Area Vasta, Iacovissi: “Procediamo con cautela e concretezza per lo sviluppo strutturale del territorio”

Un’unica identità, per il reperimento e la gestione amministrativa delle risorse, da oltre 150 mila abitanti

Superare i vecchi campanilismi storici per trasformare il capoluogo ciociaro e i comuni limitrofi in un unico, grande polo attrattivo capace di parlare direttamente con Bruxelles. Un’unica identità, per il reperimento e la gestione amministrativa delle risorse, da oltre 150 mila abitanti. È l’architettura istituzionale del progetto “Area Vasta”, che punta a trasformare Frosinone, le città ed i comuni vicini in un attrattore di fondi e opportunità. A Palazzo Munari il dossier ha fatto registrare nei mesi scorsi un raro punto di convergenza bipartisan. Abbiamo analizzato la transizione strategica del territorio con Vincenzo Iacovissi, presidente della Commissione consiliare speciale che ha guidato la stesura della convenzione.

  • Presidente Iacovissi, come state passando dalla convenzione alla concretezza della programmazione?

“Siamo partiti da basi solide, evitando di inventare formule geometriche dal nulla. La Commissione ha preso come traccia lo studio strategico commissionato da Unindustria Frosinone ai docenti dell’Università di Roma Tor Vergata. Abbiamo sviluppato quel lavoro attraverso audizioni mirate con il mondo industriale e accademico, trasformando i dati macroeconomici in materia amministrativa ma procedendo con gradualità e cautela. Il vero valore aggiunto, però, è stato il metodo politico: in Commissione si è creata una totale condivisione tra maggioranza e opposizione. Quando il fine è lo sviluppo strutturale del territorio, le barriere ideologiche cadono”.

Il passaggio da periferia frammentata a macro area urbana

  • – Tradotto sulla mappa: qual è il perimetro di questa nuova geografia amministrativa?

“Il nucleo si è sviluppato attorno ai centri storicamente e logisticamente più integrati al capoluogo: Alatri, Veroli, Ferentino, Patrica, Supino e Ceccano, fino a includere a corona Arnara, Morolo, Pofi, Ripi e Torrice. Parliamo di un network di 11 municipalità che insieme superano la soglia dei 150 mila abitanti. È un dato fondamentale: superiamo di tre volte il limite minimo dei 50 mila abitanti richiesto dall’Unione Europea per l’accesso a determinate linee di finanziamento diretto. Non siamo più una periferia frammentata, ma una macro-area urbana”.

  • – In un’epoca di tagli ai trasferimenti statali, che cosa garantisce concretamente ai cittadini e ai bilanci comunali la gestione associata delle funzioni?

“C’è un doppio dividendo: efficienza interna e peso contrattuale esterno. Lavorare in forma associata innesca economie di scala che abbattono i costi di gestione dei singoli municipi, liberando risorse nei bilanci. Esternamente, ci permette di superare la storica debolezza della parcellizzazione quando ci si siede ai tavoli di concertazione regionali e ministeriali. L’unione fa la forza non è uno slogan, ma una regola finanziaria: un conto è presentarsi a Bruxelles come un piccolo comune di 5mila anime, un altro è farlo come un hub da 150 mila abitanti”.

Tre anni di cooperazione sperimentale per comprendere come andare avanti

  • Il primo banco di prova formale è la nascita dell’Ufficio Europa intercomunale. Come si articola questo strumento?

“L’Ufficio Europa rappresenta la prima vera declinazione pratica e l’architrave tecnica dell’Area Vasta. Abbiamo elaborato uno schema di convenzione rigido ma flessibile nei fini, che i sindaci hanno sottoscritto e che i singoli Consigli comunali hanno ratificato. Ha una durata sperimentale di tre anni e servirà a mettere a sistema le migliori competenze tecniche del territorio per la progettazione e l’intercettazione dei fondi europei diretti e indiretti. Il Comune di Frosinone fa da capofila, mettendo a disposizione le proprie strutture, ma la governance è paritaria. Abbiamo raggiunto già un risultato concreto con un primo finanziamento che ci consentirà di restare in connessione con un network di città europee”.

  • La resistenza principale a questi progetti è il timore dei sindaci di vedere la propria autonomia “cannibalizzata” dal centro maggiore. Come si disinnesca il rischio del centralismo frusinate?

“Chiarendo la natura giuridica dello strumento. Non stiamo parlando di una fusione a freddo né di un’Unione dei Comuni vecchio stampo, che spesso creano preoccupazioni nei vari Comuni. Questa è una ‘cooperazione rafforzata’. Ogni sindaco rimane custode assoluto dell’autonomia e delle peculiarità del proprio territorio. Nessuno perde sovranità; al contrario, i piccoli centri acquisiscono una capacità di programmazione e una visibilità che da soli non potrebbero mai permettersi. È un modello federativo, non centralista”.

  • Se l’Ufficio Europa è la prima pietra, qual è l’orizzonte politico a lungo termine per quest’area strategica del Basso Lazio?

“I confini fisici tra Frosinone e i comuni limitrofi esistono sulla carta geografica: i flussi quotidiani dei lavoratori, degli studenti e il tessuto industriale dimostrano che la realtà si muove molto più velocemente della burocrazia. L’Area Vasta è il passaggio obbligato per unire le forze. Più in generale, l’asse degli 11 Comuni deve superare i vecchi isolamenti e presentarsi come un quadrante macro-regionale integrato, cerniera strategica tra Roma e il Mezzogiorno, Vedremo come e con quali tempi eventualmente affrontare i passi successivi”.

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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