Congresso Pd, deciderà il nazionale. Agostini: “Partito alla fase due, Frosinone resta tra le correnti”

Verso un trasferimento dal partito laziale a quello centrale della decisione sul futuro di fase assembleare e gestione della federazione

La commissione di garanzia del Pd Lazio è pronta a trasmettere all’organismo omologo nazionale la pratica sul congresso provinciale frusinate, dopo 1400 schede contestate perché distribuite senza tracciabilità ed una fase assembleare sospesa a seguito delle dimissioni della maggioranza dei membri della commissione congresso del capoluogo ciociaro. Insomma, del Pd di Frosinone si parlerà – e non certamente in positivo – nel Partito democratico nazionale.

Della situazione locale e italiana dei dem abbiamo parlato con Riccardo Agostini, già coordinatore di Articolo Uno Lazio e confluito nel Pd di Elly Schlein insieme a tutta la formazione politica di Roberto Speranza. L’ex ministro della Salute aveva assicurato che la sua componente sarebbe rimasta “al fianco di Elly per costruire il perno della coalizione progressista”. Così è stato fino ad oggi ma adesso gli ex di Articolo Uno dovranno promuovere, insieme alla segretaria, una fase nuova di ulteriore trasformazione ed evoluzione.

  • Tutto cambia nel futuro prossimo dem, mentre Frosinone resta all’antico: un’altra bella guerra tra correnti?

“Noi abbiamo la necessità di aprire una fase programmatica a livello italiano. Certo, a Frosinone ci ritroviamo in una dinamica di combattimento interno alle correnti”.

“Noi ex Articolo Uno con Schlein per aprire una stagione di cambiamento”

  • Quale evoluzione intendete promuovere?

“Noi siamo entrati nel Pd con qualche difficoltà ma sulla base di un impianto che vedeva Elly Schlein aprire una fase costituente. Il tutto in considerazione di una situazione di arretramento: dopo Zingaretti, con Letta eravamo scesi al 14%. Da qui il proposito di sostenere una candidatura, come quella di Schlein, che puntava ad aprire il Pd e ad immettere elementi di cambiamento. Il vecchio Partito Democratico aveva esaurito la sua funzione. Quella analisi ci sembra ancora oggi corretta e sarebbe opportuno, dopo un periodo di assestamento – anche perché nessuno immaginava che Schlein vincesse il congresso -, avviare una fase 2 costituente, basata su un modello organizzativo ed un programma”.

  • Il congresso elegge gli organi dirigenti ma quello di cui parla sembra un passaggio differente.

“È così. Per me che vengo dal Pci, sarebbe utile fare una specie di congresso a tesi. La fase storica e quella globale sono completamente cambiate, da Trump al ritorno al potere di forze politiche di destra e di estrema destra. Basti pensare alla Germania che si accinge a votare, dove c’è chi ha sostenuto che Hitler era un comunista. Poi le guerre, dall’Ucraina al Medio Oriente, la crisi evidente dell’Europa come l’abbiamo costruita, sono altre questioni fondamentali. Oltretutto il Pd è il primo partito nella delegazione dei socialisti europei e questa situazione imporrebbe l’obbligo di cogliere un’opportunità, vista la leadership, nel senso del cambiamento. Ecco perché sosteniamo, come ex Articolo Uno, la necessità di una seconda fase costituente. Una fase che sia programmatica e organizzativa, che metta al centro un nuovo Pd”.

  • C’è il tema incerto dell’ampiezza della coalizione. È rispuntato il centro, con Delrio, Castagnetti e Gentiloni, e pare aprire ulteriori scenari. Come la mettiamo?

“Penso sia bene aprire una discussione. Si è chiusa una stagione del bipartitismo e bipolarismo che negli ultimi anni ha portato alla guida del Paese tanti governi tecnici. Ora c’è necessità di costruire e allargare il campo e il perimetro del centrosinistra con l’obiettivo di porre temi collegati all’impianto progressista e, quindi, fortemente politici. Non mi spaventa un polo centrista nel partito e potrei anche augurarcelo, purché collegato, ripeto, a politiche riformiste e innovatrici” .

“Bene un polo dei cattolici, purché sempre d’impronta progressista”

  • C’è anche Franceschini che archivia l’ipotesi di un uovo Ulivo ed invita a correre ognuno per proprio conto nel centrosinistra. Cosa ne pensa?

“Franceschini fa un’operazione di realpolitik. Mancano due anni alle elezioni, ci sono da regolare alcuni appuntamenti legati ad elezioni amministrative e regionali, siamo all’opposizione del governo Meloni e nel percorso che affrontiamo dobbiamo costruire elementi di novità. Allora, dice Franceschini, meglio che ognuno pensi al proprio partito, rafforzi ogni soggetto. Poi ci incontriamo 6 mesi prima delle elezioni, verifichiamo lo stato della possibile alleanza, i punti programmatici che possiamo mettere in campo e proviamo a costruire una piattaforma più avanzata rispetto a quella dei governi progressisti degli ultimi anni. Conte ha fatto Nova e oggi i 5S si dicono una forza di progresso. Diamogli il tempo di mettere in campo il suo progetto di M5S che serve proprio ad allargare il campo”.

  • Così la federazione di Frosinone si ritrova in una sorta di terra di mezzo politica…

“Il micro cosmo di Frosinone sta nella coda finale di una vicenda del partito che si intreccia con l’apertura di una stagione nuova. Ma è influenzata dalla vecchia dinamica interna. Per questo diciamo: teniamo insieme le aree che hanno sostenuto Schlein e avviamo una fase di cambiamento che dovrà permeare i territori. Il frusinate si ritrova nel mezzo di quelli che hanno scelto di fare il congresso proprio mentre si sta ragionando su una nuova pagina del partito. C’è oggettivamente un problema di tempistiche”.

  • Concludendo e sintetizzando?

“Meno tattica e via ad una seconda parte costituente. Vogliamo – come ex Articolo Uno – aprire una riflessione in profondità sui temi e su come si organizza il partito. Incidendo sui contenuti e sulla struttura, insomma. Quanto ai temi, sono quelli della pace, del lavoro, della transizione ecologica, dell’impatto dell’intelligenza artificiale sulla vita delle persone con relativa necessità di regolamentazione. Inoltre dobbiamo dire che tipo di Europa vogliamo realizzare nell’ambito dell’alleanza con gli Stati Uniti e dei rapporti con Cina e Russia. Per questo vasto impegno nell’elaborazione è necessario un congresso a tesi ed il programma diventa fondamentale per un futuro non solo di governo”.

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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