Sciopero Camere Penali, la spiegazione del presidente Pasquale Improta

L'astensione a livello nazionale organizzata per il 19, 20 e 21 aprile riguarderà anche il tribunale di Cassino

La Camera Penale di Cassino, aderendo alla delibera dell’Unione Camere Penali Italiane, ha proclamato per i giorni 19, 20 e 21 aprile l’astensione dall’attività giudiziaria penale. Per questo e per avere maggiori chiarimenti abbiamo interpellato il presidente cassinate, l’avvocato Pasquale Improta.

“L’astensione proclamata su scala nazionale, a cui la nostra Camera penale ha convintamente aderito, vuole rappresentare alla collettività e all’opinione pubblica la profonda preoccupazione dei penalisti italiani per la continua e inarrestabile erosione degli spazi di garanzia a tutela dell’individuo soprattutto dei soggetti più deboli nell’ambito del processo penale – spiega il presidente della Camera Penale del tribunale di Cassino -. Si pensi agli imputati assistiti da difensori di ufficio e privi di un domicilio stabile, sono spesso posti nella inaccettabile condizione di non potere accedere ai successivi gradi di giudizio a causa delle norme più stringenti per proporre impugnazione alle sentenze di primo grado. Non bisogna dimenticare altre criticità che affliggono il pianeta Giustizia, quali, ad esempio, l’imminente entrata a regime delle udienze predibattimentali nonostante i Tribunali debbano ogni giorno, da tempo immemorabile, fronteggiare gravi vuoti di organico, oppure l’anomalia ed l’ingestibilità del nuovo regime prescrizionale”.

“Insomma ci vogliono concrete risposte che oggi non sono ancora arrivate. La Legislazione emergenziale non organica, con irrazionali aumenti di pena per fattispecie, elaborate sull’onda di fatti di cronaca, non fa altro che apportare confusione nel consorzio sociale e dona l’illusione che tutto si possa risolvere con la previsione di pene draconiane e la creazione di nuove fattispecie di reato. Si crea un falso mito securitario che invece va a scontrarsi, nella realtà dei fatti, con le annose criticità della “macchina Giustizia” afflitta da carenza di organico amministrativo, di magistrati e di risorse economiche.

“La Riforma ha anche lati positivi e sono apprezzabili gli sforzi per abbandonare il sistema “carcerocentrico” verso un sistema di pene sostitutive alla detenzione per favorire l’effettività della pena e la rieducazione del condannato. Non meno positivo, almeno come obiettivo, quello di implementare sempre più l’informatizzazione degli uffici e del processo penale. La Riforma Cartabia accanimenti carcerari nei confronti di poche decine di detenute madri o in gravidanza, per colpire quella parte di esse balzate agli onori delle cronache social; Da ultimo, i penalisti lamentano la stagnazione nelle paludi parlamentari del progetto di legge per la separazione delle carriere dei Magistrati”.

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