La partita sul futuro del territorio di Sora nel perimetro di contribuenza del Consorzio di Bonifica entra in una nuova fase. Dopo la deliberazione approvata dal Consiglio comunale il 23 settembre e trasmessa alla Regione Lazio per chiedere l’uscita del Comune dall’attuale perimetro e la sua esclusione anche da quello del futuro Consorzio Lazio Sud Est, ieri il Consorzio Conca di Sora ha messo sul tavolo norme, pareri legali, sentenze, numeri e attività svolte sul territorio.
Una conferenza stampa convocata dal commissario dei Consorzi di bonifica della provincia di Frosinone, Daniele Pili, alla quale hanno partecipato l’assessore regionale Giancarlo Righini, il direttore dell’ente Aurelio Tagliaboschi, il presidente di Anbi Lazio Lino Conti e il direttore Andrea Renna, l’avvocato Claudio Martino e, in sala, il subcommissario Riccardo Del Brocco, oltre a esponenti politici locali e regionali e rappresentanti del territorio.
Il punto di partenza è quello che il Consorzio aveva già anticipato nei giorni scorsi: secondo la ricostruzione giuridica illustrata durante l’incontro, una deliberazione comunale o una petizione popolare non sarebbero strumenti idonei, da soli, a modificare il comprensorio di bonifica, il perimetro di contribuenza o il Piano di classifica. La richiesta del Comune può dunque essere portata all’attenzione della Regione, ma l’eventuale modifica del perimetro non sarebbe nella disponibilità dell’ente comunale.
Il caso “Atina” e i numeri
A sostegno di questa posizione il Consorzio ha presentato due distinti pareri legali e ha richiamato anche un procedimento riguardante il Comune di Atina, utilizzato come precedente nella discussione sulla possibilità di una fuoriuscita dal perimetro di contribuenza. Nel documento viene evidenziata, in particolare, la necessità di distinguere la volontà politica espressa da un’amministrazione dalle conseguenze giuridiche che quell’atto può effettivamente produrre.
Ma il confronto non si ferma alla questione giuridica. Per il Consorzio, il vero nodo è anche comprendere cosa significhi oggi bonifica in un territorio come quello di Sora.
Pili ha rivendicato il lavoro quotidiano svolto su fossi, canali e reticolo idrografico, sottolineando il legame diretto tra manutenzione e sicurezza del territorio. Un’attività che, nella posizione del Consorzio, non può essere ricondotta alla sola irrigazione agricola, ma riguarda anche la prevenzione del rischio idraulico e idrogeologico.




Ed è proprio questo uno dei passaggi sui quali hanno insistito Aurelio Tagliaboschi e Andrea Renna: la manutenzione del territorio e la prevenzione del dissesto rappresentano un presidio permanente, tanto più in una fase segnata da eventi meteorologici sempre più intensi. La bonifica, secondo la prospettiva illustrata durante la conferenza, non è dunque un servizio rivolto esclusivamente alle campagne, ma una funzione che interessa la sicurezza complessiva del territorio.
Il documento presentato dal Consorzio richiama anche il reticolo idrografico consortile di Sora e le attività realizzate e programmate per la manutenzione del territorio.
E poi ci sono le risorse. La documentazione distribuita durante la conferenza mette in fila l’evoluzione dei finanziamenti regionali destinati alle convenzioni per la manutenzione: dai 395.850 euro annui della precedente convenzione si passa agli 800.850 euro del 2025 e ai 954.000 euro previsti per il 2026. L’incremento indicato nel documento è del 19,12% rispetto al 2025 e del 141% rispetto alla precedente convenzione.
Un altro elemento portato all’attenzione dei presenti riguarda il rapporto diretto tra Comune di Sora e Consorzio. Una collaborazione che, secondo la documentazione presentata, va avanti dal 2012 e che lo stesso Comune aveva definito, nella delibera del 2022 relativa alla convenzione vigente, uno strumento importante per la tempestività degli interventi, la professionalità degli operatori e la conoscenza capillare del territorio.
Ma non solo. In quella stessa documentazione viene quantificato in oltre il 50% il risparmio per le casse comunali rispetto al ricorso a una ditta privata, grazie alle condizioni applicate dal Consorzio, tra costo del lavoro parametrato al prezziario regionale e assenza di Iva e utile d’impresa.
Un dato che il Consorzio ha utilizzato per evidenziare quello che considera un elemento di contraddizione: da una parte la richiesta di uscita dal perimetro, dall’altra una collaborazione pluriennale che lo stesso Comune aveva ritenuto funzionale e conveniente.
La petizione
Sul fronte della petizione, il documento del Consorzio distingue poi tra le 779 firme raccolte e le 504 validate. I consorziati del Comune di Sora risultano 6.700, mentre quelli complessivi del Consorzio Conca di Sora sono 16.143. Le 504 firme validate vengono quindi indicate nel documento come pari al 7,52% dei consorziati di Sora e al 3,12% del totale dei consorziati del comprensorio.
Numeri che il Consorzio porta nel dibattito non per negare l’esistenza della mobilitazione cittadina, ma per inquadrare la rappresentatività della petizione rispetto alla platea complessiva dei contribuenti.
“No a strumentalizzazioni politiche”
La conferenza ha assunto però anche un carattere fortemente politico. Ed è stato Giancarlo Righini a imprimere l’accelerazione più dura al confronto, definendo una strumentalizzazione a fini elettorali l’iniziativa assunta dal Comune di Sora e dal sindaco Luca Di Stefano.
Un’accusa politica netta, che porta il confronto fuori dal solo terreno tecnico e giuridico e apre uno scontro diretto tra il fronte regionale e quello comunale.
Il Comune, nei giorni scorsi, aveva invece sostenuto che la propria iniziativa non avesse l’obiettivo di produrre automaticamente l’uscita dal perimetro né di sospendere gli obblighi contributivi, riconoscendo espressamente che la competenza finale spetta alla Regione. La posizione dell’amministrazione sorana è quella di aver raccolto un’istanza arrivata dalla comunità e di averla formalizzata attraverso una deliberazione del Consiglio comunale, chiedendo alla Regione di aprire l’istruttoria e di valutare nel merito la richiesta.
È dunque qui che si concentra lo scontro: per il Comune la delibera rappresenta l’apertura formale di un percorso istituzionale; per il Consorzio non può invece produrre, da sola, alcun effetto modificativo sul perimetro di contribuenza.
La questione, quindi, resta aperta e torna inevitabilmente alla Regione Lazio, alla quale il Comune ha trasmesso la propria deliberazione. Nel frattempo il Consorzio ha scelto di rispondere mostrando non soltanto i propri argomenti giuridici, ma anche ciò che considera il dato più concreto della vicenda: il lavoro quotidiano sulla sicurezza idraulica di Sora, le risorse messe in campo e una collaborazione con il Comune che dura da quattordici anni.
Una partita che, dopo la conferenza di ieri, appare tutt’altro che chiusa. E che ora si sposta sul terreno delle competenze regionali, mentre il confronto politico tra Sora e il sistema dei Consorzi di bonifica si fa sempre più acceso.