Comune di Cassino, la maggioranza canta “fatti più in là” a Fardelli, l’escluso a insaputa di tutti

La storia del candidato Pd alla provincia espulso dall'amministrazione comunale Pd rivela quali siano i veri interessi della classe dirigente

C’è davvero di tutto nella galleria degli orrori del Pd. L’ultimo della serie è un piccolo capolavoro del paradosso e della fantapolitica: è quello di un’amministrazione del Pd, con sindaco del Pd, che riesce a 1) perdersi per strada / 2) estromettere / 3) auto-espellere (risposta a scelta ma stesso risultato) un membro della coalizione di governo, perfettamente all’insaputa di tutti i protagonisti: del primo cittadino che ha altro di cui occuparsi, della indistruttibile alleanza che professa gratitudine e imperituro ossequio al suo condottiero (e pensa solo a quello) e del diretto interessato, impegnato ad allontanare da sé ogni allusione al fatto che gli sia scappata una smorfia o si sia strofinato il naso. Cassino è capace di molte cose straordinarie ma, a quanto pare – ed a dispetto dell’abusata indispensabilità del confronto per il corretto funzionamento degli enti territoriali -, anche di trame basate sull’ineluttabilità di un futuro già scritto da chi stabilisce e decide.

L’auto-espulsione di Fardelli sentenziata dalla maggioranza

Difatti la maggioranza se ne esce scrivendo nero su bianco che il consigliere Luca Fardelli si sarebbe autoescluso, nonostante lo stesso Fardelli non abbia presentato alcun documento in quel senso. Però l’argomentazione dei fedelissimi – che a questo punto rappresenta il primo atto ufficiale della vicenda “fatti più in là, non mi turbar” (ricordate le Sorelle Bandiera?) – fa un’opera di semplice deduzione non avendo Fardelli commesso alcuno sgarbo politico: l’unico problema è che lo ‘sventurato’ si è posto in competizione col sindaco per entrare nell’assemblea di Palazzo Iacobucci, questo basta e avanza a ritenerlo ormai corpo estraneo.

Il mistero buffo del consigliere sordo allo “spirito di squadra”

Insomma se il primo cittadino si candida a fare il consigliere provinciale non ce n’è per nessun altro della sua coalizione che osi sottrargli voti ponderati. Roba che va a cozzare con la storia dei conflitti in democrazia che sarebbero essenziali per il pluralismo. Ma un conto sono le chiacchiere sulla forma di governo e sulle dinamiche di partito, altro metterle in pratica. L’editto nasce a metà gennaio, ufficialmente dalla volontà unitaria e granitica della maggioranza e annunciato a furor di supporter dal capogruppo Andrea Vizzaccaro. Tanto che la stessa presidente del Consiglio comunale, Barbara Di Rollo, resta calma e di gesso rispetto ai suoi programmi politici personali, evitando ogni espressione del viso. Perché Fardelli, dunque, non ha recepito “il richiamo allo ‘spirito di squadra’ per il raggiungimento di un forte obiettivo politico” che avrebbe spinto “al classico passo indietro alcuni della nostra squadra”?

Per Cassino sarebbe come per il Maxibon: “two is megl che uan”

La candidatura del sindaco, in realtà, arriva come prova di forza e orgoglio ma solo successivamente alla decisione di scendere in campo del consigliere ora etero-espulso. Fardelli non rilascia dichiarazioni ma la scelta per le provinciali è arrivata dal tavolo della federazione dem (avendo come riferimento il gruppo della consigliera regionale Sara Battisti), da logiche partitiche e non da ‘spiriti della squadra’, ciononostante non ha mai pensato di chiedere di uscire dalla maggioranza e di sistemarsi all’opposizione, men che mai ha fatto passaggi formali. In ogni caso due consiglieri provinciali al posto di uno non possono che essere un vantaggio per Cassino, lo dice anche uno spot per i gelati. A meno che non si voglia pure additare la matematica quale pericoloso avversario capace di “mettere in difficoltà l’amministrazione più importante del centrosinistra”.

Le elezioni provinciali (immeritatamente) al centro dell’attenzione

Ora questo fatto-non fatto cassinate nasce da una realtà distopica secondo la quale la politica cittadina – al centro del cratere della crisi automotive e senza alcuna idea su come uscire da recessione, disoccupazione, povertà e licenziamenti collettivi -, dovrebbe impiegare tempo ed energie per un ente che i cassinati, storicamente, hanno considerato per quel che è: una creatura non adatta ad assecondare gli interessi e le scelte conseguenti di governance territoriale, tant’è che a lungo hanno lavorato alla provincia tripolare del Lazio meridionale. Come ente di secondo livello, poi, l’interesse per Palazzo Iacobucci dovrebbe rasentare lo zero.

Ma siamo all’opposto della scala dell’attenzione, con la città di riferimento dell’area vasta di confine col Sud più disperato, che appare impegnata a diffondere comunicati grondanti proclami “per cambiare in meglio la vita dei cittadini”, fondati sul nulla in termini di programmi e progetti per il territorio. Uno “specchio” che riflette il panorama nazionale col Paese fermo nell’economia, ostile ai giovani costretti ad emigrare, col restringimento della dialettica democratica a cui corrispondono l’urgenza di allargare gli spazi del dissenso, il controllo del potere (opposizioni dove siete? bho), l’attenzione alle persone escluse dall’area del privilegio e degli scambi. Dal paradosso e dalla fantapolitica alla realtà che “la pressione mi fa alzar”.

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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