Discarica di Cerreto, il sindaco di San Giovanni Incarico chiede gli atti sulla voltura dell’autorizzazione ambientale

Dalla Mad alla Newco Roccasecca, fino all'ipotesi dell'ingresso di Acea per accogliere i rifiuti della Capitale. Accelerazioni sul sito fermo

Nel complesso scacchiere del ciclo dei rifiuti del Lazio, il conferimento dei flussi romani nel Basso Lazio torna ad allungare la sua ombra sulla provincia di Frosinone. A riaccendere i riflettori su una partita che intreccia pianificazione regionale, operazioni societarie e tutela ambientale è il sindaco di San Giovanni Incarico, Paolo Fallone. Con l’atto protocollato il 17 settembre 2026 (n. 6500) e indirizzato alla Direzione Regionale Ambiente, Transizione Energetica e Ciclo dei Rifiuti e per conoscenza alla Presidenza della Regione Lazio, ad ARPA, alla Provincia e alla Saf spa, il primo cittadino ha formalizzato una istanza di accesso agli atti amministrativi.

Al centro del contendere c’è la Determinazione Regionale n. G12011 del 4 settembre 2026, pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio (BURL n. 72 dell’8 settembre). Un provvedimento con cui la Pisana ha autorizzato la voltura dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) della discarica per rifiuti non pericolosi in località Cerreto, nel Comune di Roccasecca, trasferendo la titolarità dalla storica società Mad S.r.l. alla Newco Roccasecca S.r.l.

Ciò che insospettisce il primo cittadino non è solo la forma dell’operazione, ma la sostanza politica e industriale che potrebbe nascondersi dietro il cambio di casacca aziendale. Il sospetto, alimentato anche da indiscrezioni di stampa e da movimenti di mercato, è che la nascita della Newco sia solo il passaggio intermedio di un’operazione finanziaria più ampia: la cessione dell’impianto al colosso Acea Ambiente S.p.A., controllato da Roma Capitale. Ma, ribadiamo, siamo nel campo delle ipotesi.

Provvedimento adottato con tempi accelerati ma la provincia non conferisce rsu

Nel testo della richiesta d’accesso, Fallone mette nero su bianco le preoccupazioni dell’intero comprensorio: “Tale atto risulta essere stato adottato con tempistiche accelerate rispetto alla scadenza originariamente prevista, e in un contesto in cui la provincia di Frosinone non conferisce rifiuti presso il medesimo impianto da diversi anni, come risulta da report ufficiali della S.A.F. S.p.A. […] Da notizie di stampa risulta che la costituzione della Newco sia propedeutica a una successiva cessione delle quote societarie e/o dell’impianto al gruppo Acea Ambiente S.p.A., società partecipata dal Comune di Roma, con conseguente possibile mutamento sostanziale del bacino di conferimento dei rifiuti destinati all’impianto, potenzialmente esteso anche a flussi extra-provinciali”.

Il vulnus dell’intera vicenda risiede nella ripartizione delle volumetrie residue. L’AIA vigente destina infatti il 50% della capacità dell’invaso di Cerreto al fabbisogno del territorio ciociaro (ATO 1), lasciando l’altra metà riservata agli altri ambiti regionali solo in caso di conclamata emergenza. Ma con l’impianto fermo e la provincia di Frosinone autosufficiente o indirizzata verso altri vettori, a cosa serve riattivare in fretta e furia Roccasecca se non per accogliere le tonnellate di rifiuti prodotte dalla Capitale?

In qualità di ente confinante e “soggetto esponenziale della collettività locale”, il Comune di San Giovanni Incarico ha attivato le procedure di accesso formale e civico generalizzato (L. 241/90 e D.Lgs. 33/2013) per ottenere copia integrale dell’intero fascicolo istruttorio. Fallone chiede che gli uffici guidati dall’ingegner Wanda D’Ercole mettano a disposizione 8 specifiche categorie documentali.

Le specifiche richieste di documenti avanzate dal primo cittadino Fallone

Innanzitutto sollecita la copia della Determinazione G12011/2026 con tutti gli allegati tecnici, unita alla domanda di voltura presentata da Mad e Newco Roccasecca S.r.l.; le note istruttorie, i pareri tecnici degli enti di controllo e i verbali delle Conferenze di Servizi eventualmente svolte; la documentazione analitica sui volumi disponibili del V Bacino e le eventuali ipotesi inerenti al controverso progetto del “V-bis”, con l’indicazione esatta delle quote riservate all’ATO Frosinone rispetto agli altri ambiti; infine gli atti del Piano Regionale Gestione Rifiuti relativi all’ATO 1, la corrispondenza (diffide, solleciti o proroghe) intercorsa tra la Regione e i privati, fino all’atto costitutivo e alla visura camerale della Newco.

Per il primo cittadino di San Giovanni Incarico non si tratta di una schermaglia burocratica, ma di un presidio di legalità territoriale e sanitaria a salvaguardia di un bacino idrogeologico e ambientale già duramente provato dai decenni di esercizio della discarica e dalla vicinanza con il fiume Liri e il Sacco.

“La presente istanza – infatti scrive – è motivata dalla necessità per questo Ente di esercitare le proprie funzioni di tutela della salute pubblica e dell’ambiente (artt. 32 e 117 Cost.), di programmazione e pianificazione territoriale, nonché di informazione e partecipazione della cittadinanza ai procedimenti amministrativi che incidono in modo diretto e rilevante sul territorio comunale e sui territori limitrofi”.

La Regione Lazio ha ora 30 giorni di tempo per rispondere e spalancare i cassetti della determinazione del 4 settembre. Il messaggio inviato da Fallone ai vertici regionali e alla Newco è perentorio: in caso di diniego, differimento o silenzio-inadempimento, il Comune è pronto a impugnare le carte davanti al Tar per bloccare qualsiasi operazione slegata dalle reali esigenze del territorio.

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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