“Com’è duro capire i femminicidi”: troppe e orribili morti senza un perché

Fiorenza Taricone, già consigliera per le Pari Opportunità della Provincia di Frosinone, analizza l'omicidio di Yirelis Pena Santana

“Di fronte alla violenza contro le donne, fino al femminicidio, le leggi e la società civile ci impongono, e spesso acconsentiamo, un esercizio di razionalità; anche perché non facendolo, il risultato sarebbe una risposta violenta alla violenza in atto contro le donne, il classico dente per dente. Quindi ci sforziamo di ragionare seguendo i dettami della civiltà, perché il contrario sarebbe ripiombare nello stato di barbarie. – Così Fiorenza Taricone, già consigliera per le Pari Opportunità della Provincia di Frosinone, docente di Storia delle Dottrine Politiche e Pro Rettore dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, una delle massime esperte in tema di violenza sulle donne, analizza l’omicidio di Yirelis Pena Santana la giovane barbaramente uccisa sabato scorso in un appartamento di via Pascoli a Cassino – La lotta però è impari, molto squilibrata, visto che da una parte abbiamo la ferocia senza alcuna razionalità e dall’altra gli sforzi di comprensione e di esercizio appunto della ragione. Seguendo questo percorso, i paradossi che incontriamo nei femminicidi sono tanti. Il più vistoso, dal mio punto di vista di studiosa della questione femminile, è che gli uomini sono stati ritenuti da una storia millenaria superiori al sesso femminile perché dotati di razionalità, capacità di analisi e sintesi, mentre le donne al contrario inferiori perché troppo emotive, fantasiose, illogiche, paranoiche, non attendibili. Tanto che il loro ingresso nelle libere professioni è datato 1919 e quello nella politica, terreno di scienza, dopo il diritto di voto nel 1946″.

“E quindi dov’è, mi chiedo, la razionalità di un delitto preceduto da percosse come quello di Pena Santana Yirel Natividad? Nell’amore? Fa tristemente sorridere accettare che uno dei sentimenti più potenti al mondo invece di far vivere, dia la morte. – Prosegue la Taricone nella sua analisi – Nel senso di onnipotenza? Forse, visto che nel corso della perquisizione in casa del presunto assassino, sono state isolate numerose tracce ematiche e gli indumenti sporchi di sangue; neanche la prudenza di cancellare le tracce, solo quelle indispensabili nel luogo dell’omicidio. Nella concezione di un amore proprietario, locuzione con cui ormai siamo in familiarità, cioè il considerare le donne oggetto di possesso, cose e non persone, da distruggere a piacimento? Probabilmente, ma non del tutto in questo caso, visto che la vittima viveva in una casa al secondo piano di un palazzo di Via Giovanni Pascoli, definito meta di incontri e appuntamenti per adulti. Quindi, uccisa perché non era abbastanza di sua proprietà? Come espressione di un giudizio morale, visto che la sua vita era fuori dei canoni consueti? Probabile, perché nel genere maschile è insita da millenni la cosiddetta doppia morale, cioè che le ragazze e le donne si dividano in quelle perbene e in quelle per male, che comunque all’occorrenza, nonostante siano da disapprovare, si possono acquistare. Fra le prime, sono rientrate per secoli, se non per millenni, la madre, le sorelle, le figlie, le fidanzate, le mogli, ma soltanto perché convalidare la loro onestà significava mettere al riparo la loro stessa rispettabilità”.

“E quindi cosa mette in moto la vulnerabilità di una donna che di regola soggiace in un duello fisico? Sicuramente l’incapacità di molti di interrogarsi veramente su cosa significa essere uomini oggi, di sorvegliare il linguaggio, visto che ancora oggi si legge che il ragazzo sospettato è di buona famiglia; una famiglia che naturalmente, come in molte altre situazioni, in Italia e altrove non si era accorta di nulla o faceva finta di non vedere l’inclinazione alla violenza come in questo caso, visto che il 26enne operaio era già nella banca dati dell’Afis, segnalato nel 2017 e poi ancora nel 2021 per lesioni e resistenza a pubblico ufficiale”. – Prosegue ancora l’esperta.

“A noi resta rifiutare la vendetta, lo sforzo di comprensione ai limiti della sopportazione; prendendo in seria considerazione il rimprovero fatto alle donne dai tempi antichi di seguire troppo la fantasia e l’immaginazione, oggi guardiamo tutto con gli occhi della realtà; la realtà ci dice che una giovane donna e madre, che aveva tutto il diritto di non essere giudicata e ammazzata, non esiste più, perché un violento femminicida ha deciso così, senza alcuna razionalità, lasciando a noi anche il compito di capirlo”. – Conclude Fiorenza Taricone.   

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Angela Nicoletti
Angela Nicoletti
Angela Nicoletti, giornalista professionista iscritta all’albo dal 1998 si occupa di cronaca e giudiziaria sia in provincia di Frosinone che a livello nazionale. Ha collaborato e collabora con le prestigiose testate: Il Mattino di Napoli e Il Tempo. Dal 2001 è la referente per il basso Lazio dell’agenzia giornalistica AGI. Le sue inchieste giornalistiche sono sfociate anche in delicate indagini della magistratura. Nel 2018 è stata insignita del premio letterario e giornalistico dedicato a Piersanti Mattarella con un reportage sui beni confiscati alla criminalità organizzata

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