Un “fiume di persone” ai gazebo di Pontecorvo, sportelli aperti nei municipi e nuovi sindaci pronti ad aderire. La petizione contro la riapertura della discarica di Cerreto, a Roccasecca, promossa dal Comune di San Giovanni Incarico e dal sindaco Paolo Fallone, sta diventando il fronte più compatto aperto finora nel Cassinate sul ciclo dei rifiuti. Qualcuno inizia a parlare di risveglio dell’orgoglio territoriale per la presenza appassionata di tanti ai gazebo e nei Comuni.
Il punto di partenza è giuridico. La petizione contesta la violazione della normativa europea sui rifiuti, che mette lo smaltimento in discarica all’ultimo gradino della gerarchia e punta alla bonifica dei siti esistenti. “Si vuole aprire nuovamente una discarica in prossimità di fiumi – spiega Fallone -, senza nessuna certezza sugli effetti, né per la natura né per la salute umana. E c’è una norma europea che dice che anche con il solo dubbio non va aperta”.
Il riferimento è al principio di precauzione, sancito dai Trattati Ue. Nelle intenzioni dei promotori deve fare da argine a un’autorizzazione che, sostengono, è stata concessa senza un quadro completo sui rischi. L’argomento politicamente più forte è un numero. Secondo i dati ufficiali della SAF, la società pubblica che gestisce l’impianto di trattamento di Colfelice per i comuni ciociari, nel 2025 la provincia di Frosinone ha conferito zero chilogrammi di rifiuti in discarica.
Sito utile a Roma. Non serve né a Cerreto né in altri comuni della provincia
“Non capiamo tutto questo interesse a riaprire una discarica che non serve alla provincia di Frosinone- torna ad attaccare Fallone – ma che eventualmente serve soltanto al Comune di Roma”.
Da qui la rivendicazione dell’autonomia degli Ambiti territoriali ottimali. Fallone respinge ogni tentativo di “fare i furbi” allargando l’Ato di Frosinone a Roma e Latina. “Roma Capitale deve gestire il proprio Ato”, afferma. Ha due strade: raggiungere come la Ciociaria l’obiettivo del conferimento zero, oppure individuare un sito sul proprio territorio. “Non può continuare ad avvelenare queste terre. È inconcepibile che noi dobbiamo essere la pattumiera di Roma”. Poi aggiunge una frase rivolta ai suoi interlocutori istituzionali: “Se pensano di metterci a tacere con l’arroganza, per quanto riguarda me questo non avverrà mai”.
Il secondo filone riguarda gli assetti societari. Già a luglio il sindaco aveva denunciato un presunto “accordo sotto banco” tra Mad, storica titolare dell’impianto, e Acea Ambiente. Adesso, sostiene, i documenti allegati al procedimento di Autorizzazione integrata ambientale gli diano ragione.
Lo schema descritto da Fallone prevede il passaggio da Mad a una Newco, che servirebbe da tappa intermedia verso Acea Ambiente, società del gruppo Acea controllato da Roma Capitale. “Così il cerchio si chiude – dice – e i lavoratori sarebbero già passati sotto la nuova società. La cosa è praticamente in attività”.
I volumi superati del 180% al marzo 2021 passati inosservati per l’Aia
Fallone contesta anche la velocità dell’iter. La voltura dell’AIA sarebbe arrivata in meno di venti giorni. “Se io, come Comune, devo ottenere un parere dalla Regione per un’opera pubblica, passano mesi e mesi. Sono velocità diverse”.
C’è poi la questione dei volumi. Un verbale ARPA del 30 marzo 2021 certifica che nei bacini di Cerreto sarebbero state abbancate circa 302.426 tonnellate di rifiuti in eccesso, con superamenti fino al 180% di quanto autorizzato. “Come fate a non vedere un verbale ufficiale ARPA che dice che avete superato i volumi consentiti – chiede il sindaco alla Regione -, e poi concedere la voltura?”.
Nel mirino c’è anche la relazione tecnica firmata da un professionista su incarico della società proprietaria e allegata all’AIA, che fa riferimento a un “quinto bacino bis”. Secondo Fallone l’autorizzazione non chiarisce se quel bacino sia escluso né pone vincoli espliciti. “Non dirlo potrebbe anche significare che c’è l’intenzione -, osserva -. È una superficialità che a nostro avviso è pericolosa”.
Le certificazioni ISO in fase di ottenimento e le risposte del burocrate
Tra le cosa da chiarire c’è il capitolo delle certificazioni di qualità. La nuova società, costituita a luglio, avrebbe presentato autocertificazioni in cui dichiara di essere “in fase di ottenimento” delle certificazioni ISO. Per ottenerle, però, servono mesi di procedure e la dimostrazione di anni di attività conforme. Fallone ricorre a un paragone: “È come se io rilasciassi la patente di guida a una persona che dichiara di stare frequentando la scuola guida”.
Il sindaco racconta anche il braccio di ferro sull’accesso agli atti. La Regione avrebbe risposto rapidamente inviando un link per scaricare i documenti, ma senza rispondere alle domande poste. A una seconda richiesta, puntuale, sarebbe arrivata un’obiezione: trattandosi di passaggi tra società private, il Comune non sarebbe legittimato a chiedere.
“Prima di ogni cosa io sono un sindaco – replica Fallone -, e ho la responsabilità della sanità pubblica, per legge e per coscienza”. Contesta anche il tono delle risposte dei dirigenti. “Il burocrate dovrebbe rispondere per norma, astenendosi da qualunque valutazione. La valutazione spetta a me, che sono un politico, non un tecnico. Noi rispondiamo direttamente ai cittadini”.
Il sindaco sta raccogliendo cartelle sanitarie e segnalazioni dei cittadini
Fallone respinge l’accusa di sindrome Nimby. La Regione non avrebbe mai davvero considerato le 45 aree alternative individuate in passato, e il sindaco di Pontecorvo ha ribadito nei giorni scorsi che “il Cassinate ha già dato”. Ma il punto, per Fallone, è un altro. “Non stiamo dicendo no a Cerreto e sì a un altro comune. Stiamo dicendo che alla provincia di Frosinone la discarica non occorre. Né a Cerreto, né in nessuno dei 91 comuni”.
La strada indicata è proseguire sulla raccolta differenziata, “premiando i cittadini che la fanno”, fino ad azzerare il ricorso alla discarica come chiedono le direttive europee. La mobilitazione ha anche un versante sanitario. Il sindaco ha lanciato un appello ai cittadini perché segnalino casi e situazioni. I dati raccolti per il solo territorio di San Giovanni Incarico, anticipa, contengono “numeri ed evidenze scioccanti”. Il dossier sarà consegnato a Roma a una senatrice non eletta in Ciociaria, che ha preso a cuore la vicenda. Anche una deputata ha espresso interesse e incontrerà il sindaco nei prossimi giorni.
Nelle osservazioni al Piano regionale dei rifiuti, il Comune ha denunciato la mancanza di una valutazione d’impatto ambientale e di un’indagine epidemiologica simile a quella condotta nella Valle del Sacco. “Il piano ha tenuto conto dell’aspetto sanitario, sì o no?”, chiede Fallone. “Se non hai la certezza, nel dubbio lo devi lasciar perdere”. Secondo il sindaco, il Piano non ha considerato nemmeno i dati SAF sul conferimento zero.
“La nostra petizione rispecchia la procedura seguita per la Terra dei Fuochi”
Il riferimento giuridico più pesante è la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo del 30 gennaio 2025, che ha condannato l’Italia per la Terra dei Fuochi riconoscendo la violazione del diritto alla vita. “La nostra petizione si basa esattamente sulla stessa procedura usata per la Terra dei Fuochi -, spiega Fallone -. Abbiamo preso quel metodo, e quella sentenza è richiamata nel testo insieme al diritto alla salute”.
Fallone accoglie con favore la presa di posizione netta di Forza Italia contro la riapertura e ringrazia la direzione provinciale. Come pure le iniziative dei circoli Pd di San Giovanni Incarico, Roccasecca e Colfelice. Critica invece il silenzio degli eletti della provincia. “Quando uno scende in politica deve avere il coraggio di essere o bianco o nero. Se chiedo il voto ai cittadini, o sto con i cittadini o il voto non lo vado a chiedere”.
Il sindaco denuncia anche pressioni da parte di “un altro frangente della politica” perché la petizione non venga sottoscritta. “Questo mi inorgoglisce: quando cercano di ostacolarti, la strada è quella giusta”.
Sullo sfondo c’è il rinnovo del Consiglio regionale, con il timore, evocato dall’intervistatore, di ritorsioni politiche o amministrative verso i sindaci che si espongono. “Fallone non arretra e cita esplicitamente Stefano Di Scanno come esempio di politico che dovrà rendere conto ai cittadini. “Io non voterò chi è stato in silenzio in questa fase -, afferma -. Qui non si parla di Paolo Fallone né di un singolo comune, ma dei cittadini dei 91 comuni della provincia. E soprattutto di comuni come il mio, Pontecorvo, Colfelice e Roccasecca, che subiscono direttamente le conseguenze della discarica”.
E conclude: “Nessuno sa quale sarà il risultato. Ma quando mi guarderò allo specchio potrò dire di aver fatto tutto quello che dovevo. Spero che questi politici si sveglino dal letargo, non so se spontaneo o condizionato”.
Tutti i cittadini residenti in provincia possono firmare: ecco dove aderire
La scadenza per la consegna della petizione è stata prorogata per le numerose richieste di adesione. Possono firmare tutti i cittadini residenti in provincia di Frosinone, presentandosi in qualunque comune che abbia attivato la raccolta:
- San Giovanni Incarico: in municipio e ai banchetti della manifestazione in programma sabato e domenica.
- Roccasecca: sportello in Comune attivato dal sindaco Giuseppe Sacco.
- Colfelice: sportello comunale.
- Pontecorvo: gazebo.
- Esperia e altri comuni hanno avviato contatti per aderire.
Chi non trova un punto di raccolta nel proprio comune può contattare direttamente il Comune di San Giovanni Incarico o recarsi lì a firmare. Altri sindaci possono aderire liberamente all’iniziativa.