Biblioteche d’Italia, manoscritti e bolle papali: la storia di Trisulti nel suo archivio storico

Meta di migliaia di curiosi e appassionati, la Certosa è sede di una biblioteca fondata dai monaci certosini rimasti lì fino al 1947

Trisulti – Post tenebras spero lucem. La grande meridiana che sovrasta il cortile sembra racchiudere la storia recente della Certosa di Trisulti, la spettacolare abbazia duecentesca nel cuore della Ciociaria che a dicembre scorso ha riaperto al pubblico alla fine di un contenzioso durato tre anni tra lo Stato e l’associazione Dignitatis Humanae Institute. Oggi quella luce auspicata illumina il monastero e guida i visitatori alla scoperta di questo sito eccezionale che appartiene al ministero della Cultura e viene gestito da Lazio Crea, società della Regione Lazio che ne cura la valorizzazione. Meta di migliaia di curiosi e appassionati, la Certosa è sede di una biblioteca fondata dai monaci certosini rimasti nella cittadella fino al 1947, quando furono sostituiti dai monaci cistercensi di Casamari, altro Monumento nazionale non lontano da Trisulti e a sua volta sede di una delle 46 Biblioteche statali. 

“Nel 2018, ormai rimasti pochi anziani monaci, anche noi cistercensi abbiamo lasciato questo monastero, che è stato riconsegnato allo Stato. Attualmente, il ministero della Cultura con un accordo con la Regione Lazio gestisce, tra l’altro molto bene, l’apertura e la visita della Certosa. Ma questo non riguarda la biblioteca, che dipende dalla Direzione generale delle Biblioteche del Mic. Quando i monaci cistercensi sono andati via, c’è stato un accordo per cui dall’abbazia di Casamari continuiamo a dirigere anche questa Biblioteca, e dunque io sono il direttore di entrambi gli Istituti librari”, spiega all’agenzia Dire Padre Alberto Coratti. 

La nascita dell’abbazia in provincia di Frosinone si deve a San Domenico di Foligno, che poco dopo il Mille fondò un monastero benedettino a poca distanza da quello attuale. Fu papa Innocenzo III, originario della zona, che nel 1200 assegnò ai certosini il compito di costruire una Certosa intorno al suo palazzo. “Ha una collocazione particolare, è in montagna, circondata da boschi, completamente isolata, come è normale per questi monasteri particolari che sono le Certose”, spiega ancora Padre Coratti ricordando la vita assolutamente ritirata, “quasi eremitica”, portata avanti dai certosini. Dalla sua costruzione i monaci sono sempre stati presenti in questo luogo, che hanno ingrandito fino a farlo diventare come è oggi: una cittadella molto articolata dove trova spazio anche una Farmacia settecentesca, testimonianza del lavoro dei certosini dedicato alla produzione di medicamenti. Le adornatissime sale sono frutto del pittore napoletano Filippo Balbi, che oltre alla Farmacia decorò con dipinti e affreschi anche la Chiesa di San Bartolomeo. 

La grande corte dà accesso alle stanze di Innocenzo III, oggi sede della Biblioteca che “originariamente era in altri locali, ma con la venuta dei cistercensi è stata collocata in queste che sono le due sale dell’antico palazzo papale e in un’altra attigua, che era la Sala della meridiana”, spiega il direttore.  È qui che si conservano tutti i libri antichi, a cui si aggiunge la collezione moderna. “Attualmente siamo intorno ai 40mila volumi complessivi. La caratteristica della Biblioteca di Trisulti, che era la biblioteca dei monaci della Certosa, è la conservazione quasi integra dei documenti e dei libri fin dall’inizio, per cui l’archivio, composto da migliaia di pergamene e migliaia di documenti cartacei, bolle papali e una serie di manoscritti dei monaci, si è integralmente conservato ed è a disposizione degli studiosi”, racconta Padre Coratti.

Un patrimonio importantissimo, capace di ricostruire non soltanto la storia del monachesimo e della Chiesa, ma anche del vasto territorio ciociaro che circonda la Certosa di Trisulti.

Fonte www.dire.it (Agenzia di Stampa Nazionale)

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