessi in campo, alla discussione e votazione dei successivi punti all’ordine del giorno quando non ulteriormente procrastinabili ovvero laddove l’inerzia dell’organo sovrano inciderebbe sulla sua sussistenza e/o provocherebbe grave nocumento o danno all’ente locale».
Un dibattito acceso sulle criticità giuridiche del passaggio istituzionale
Come emerso durante il dibattito d’Aula e sottolineato dalle minoranze, il parere rappresenta un’interpretazione giuridica diversa rispetto alla prima versione, che invece escludeva il passaggio agli altri punti senza l’elezione del presidente. Secondo le opposizioni, questo “chiarimento ad hoc” è servito alla maggioranza per scongiurare il rischio di scioglimento del Consiglio legato alla mancata approvazione delle delibere finanziarie obbligatorie, lasciando tuttavia irrisolto il nodo istituzionale della mancanza di un presidente di garanzia alla guida dell’Assise.
Da segnalare l’ennesima frattura tra socialisti e Pd nel momento in cui il Psi, con Vincenzo Iacovissi, ha proposto una questione pregiudiziale chiedendo la sostituzione del vicepresidente vicario Ferrara con il consigliere anziano Angelo Pizzutelli del Pd. Lo stesso Partito Democratico, però, non ha condiviso la proposta, ritenendo che, in fin dei conti, avrebbe finito per sollevare la maggioranza dalla “patata bollente” rappresentata dalla conduzione dei lavori d’Aula da parte di Ferrara. La votazione si è conclusa con sette voti contrari (quelli dei dissidenti) e un solo voto favorevole (Iacovissi), mentre il resto dell’assemblea, compresa la maggioranza e i consiglieri dem Angelo Pizzutelli e Fabrizio Cristofari, si è astenuto.
Ma le polemiche più aspre hanno riguardato soprattutto il documento Michetti. Dall’opposizione hanno espresso il proprio dissenso il consigliere dem Fabrizio Cristofari, il capogruppo della Lista Mastrangeli Anselmo Pizzutelli e il capogruppo di Futura Giovambattista Martino. Cristofari e Martino hanno sottolineato come fosse discutibile affidarsi a un organismo – la Gazzetta Amministrativa – che fornisce consulenza al Comune e che, pertanto, avrebbe espresso un parere comunque di parte. «Il consulente – ha scandito Martino – ti fornisce una lettura sartoriale, ma così non va bene perché le criticità giuridiche sollevate non possono essere tamponate con quindici righe di scritto».
Anselmo Pizzutelli: certificata l’incapacità di ricompattare la maggioranza
Il capogruppo di minoranza Anselmo Pizzutelli, analizzando nel dettaglio la drammatica seduta d’Aula, ha tracciato un quadro severo della situazione politica cittadina, evidenziando come la seduta abbia «certificato per l’ennesima volta la completa incapacità del sindaco di fare sintesi e ricompattare la maggioranza intorno a un nome». Dopo aver frantumato una «maggioranza bulgara» a causa dell’incapacità di gestire i rapporti personali e politici, il primo cittadino si troverebbe quindi costretto a ricorrere all’aiuto e all’acquisto di «riserve» tra i banchi dell’opposizione.
Secondo Anselmo Pizzutelli, appigliarsi al parere dell’avv. Michetti — «che non è un parere del Ministero ma un parere di parte, la cui seconda versione smentisce nei fatti la prima» — è servito soltanto «a rimanere attaccati alle poltrone e uscire dall’impasse dell’approvazione delle delibere per evitare lo scioglimento». L’amministrazione – ha aggiunto – non si preoccupa della gestione dell’ordinario né della qualità della vita dei frusinati. L’unico collante rimasto sarebbe la mera gestione del potere, dove ogni singolo gruppo esercita il ricatto nel proprio «orticello» in cambio dei voti necessari alla sopravvivenza del sindaco. Progetti strategici come il sistema di mobilità BRT starebbero affossando la città nella totale assenza di una visione condivisa.
«L’elezione del presidente del Consiglio non è un banale adempimento burocratico, ma la scelta della figura di garanzia che deve condurre un’Aula chiamata a decidere sul futuro dei cittadini. Di fronte a questo stallo, la città paga il prezzo di una profonda paralisi amministrativa», ha concluso Anselmo Pizzutelli.
Il “colpo” delle dimissioni dell’assessore Sulli e gli scenari per Mastrangeli
A completare la giornata nera per il sindaco Mastrangeli è arrivata l’ufficializzazione delle dimissioni dell’assessore alla Polizia Locale Massimo Sulli. Sulli, nominato soltanto cinque mesi e mezzo fa nell’ambito della formazione del gruppo Identità Frusinate, dal quale si era già allontanato nelle scorse settimane, ha lasciato l’esecutivo. Nonostante i formali ringraziamenti pubblici del primo cittadino per la «collaborazione e il senso di responsabilità», la sua uscita rende ancora più instabile la maggioranza. In pole position per la sostituzione figura l’ex commissario Gianluca Di Trocchio.
Cosa resta di questa nuova fumata nera sulla presidenza del Consiglio? Senza 17 voti certi in Aula, ogni prossimo Consiglio comunale, a partire da settembre, si prefigura come un campo di battaglia nel quale ciascun consigliere di maggioranza o eventuale “stampella” potrà alzare la posta e condizionare l’azione della Giunta. La permanente mancanza di sintesi rischia di congelare i principali dossier cittadini – cantieri, piano urbano della mobilità, manutenzioni e servizi – trasformando l’azione amministrativa in un semplice galleggiamento.
Se, al rientro dalla pausa estiva, non dovesse sbloccarsi il nodo della Presidenza dell’Assise o se le spaccature interne dovessero riemergere sui prossimi atti fondamentali, il ricorso alle urne anticipate e il conseguente commissariamento potrebbero diventare uno scenario tutt’altro che remoto.