“Come volevasi dimostrare”. Inizia con l’amarezza di chi vede confermati i propri peggiori presagi l’affondo di Paolo Fallone, sindaco di San Giovanni Incarico, sul futuro della discarica di Cerreto a Roccasecca. La notizia dell’avvenuta autorizzazione da parte della Regione Lazio alla voltura dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) in favore della Newco Roccasecca Srl — arrivata in anticipo rispetto alla scadenza prevista per dicembre — ha riacceso i riflettori su una partita ambientale e politica sempre più infuocata nel Basso Lazio. – LEGGI QUI
Secondo il primo cittadino, l’atto regionale rappresenta solo il preludio a un passaggio ancora più pesante sul piano gestionale: il successivo trasferimento di proprietà al colosso multi-utility Acea. Un’operazione condotta, denuncia Fallone, ignorando gli appelli, le rilievi e le preoccupazioni documentate portate avanti dagli enti locali della zona.
Nel mirino di Fallone finisce in primis la governance regionale della Pisana, accusata di tirare dritto senza considerare l’impatto sul territorio e la virtuosità della provincia ciociara nel ciclo dei rifiuti.
Le accuse alla Regione e il nodo del “principio di prossimità”
“La realtà che emerge oggi fa male – dichiara il sindaco –. La Regione ignora le nostre evidenze e calpesta il principio di prossimità, come se non contasse nulla il fatto che la provincia di Frosinone conferisca attualmente zero rifiuti in discarica. Abbiamo immediatamente informato tutti delle manovre in corso nel silenzio totale, sperando in una reazione o un gesto d’attenzione. E invece il risultato è stato il nulla”.
L’attacco di Fallone si allarga poi a tutto l’arco costituzionale e alla classe politica rappresentativa del territorio, colpevole a suo dire di un disinteresse totale di fronte a questioni che toccano direttamente la tutela della salute pubblica.
“Destra, sinistra, centro: nessuno parla, nessuno chiede, nessuno prende posizione – incalza il primo cittadino di San Giovanni Incarico –. È facile fare le passerelle alle sagre, molto più difficile metterci la faccia quando conta. La fiducia ricevuta dagli elettori va ricambiata difendendoli, non mettendo la testa sotto la sabbia come gli struzzi. Di fronte a questo silenzio assordante le spiegazioni sono solo due: o a questa politica non interessa nulla del territorio, oppure esiste un accordo trasversale che va ancora chiarito e portato alla luce”.
Silenzio trasversale: o disinteresse o accordo da chiarire. Eletti sotto accusa
Fallone chiama direttamente in causa i consiglieri e i rappresentanti regionali eletti nella provincia di Frosinone: “Non posso credere che non sapessero nulla. E se davvero fosse così, è opportuno che vadano a pretendere spiegazioni, anche a brutto grugno se necessario, presso quegli uffici regionali che hanno tenuto tutto nascosto sia a loro che alle comunità locali”.
Nonostante lo strappo istituzionale, la linea dell’amministrazione comunale resta quella della fermezza. L’azione di contrasto al progetto di riapertura ed espansione del sito di Cerreto si sposta ora sul piano sovranazionale.
“Io non mollo, noi non molliamo – conclude Fallone –. Continuiamo a lottare aggrappati all’ultima fondamentale risorsa: la Petizione al Parlamento Europeo, già sottoscritta da diversi Comuni e da tantissimi cittadini. Ci auguriamo un risveglio della politica e speriamo che qualcuno trovi finalmente il coraggio di schierarsi al nostro fianco per difendere una terra che ha bisogno di rispetto, non di essere sfruttata. Andiamo avanti a testa alta, senza arretrare di un solo centimetro”.