Comitato per lo sviluppo sostenibile, la Provincia “dimentica” gli ordini professionali: arriva la stoccata

In una nota congiunta, gli ordini professionali del territorio sollevano dubbi legittimi sulla concretezza del gruppo di lavoro

«Apprendiamo dal comunicato stampa ufficiale della Provincia di Frosinone che qualche giorno fa […] “si è
insediato ufficialmente il gruppo di lavoro voluto dal Presidente dell’Amministrazione provinciale, Luca
Di Stefano. Una task force costituita da tutte le parti sociali coinvolte nei processi produttivi […] alla presenza
di Unindustria, Cisl, Cgil, Uil, Ugl, Camera di Commercio Frosinone-Latina, Ance Frosinone, Confimprese,
Confapi, Anbi, Cna, Federlazio, Unione Artigiani Ciociari, Confartigianato, Confcoperative Lazio Sud, Acea Ato
5, Saf […] con l’urgenza di trattare con “chiarezza e snellezza i temi delle autorizzazioni ambientali”». Questo l’incipit di una nota congiunta di più ordini professionali del territorio, nello specifico: Ordine Ingegneri della Provincia di Frosinone; Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Frosinone; Collegio dei Geometri di Frosinone; Ordine dei Periti Industriali e dei Periti Industriali Laureati della Provincia di Frosinone
e Ordine dei Geologi del Lazio che fa riferimento all’insediamento del Comitato per la Crescita e lo Sviluppo sostenibile.

«Nel complesso delle parti coinvolte, è evidente come manchi una parte fondamentale del processo produttivo, il mondo delle professioni tecniche che pone le sue basi con le progettazioni e lo sviluppo di sistemi ingegneristici per lo sviluppo sostenibile. – Prosegue la nota – Probabilmente si sottovaluta il vero focus di tale ambizioso progetto: sono passati oltre 36 anni da quando per la prima volta Brundtland faceva emergere la definizione di sviluppo sostenibile, ora diventata ormai di uso comune: “Lo sviluppo sostenibile è uno sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri”. In un
simile contesto la progettazione, la realizzazione e l’implementazione di modelli di sviluppo sostenibile necessitano evidentemente della messa a sistema di metodologie e tecnologie innovative riconducibili in primo luogo ai diversi ambiti disciplinari dell’ingegneria, dell’architettura e in generale nei diversi ambiti delle professioni tecniche che possono e devono, in virtù del know-how acquisito, contribuire in quanto parti direttamente coinvolte nei processi, nell’interezza del loro ciclo di vita. Le politiche di sviluppo sostenibile passano necessariamente attraverso LE PROFESSIONI TECNICHE – ingegneri, architetti, geometri, periti industriali, geologi – che sono chiamate a svolgere un ruolo chiave nella ricerca e nell’attuazione di nuovi modelli che possano supportare la transizione ecologica e la decarbonizzazione e, in quest’ottica, la progettazione moderna ha posto le sue basi per formare professionisti che abbiano le competenze per poter supportare una trasformazione dei territori in chiave di crescita economica, sociale, culturale e turistica attenta al contesto ambientale e paesaggistico».

La stoccata

«Se davvero le parole hanno il ruolo che la linguistica gli ha conferito, appare stridente leggere nel contesto provinciale che viene istituito un gruppo di lavoro sullo sviluppo sostenibile e che in tale contesto non sia stato inserito chi studia, progetta, sviluppa e gestisce gli elementi chiave per il raggiungimento dell’Agenda 2030. – Così, senza girarci troppo intorno, dagli ordini professionali contestano giustamente il fatto di esser stati “esclusi” dal gruppo di lavoro – Appare ancora più contradditorio affrontare le autorizzazioni ambientali senza chi praticamente si occupa di tale tematica. Probabilmente sarà sfuggito agli organizzatori del gruppo di lavoro che la Regione Lazio, già da diversi anni, ha istituito un protocollo d’intesa con gli Ingegneri del Lazio, rinnovato da qualche mese dalla Giunta Rocca, con Ordini e Collegi delle professioni tecniche del Lazio, per tutte le tematiche sulle quali il sistema ordinistico ha delle competenze e delle capacità per poter collaborare con l’istituzione regionale – perché all’interno vi sono commissioni che già da anni lavorano e si confrontano sui temi e sui problemi
ambientali. Le autorizzazioni ambientali e il ritardo nell’esame e nel rilascio, nel contesto provinciale, hanno molteplici argomentazioni sottese che non possono sicuramente essere affrontate pensando di proporre in solitaria
modifiche alle norme regionali, slegando la trattazione dalle altre province laziali. Pensare di proporre
soluzioni ascoltando l’epilogo finale delle problematiche, coinvolgendo solo stake-holder fruitori del sistema autorizzatorio è davvero miope e questa provincia non può certo permetterselo più
».

L’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Frosinone, l’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Frosinone, il Collegio dei Geometri di Frosinone, l’Ordine dei Periti Industriali e dei Periti Industriali Laureati della Provincia di Frosinone e l’Ordine dei Geologi del Lazio concludono così la loro nota. Dopo aver sollevato dubbi e problematiche legittime, ci si aspetta che il Presidente della Provincia Di Stefano e gli organizzatori del gruppo di lavoro rivedano le loro scelte sul Comitato per la Crescita e lo Sviluppo sostenibile. Altrimenti, la task force potrebbe diventare l’ennesimo tavolo inconcludente per chiacchierare sulle criticità di questa provincia senza trovare davvero le soluzioni necessarie.

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