“Leggo gli interventi di Fabrizio Cristofari (LEGGI QUI) e Norberto Venturi (LEGGI QUI) sul cosiddetto ‘civismo buono’ e mi viene spontanea una riflessione. Siamo proprio sicuri che il problema della politica sia stato il fatto che i partiti non si siano aperti abbastanza al civismo? Io credo che la questione sia un’altra”. Così Gaetano Ambrosiano, già segretario provinciale di Articolo Uno ed oggi semplice iscritto al circolo Pd del capoluogo. “Per troppo tempo – sostiene – abbiamo raccontato il civismo come la risposta alla crisi dei partiti. Abbiamo pensato che bastasse mettere insieme persone provenienti da esperienze diverse, spesso senza una comune appartenenza politica, per restituire alla città una politica più libera, più vicina ai cittadini e meno condizionata dalle ideologie”.
“È successo esattamente il contrario. Il civismo, nato per superare la crisi dei partiti, in molti casi ha finito per alimentarla. Ha contribuito a svuotare le appartenenze – attacca Ambrosiano -, a rendere sempre più confuso il confine tra maggioranza e opposizione, tra destra e sinistra, tra responsabilità politica e semplice consenso personale. E oggi ci troviamo davanti al paradosso di dover riscoprire il valore dei partiti proprio dopo averne celebrato per anni il superamento dietro l’ambiguità del Movimento 5 Stelle”.
Anche se c’è necessità anche di persone che non provengono dalla politica
“Non penso che il problema sia il civismo in sé – viene al punto Ambrosiano -. Vero, una città ha bisogno di energie civiche, di associazioni, di competenze, di persone che non provengono necessariamente dalla politica. Ma una cosa è il civismo che arricchisce la politica, altra cosa è il civismo che pretende di sostituirla per auto-referenzialità. Perché governare una città non significa soltanto sommare consensi nello specchio dei Social. Significa avere una visione, assumere responsabilità, scegliere, spiegare ai cittadini perché si fa una cosa e non un’altra. E questo richiede politica”.
“Il punto, allora, non è chiamare il civismo ‘buono’ o ‘cattivo’. Il punto – secondo l’ex segretario di Articolo Uno – è capire quale rapporto vogliamo costruire tra il civismo e i partiti. Perché se il civismo diventa semplicemente il contenitore nel quale entrano tutti quelli che non vogliono più dichiarare da dove vengono, allora non abbiamo risolto la crisi della politica. L’abbiamo soltanto resa più indistinta. E forse sarebbe il caso di avere il coraggio di dirlo”.
La conclusione fuori dai denti di Ambrosiano? “I partiti non hanno bisogno di essere sostituiti dal civismo. Hanno bisogno di tornare ad essere credibili. E il civismo, se vuole davvero essere una risorsa per la città, dovrebbe contribuire a questo obiettivo, non alla definitiva scomparsa della politica organizzata”.