Dal garage incendiato, passando per la sua abitazione fino ad altri possedimenti in altre zone del territorio. E quello che sembrava già un ritrovamento enorme continua a crescere con il passare delle ore. A Campoli Appennino si continua a scavare, cercare, mettere in sicurezza. E il bilancio degli ordigni bellici e del materiale esplosivo riconducibile a Gaspare Del Proposto, 55 anni, residente in via Borgo San Giacomo, sarebbe ormai arrivato a una cifra impressionante: tra i 700 e gli 800 pezzi.
È questo il nuovo dato emerso nelle ultime ore e che restituisce la dimensione di quella che, secondo fonti investigative, potrebbe essere una delle più imponenti concentrazioni di residuati bellici mai rinvenute negli ultimi anni in Italia.
La storia è iniziata domenica pomeriggio, quando l’incendio – riportato in anteprima dalla nostra Redazione – divampato all’interno di un garage in via Marconi ha fatto scattare l’allarme e, soprattutto, ha portato alla scoperta di quello che si trovava all’interno. Un arsenale composto da ordigni e materiale esplosivo di diversa tipologia e dimensione, con la presenza anche di granate da 120 e 81 millimetri e un ingente quantitativo di tritolo. Ma la sorpresa più inquietante è arrivata dopo, quando le verifiche hanno iniziato a interessare altri luoghi nella disponibilità dell’uomo.
Non soltanto il garage. Gli artificieri hanno individuato altro materiale anche in una rimessa. Un quadro che sembra confermare l’ipotesi di una raccolta andata avanti per decenni. Del Proposto, difeso dall’avvocato Antonio Carugno, secondo quanto emerso dagli accertamenti, avrebbe recuperato nel tempo numerosi residuati bellici durante escursioni e ricerche sui monti, anche in aree al confine con il Cassinate e nei territori che furono teatro della Seconda Guerra Mondiale. Zone nelle quali il ritrovamento di ordigni risalenti al conflitto non è un fatto sconosciuto, ma dove il problema diventa completamente diverso quando quei materiali vengono rimossi dal luogo del ritrovamento e accumulati in quantità così elevate all’interno di strutture private.
È proprio questo l’aspetto che ora i Carabinieri della Compagnia di Sora, coordinati dal Comando provinciale di Frosinone, stanno ricostruendo: quando è iniziata la raccolta, con quali modalità, quanti ordigni siano stati effettivamente accumulati negli anni e soprattutto perché una quantità così rilevante di materiale bellico sia stata conservata in luoghi situati all’interno del tessuto abitato.
A Campoli Appennino l’emergenza continua
Intanto, dal pomeriggio di domenica è operativo un imponente dispositivo interforze. È stato attivato il Centro coordinamento soccorsi e ieri pomeriggio, in Questura, si è svolto un tavolo tecnico interforze presieduto dal Questore della provincia di Frosinone, Stanislao Caruso. Al termine della riunione è stata predisposta l’ordinanza per la vigilanza dei siti interessati dalle operazioni di bonifica, alla quale contribuirà la Polizia di Stato insieme all’Arma dei Carabinieri e alle altre Forze dell’ordine.
In paese stanno operando gli artificieri dell’Esercito del Reggimento Genio di stanza alla Cecchignola, che ormai da giorni si alternano con diverse squadre per affrontare un lavoro estremamente delicato. Con loro i vigili del fuoco, i Carabinieri, la Polizia di Stato, la Croce Rossa e i nuclei della Protezione civile.
Una vera e propria task force chiamata a gestire non soltanto la messa in sicurezza degli ordigni, ma anche la protezione della popolazione. La zona di via Marconi resta infatti interdetta. Quasi un centinaio di persone sono state allontanate dalle proprie abitazioni e non possono rientrare fino a quando non saranno completate le operazioni necessarie a garantire condizioni di sicurezza.
Ieri sera il sindaco di Campoli Appennino, Pancrazia Di Benedetto, ha firmato una nuova ordinanza di evacuazione della popolazione nel raggio di 100 metri dai siti interessati dalla presenza dei residui bellici. L’area comprende, in particolare, via Marconi, via Borgo San Giacomo e località Colle dello Zoppo. Per gli sfollati l’amministrazione comunale ha messo a disposizione l’auditorium comunale, dove la Protezione civile ha predisposto brandine e sta organizzando anche la distribuzione dei pasti.
Ma il problema è che il conto degli ordigni continua a salire e, con esso, anche i tempi di conclusione delle operazioni. Gli artificieri devono procedere alla catalogazione, alla messa in sicurezza e quindi alla bonifica del materiale, valutando per ciascun residuato le modalità più sicure per il trasporto o per il brillamento controllato. Un lavoro che, alla luce della quantità emersa, potrebbe non esaurirsi in pochi giorni. Anzi, l’ipotesi che prende corpo è quella di operazioni destinate a proseguire per settimane.
E mentre Campoli resta sotto stretta sorveglianza, anche il territorio di Pescosolido è stato coinvolto nelle operazioni. Con l’ordinanza numero 39, ieri, il sindaco Donato Enrico Bellisario ha disposto con effetto immediato l’interdizione della Cava Combex, in località Pretella. È proprio lì che gli artificieri dell’Esercito hanno individuato un’area ritenuta idonea per procedere alla messa in sicurezza e al successivo brillamento controllato dei residuati bellici. La cava resterà quindi interdetta per consentire agli specialisti di operare senza mettere a rischio la popolazione.
Il “collezionista” resta ai domiciliari
E sullo sfondo resta la posizione giudiziaria di Del Proposto. L’uomo è ai domiciliari, l’udienza di convalida è stata fissata per il 1° ottobre davanti al PM Mattei della Procura di Cassino. Non è escluso che per i reati contestati possa finire in carcere. Intanto, mentre gli artificieri continuano a lavorare e le famiglie attendono di poter tornare nelle proprie case, la vicenda giudiziaria inevitabilmente si intreccia con una domanda che circola tra l’opinione pubblica: come è stato possibile accumulare per anni una quantità simile di materiale esplosivo senza che nessuno se ne accorgesse?
Un interrogativo al quale, insieme ai tanti altri che ruotano attorno a questa vicenda, dovranno dare risposta gli accertamenti investigativi e l’autorità giudiziaria. Di certo, quello che sembrava essere il contenuto pericoloso di un garage incendiato si è trasformato, nel giro di pochi giorni, in un’operazione di sicurezza di proporzioni eccezionali. Un arsenale che continua a essere scoperto pezzo dopo pezzo, intere aree interdette, decine di famiglie fuori casa e squadre di specialisti che lavorano senza sosta.
E a Campoli Appennino, a due giorni dall’incendio che ha fatto emergere tutto, la domanda più inquietante è diventata un’altra: quanto materiale c’è ancora da trovare?