Caso Ruberti: sanità, immondizia e polizze al centro degli interessi

A 'Quarta Repubblica' nuove rivelazioni in merito alla lite scoppiata al ristorante 'La Taverna' di Frosinone

“Due sono le cose che fanno cassa in provincia di Frosinone: la sanità e la monnezza”.  Lo ha dichiarato in forma anonima a ‘Quarta Repubblica’, una fonte da anni molto vicina al Partito democratico  di Frosinone.  Ma non solo.

Sotto la lente è finita anche un’ulteriore gara indetta dalla Asl, per un importo di 8 milioni di euro, relativa a una polizza sulla colpa grave dei medici. Nel contratto mostrato dal programma comparirebbe, come intermediario, una società riconducibile a Vladimiro De Angelis.   Ma a quanto pare le cose non starebbe così.

Nel corso della trasmissione sono stati  ricostruiti  i legami tra consorzio industriale, rifiuti e sanità. “Francesco De Angelis – ha evidenziato la fonte citata dal programma – è presidente del Consorzio industriale unico del Lazio, quindi gestisce milioni di euro. La lite di quella sera – ha proseguito –  ha radici legate a quello che sta succedendo alla AeA, la società che la Regione Lazio ha istituito per sgravarsi dalla gestione di tutti i depuratori del territorio. La stessa è coinvolta in diverse inchieste giudiziarie con ipotesi di reato che vanno dall’inquinamento ambientale al traffico di rifiuti”. A indagare ci sono la Direzione distrettuale antimafia di Roma e la Procura di Cassino.

Un passaggio ha riguardato anche l’assunzione della moglie di Valdimiro De Angelis alla Asl. “È stata assunta a tempo determinato ad aprile 2021 – ha reso noto Rosa Roccatani, dell’Ugl sanità di Frosinone – ed è passata a tempo indeterminato a dicembre 2021, dopo solo 8 mesi quando la legge ne richiede 36”. Al termine del programma, Nicola Porro ha annunciato nuove scottanti rivelazioni in merito alla gestione dei rifiuti in provincia di Frosinone, già nella prossima puntata.

Intanto proseguono senza sosta le indagini della magistratura. Tanto che il Procuratore Guerrierio ha rimarcato che in tale vicenda si andrà avanti fino in fondo. Nel mirino dei magistrati anche l’uso del video: si vuol capire se lo stesso possa essere stato usato come arma di ricatto.  

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