Non è un addio in punta di piedi. Domenico Marzi, consigliere comunale ed ex sindaco del capoluogo, sceglie di chiudere la consiliatura ma, lascia intendere, anche la sua lunga stagione politica riaprendo il fascicolo più doloroso della mobilità cittadina: l’ascensore inclinato. Lo fa con un’interrogazione datata 24 settembre 2026 e indirizzata al sindaco Riccardo Mastrangeli, per la quale chiede una risposta scritta “sostenuta da documenti, certamente forniti dai Dirigenti”.
La premessa ha il sapore del congedo. Marzi ricorda che la fine della consiliatura rappresenterà per lui “la cessazione dell’impegno politico-amministrativo”, un impegno che rivendica come “sempre indirizzato al buon andamento della P.A. e profuso con entusiasmo”. Ma il tono, riga dopo riga, si fa tutt’altro che nostalgico.
“Sperando di non annoiare, parlo ancora una volta dell’ascensore inclinato”, scrive l’ex primo cittadino, che non si sottrae all’ironia popolare sull’impianto, “da taluni ironicamente definito ‘cronicamente incrinato'”. Per Marzi quella struttura è “la rappresentazione più evidente dell’inefficienza della sua amministrazione e di quelle che l’hanno preceduta”. Un giudizio che non risparmia nessuno e che poggia su un dato brutale: “Sono quindici anni che l’ascensore inclinato non funziona”, dopo aver “balbettato” l’efficienza “solo ed esclusivamente per un anno o forse di più, dal 2009 in poi”.
Una interrogazione che ha il sapore del congedo dalla vita amministrativa
Eppure, nella lettura del consigliere, la partita non è chiusa. Il collegamento tra città alta e città bassa, con la possibilità di integrare i mezzi pubblici con l’impianto di risalita per raggiungere stazione, Asl, Palazzo di Giustizia, aeroporto e cimitero, rappresenta “una scommessa che lei può ancora cogliere con successo” nei “tempi ristretti che ci attendono fino alla fine della consiliatura”.
È qui che l’interrogazione assume i contorni di un ultimatum politico. Se l’amministrazione dovesse centrare l’obiettivo, Marzi si dice pronto a sostenerla “cospargendomi il capo di cenere”. In caso contrario, avverte, “se dovessi cogliere ancora segnali di indifferenza diventerei il suo più accanito avversario e non avrei difficoltà a contrastarla in ogni occasione”. – Scrive al sindaco.
Il cuore tecnico dell’atto riguarda il rapporto con la Maspero, l’impresa contraente. Marzi chiede al sindaco di dire alla città “cosa si è fatto di concreto negli ultimi tempi” e, in particolare, se al momento del versamento di 500.000 euro, importo previsto come dovuto alla sottoscrizione del contratto, la pubblica amministrazione abbia avuto “la diligenza di verificare la capacità del contraente di rispettare gli impegni”, valutando anche “eventuali profili di responsabilità precontrattuale”.
La richiesta di chiarezza sulla mancata risoluzione del contratto con la Maspero
Le domande successive sono ancora più puntuali. Il consigliere vuole sapere perché non si sia dato impulso alla risoluzione del rapporto con la Maspero e perché non sia stato ancora contattato il secondo classificato della gara, “cui per legge può essere affidata la realizzazione dell’intervento”. E chiede di spiegare “come mai a distanza di anni tutto questo non è avvenuto”.
Non manca una stoccata sulla gestione legale della vicenda. La lettera per la risoluzione del contratto, “stante l’evidente inadempimento”, secondo Marzi “poteva anche essere predisposta dall’Ufficio Legale, del quale tutti abbiamo stima e fiducia”, anziché dai professionisti esterni interpellati dal sindaco.
Il passaggio politicamente più delicato arriva con una domanda secca: “Cosa si sta attendendo?”. Marzi avanza un sospetto e lo mette nero su bianco: si domanda se la fase di stallo “non sia per caso attribuibile ai rapporti che l’amministrazione ha con l’impresa Cialone per il trasporto pubblico urbano e con contratti che non conosco e che attengono alla manutenzione dell’impianto di risalita”. Da qui la richiesta esplicita di riferire per iscritto “se il contratto con la Ditta Cialone sia stato mai un ostacolo per la pratica di ripristino dell’ascensore inclinato”.
La proposta: un esponente dell’opposizione come presidente del Consiglio
Una domanda che sposta il dossier dal piano tecnico-contrattuale a quello dei rapporti tra Comune e gestore del trasporto urbano, e che difficilmente potrà restare senza risposta formale. L’ex sindaco tiene a precisare che l’iniziativa è dettata “solamente dall’esigenza della trasparenza amministrativa e non da contrapposizione”. Ma chiude con una coda tutta politica, rilanciando una proposta già avanzata in passato: per garantire l’efficienza del Consiglio comunale, scrive, “la prospettazione del voto nei confronti di un rappresentante dell’opposizione alla carica di Presidenza, può essere una validissima soluzione”.
Ora la palla passa a Palazzo Munari. Mastrangeli dovrà rispondere per iscritto, carte alla mano, su un’opera che da quindici anni è il simbolo di un’incompiuta cittadina e che, nelle ultime battute della consiliatura, rischia di diventare anche un terreno di scontro politico.