Domenico Marzi propone un patto di fine consiliatura. Paolo Fanelli chiede di ricomporre la maggioranza dentro un perimetro di centrodestra. I due ex sindaci di Frosinone condividono l’obiettivo e divergono sul metodo.
Le loro proposte arrivano dopo l’ottava fumata nera sull’elezione del presidente del Consiglio comunale. Gianpiero Fabrizi, il candidato indicato dal sindaco, è rimasto fermo a 13 consensi, quattro in meno dei 17 necessari. Intanto la giunta è azzerata e il tempo scorre verso il momento in cui diventeranno irrevocabili le dimissioni rassegnate il 5 ottobre da Riccardo Mastrangeli. Il percorso del sindaco somiglia sempre più a un cunicolo stretto. Deve salvare la consiliatura e, soprattutto, evitare la perenzione di finanziamenti consistenti.
È lo stesso sindaco a indicare la posta in gioco: “Entro dicembre 2026 ci sono passaggi da completare per non perdere oltre 30 milioni di euro. Nel 2027 il lavoro si dovrà proseguire con altri 18 milioni. Parliamo di 48.006.990,39 euro che devono diventare interventi concreti, seguendo puntualmente ogni scadenza con serietà e trasparenza”.
Sul fatto che alla città convenga evitare il commissariamento, i due ex primi cittadini sono d’accordo. Le soluzioni che suggeriscono, però, sono diverse.
“Condivido le preoccupazioni del sindaco sui fondi che rischiamo di perdere”
Marzi parte dalla questione dei fondi: “Condivido la preoccupazione del sindaco che, da una carenza dell’amministrazione, si possano perdere fondi e opere previste”.
L’ex sindaco tiene distinto il giudizio sulle scelte fatte finora dal valore della continuità: “Mi preoccupa la continuità dell’azione amministrativa, anche se non l’ho trovata sempre condivisibile. Ritengo più utile per la città che ci sia continuità piuttosto che lo stop amministrativo sulle opere pubbliche”.
Da qui la proposta: “Penso a una soluzione di natura istituzionale che guardi complessivamente all’amministrazione, nella logica di chi intende superare steccati, binari e barriere che vengono strumentalmente usati come divisori. Dico che non siamo gli uni contro gli altri, e le elezioni si fanno a maggio. Siamo tutti interessati a fare il bene di Frosinone”.
Marzi chiude con un avvertimento: “Se non ci fosse continuità, allora si dovrebbe stigmatizzare l’azione di coloro che non hanno capito la portata e l’utilità di questa proposta”.
“Governo istituzionale? Dopo dieci giorni saremmo tutti a litigare”
Di segno opposto la lettura di Fanelli, che boccia l’ipotesi di un governo istituzionale: “La situazione così com’è impone di stare lontani da un governo istituzionale, perché le istituzioni sono saltate. È successo il caos tra quelli che sono andati con Vannacci, con la sinistra disperatamente in fuga e con Fratelli d’Italia che non si presenta in Consiglio, ed è una cosa penosa”. L’ex sindaco insiste sul rispetto delle regole: “In Consiglio ci si va comunque, e poi si vota come si vuole. Essere presenti in aula è una questione di rispetto del funzionamento della democrazia”.
Poi il giudizio personale, rivolto direttamente al sindaco: “La via da seguire è una sola, e gliel’ho detto per due anni: caro Riccardo, azzera la giunta, chiama tutti i gruppi e torna al governo di centrodestra. Ma non ne voleva sentir parlare. Oggi, alla fine, che cosa rimane? Un riappiccico di grande governo istituzionale per sei mesi, e dopo dieci giorni siamo già a litigare?”.
Sulla seduta di mercoledì Fanelli usa parole amare: “È stata una situazione penosa anche per lui, e mi dispiaceva vederlo in quelle condizioni. Gran parte della colpa però ce l’ha lui, e potrebbe averla chi magari opera sopra di lui. Ognuno ha il suo mentore”, allude. Sul commissario resta prudente: “Non so. Ma in questa maniera come si fa a vedere approvate delibere pesanti? Penso che sarebbe meglio mettersi tutti attorno a un tavolo”.
Fanelli torna quindi sulla sua proposta: “Se facessimo un governo istituzionale, dopo dieci giorni esploderebbe. Il centrodestra, invece, è là: ci sono otto consiglieri all’opposizione che sono centrodestra puro. Se qualcuno propone qualcosa, e se vogliono visibilità e interventi utili per la città, non ci trovo nulla di male. Due anni fa ci sarebbero state molte più possibilità ma, ripeto, il sindaco non ha voluto ascoltarmi”.
Mastrangeli al lavoro in silenzio stampa. Ipotesi intervento segreterie regionali
Il sindaco, intanto, continua a osservare un rigoroso silenzio stampa, nonostante i numerosi inviti a rilasciare interviste. Non risulta che abbia ancora avviato consultazioni con i gruppi consiliari, né che abbia chiesto una nuova convocazione urgente del Consiglio comunale. Negli ambienti comunali si dice che Mastrangeli abbia ancora in mente una precisa gerarchia di interventi. Vorrebbe sbloccare prima di tutto lo stallo sulla presidenza del Consiglio e subito dopo definire la nuova giunta, non prima però di aver ridisegnato il perimetro della maggioranza. Col dentro o fuori tra vannacciani e meloniani.
Dal Partito democratico, infine, torna una proposta che il consigliere comunale Fabrizio Cristofari aveva già avanzato nel corso della penultima seduta del Consiglio comunale. Si tratta di una soluzione istituzionale che coinvolga anche le opposizioni. Il cerino resta acceso nelle mani del sindaco. A meno che le segreterie regionali del centrodestra non intervengano per spegnerlo a modo loro. I romani sembrano distanti e disinteressati ma Meloni anche no.