Il clima di fiducia degli italiani continua a rimanere fragile. A confermarlo è la Consumer Sentiment Survey 2026 realizzata da BCG, che ha coinvolto circa 1.800 cittadini italiani all’interno di un’indagine europea condotta su oltre 20 mila consumatori in undici Paesi.
Dalla ricerca emerge un quadro caratterizzato da cautela e incertezza: il 61% degli italiani si dichiara pessimista rispetto all’andamento dell’economia nazionale, mentre le principali preoccupazioni riguardano l’aumento del costo dell’energia, indicato dal 73% degli intervistati, dato in crescita di undici punti percentuali rispetto allo scorso anno. A pesare sono anche le tensioni geopolitiche, che registrano un aumento di tredici punti, e l’inflazione, che continua a rappresentare uno dei principali motivi di apprensione.
Le aspettative per i prossimi sei mesi non lasciano spazio all’ottimismo. L’80% del campione ritiene infatti che i prezzi continueranno a salire, con conseguenze dirette sul potere d’acquisto delle famiglie. Gli intervistati prevedono una riduzione del reddito disponibile, dei risparmi e della spesa destinata ai consumi non essenziali.
In questo contesto, le famiglie modificano le proprie abitudini senza rinunciare ai beni considerati indispensabili. Le uniche categorie di spesa che mostrano segnali di crescita sono quelle legate ai prodotti alimentari e alla cura degli animali domestici. Al contrario, si registra una contrazione degli acquisti per numerosi altri settori, tra cui snack, bevande, abbigliamento e arredamento.
L’indagine evidenzia inoltre una maggiore propensione al risparmio, mentre l’e-commerce continua a incidere in misura limitata nelle categorie di acquisto più frequenti. Cresce anche l’attenzione verso i temi della sostenibilità, ma questa sensibilità non si traduce ancora in una concreta disponibilità dei consumatori a sostenere costi aggiuntivi per prodotti più sostenibili.
Secondo Antonio Faraldi, Managing Director e Partner di BCG, il contesto resta ancora complesso: l’incertezza economica e l’inflazione continuano infatti a influenzare le scelte delle famiglie e, al momento, non emergono segnali tali da indicare una vera fase di ripresa dell’economia.