Mandorle sgusciate ritirate dal mercato, “possibile presenza di alfatossine”: i rischi

Si tratta di sostanze prodotte da microfunghi che hanno una tossicità a breve-medio termine e anche cronica

Richiamate per “rischio chimico” alcune mandorle sgusciate. È quanto si legge sul sito del ministero della Salute, che rende noto il ritiro precauzionale di alcuni lotti per la “possibile presenza di aflatossine“, sostanze prodotte da microfunghi che hanno una tossicità a breve-medio termine anche cronica. Il fegato è il loro bersaglio principale. Il richiamo riguarda in particolare i lotti 279/22; 280/22; 295/22 di mandorle sgusciate prodotti da ‘Almendras Lopez’ con marchio ‘I&D Srl‘ e con sede dello stabilimento a Frattamaggiore (Napoli) nelle vaschette compostabili da 200-400 grammi. L’indicazione per chi ha comprato questi prodotti, fa sapere il ministero, è quella di “non consumarli” e di “riportarli al punto vendita”.

Cosa sono le alfatossine e quali sono i rischi

È il fegato il bersaglio principale delle aflatossine. Queste micotossine, improvvisamente famose dopo il ritiro di alcuni lotti di mandorle sgusciate che le contenevano, sono prodotte da due specie di fungo Aspergillus e possono creare danni sia a breve termine che cronici. La loro azione è genotossica e incide sul rischio di sviluppo di cancro al fegato. Nel 1993, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, ha classificato la aflatossina B1 nel Gruppo 1 come agente cancerogeno.

Le aflatossine- si legge sul sito dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare- possono essere presenti in prodotti alimentari come arachidi, frutta a guscio, granoturco, riso, fichi e altra frutta secca, spezie, oli vegetali grezzi e semi di cacao, a seguito di contaminazioni avvenute prima e dopo la raccolta. In natura ne esistono diversi tipi.

La B1 è la più diffusa nei prodotti alimentari ed è una delle più potenti in termini di genotossicità e cancerogenicità. Tra i prodotti di trasformazione metabolica dell’aflatossina B1 il più importante è l’aflatossina M1, molecola che si ritrova essenzialmente nel latte di bovini, ovini e caprini ed è trasportabile con più facilità attraverso il sangue. Il suo potere di causare il cancro al fegato è compreso tra il 2 ed il 10% di quello del tipo B1. L’esposizione avviene attraverso gli alimenti, ma anche per inalazione e per contatto con la pelle. Ci sono tutta una serie di trattamenti della filiera alimentare che possono prevenire la presenza di queste sostanze killer. L’umidità è un fattore di alto rischio ed è importante anche il tempo di essicazione dopo la raccolta. – Fonte www.dire.it –

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