Il gruppo consiliare FutuRa torna sul nodo ambiente-salute e lo fa con un affondo che intreccia dati epidemiologici e polemica politica. In una nota firmata dai consiglieri Teresa Petricca e Giovambattista Martino, il gruppo denuncia quella che definisce “una pericolosa deriva negazionista” da parte della Regione Lazio sulle condizioni sanitarie del capoluogo ciociaro.
Al centro del comunicato c’è la lettura che FutuRa dà dell’aggiornamento epidemiologico del Progetto regionale INDACO, che ricorda il gruppo FutuRa è stato pubblicato nel luglio 2026 dal Dipartimento di Epidemiologia (DEP) della Regione Lazio. Sulla base di quei dati, i due consiglieri parlano per Frosinone di una “forte criticità sanitaria”, con “eccessi statisticamente significativi di mortalità e ospedalizzazione” per i tumori dell’apparato respiratorio — trachea, bronchi e polmoni — e dell’apparato digerente, in particolare colon-retto e stomaco.
Secondo la ricostruzione dei dottori Petricca e Martino, per i tumori respiratori il capoluogo registra “il dato più elevato del SIN Valle del Sacco”, mentre per quelli dell’apparato digerente il gruppo segnala un eccesso “moderato, ma stabile”, soprattutto per il colon-retto, con “tassi standardizzati superiori alla media regionale del Lazio”.
Petricca e Martino: un collegamento tra quadro respiratorio e smog
I due consiglieri — che si presentano anche nella loro veste di attivisti dell’associazione «Medici Ambiente» — collegano il quadro respiratorio all’inquinamento atmosferico da PM10, PM2,5 e ossidi di azoto, “per sommazione del traffico e delle emissioni”, mentre riconducono le patologie digerenti alla contaminazione di acqua e suolo che avrebbe, a loro avviso, “verosimilmente compromesso la catena alimentare”. Questi nessi causali costituiscono l’interpretazione del gruppo FutuRa a margine di studi epidemiologici che rilevano eccessi statistici di malattia sul territorio.
Un passaggio del comunicato insiste sulla disuguaglianza sanitaria interna alla città. Secondo FutuRa i dati mostrerebbero “una forte asimmetria”: i residenti nelle aree a basso livello socioeconomico subirebbero “un impatto di malattia notevolmente superiore”, a riprova che “lo svantaggio sociale amplifica gli effetti negativi dell’esposizione cronica agli inquinanti”.
La parte più politica della nota mette in contrapposizione due date. Da un lato l’aggiornamento epidemiologico che, nella lettura del gruppo, fotograferebbe una realtà di “malattie e morti”; dall’altro il convegno del 24 giugno 2026 dal titolo «SIN Bacino del Fiume Sacco ultimo miglio», moderato dal deputato Aldo Mattia.
Indice puntato dal gruppo consiliare su una sorta di corto-circuito regionale
In quella sede, ricorda FutuRa, la direttrice regionale Ambiente, Transizione Energetica e Ciclo dei Rifiuti ha motivato la possibile deperimetrazione del SIN affermando che, dal punto di vista della salute studiata dal DEP, non ci sarebbero elementi tali da far pensare a un riscontro sulla salute umana, se non nei siti contaminati “chiaramente chiusi”. Da qui l’accusa del gruppo: “Evidente il cortocircuito nella stessa Regione Lazio”, che smentirebbe in una “passerella politica” quanto — sostiene FutuRa — la stessa amministrazione regionale avrebbe evidenziato e pubblicato.
I consiglieri ricordano che il territorio, dichiarato SIN per il suo grado di inquinamento, risulterebbe “in 20 anni bonificato solo per il 2% della sua estensione totale”, con una popolazione costretta a una “migrazione sanitaria tristemente famosa”.
Nella chiusura, Petricca e Martino rivendicano un impegno informativo “pluridecennale” sulle patologie da ambiente insalubre e annunciano che continueranno a opporsi “alla disinformazione e a racconti non congruenti e fuorvianti”. Il rischio, avvertono, è quello di offrire “un lasciapassare per ulteriori aggressioni incontrollate di inquinanti”, a danno della salute collettiva.