C’è un dettaglio che forse è sfuggito a molti, o forse no, ma che racconta molto più di quanto sembri. Domenica 8 marzo, proprio nel giorno in cui si celebrava la Giornata internazionale della donna, in provincia di Frosinone si sono svolte le elezioni per il rinnovo del Consiglio provinciale. Il risultato? Un’assemblea composta esclusivamente da uomini.
Una coincidenza che ha il sapore dell’ironia amara. Perché mentre a parole – e sui social – si moltiplicavano messaggi, mimose virtuali e dichiarazioni sull’importanza del ruolo femminile nella società, nei fatti la politica locale ha consegnato alla Provincia un Consiglio senza neanche una rappresentanza femminile.
Un dato che attraversa trasversalmente gli schieramenti. Dal centrodestra al centrosinistra. Fratelli d’Italia elegge quattro consiglieri uomini: Jose Stefano D’Amore (10850 voti ponderati), Alessandro Cardinali (9289), Simone Paris (4834) ed Andrea Velardo (2960). Per Forza Italia entra Pasquale Cirillo (3636); per Provincia in Comune resta Luigi Vacana (3510) e per Progetto Futuro Gianluca Quadrini (3948). Anche il Partito Democratico chiude il cerchio con una pattuglia tutta maschile: primo il sindaco di Cassino Enzo Salera (8183), seguito dal ferentinate Luigi Vittori (7759) e dall’altro cassinate Luca Fardelli (6331).
Neppure a casa loro, nel Pd, le femministe sono riuscite a ricavarsi un posto. Segno che, quando si tratta di costruire liste, accordi e pesi interni, la questione di genere resta spesso fuori dalle priorità.
Va ricordato, peraltro, che si tratta di elezioni di secondo livello: alle provinciali non votano i cittadini ma soltanto sindaci e consiglieri comunali. Un sistema che inevitabilmente amplifica il peso degli accordi politici e delle dinamiche interne agli amministratori. Nulla di illegittimo, sia chiaro. La politica vive anche di questo. Ma il risultato finale restituisce comunque una fotografia che merita qualche riflessione.
Tra le assenze più simboliche c’è quella di Antonella Di Pucchio, prima tra i non eletti nel Pd, che negli ultimi anni rappresentava una delle poche presenze femminili nell’assise provinciale. Nel Partito Democratico si è infatti imposto con forza di voti il sindaco di Cassino Enzo Salera, seguito da altri candidati uomini. Un passaggio che segna di fatto la scomparsa dell’ultima rappresentanza femminile nel Consiglio.
Dalla Provincia ai Comuni: presenza femminile marginale
Il punto qui non è fare una battaglia ideologica, men che mai agitare slogan sul patriarcato. E neppure trasformare l’analisi in un esercizio di retorica militante. Ma un dato resta difficile da ignorare: in provincia di Frosinone la presenza femminile nei ruoli apicali della politica locale continua a essere estremamente limitata.
Basta guardare ai numeri dei Comuni. Su 91 municipi, le donne alla guida delle amministrazioni si contano sulle dita di una mano. Un equilibrio che inevitabilmente si riflette anche nei livelli istituzionali superiori.
La politica territoriale resta dunque, ancora oggi, un terreno prevalentemente maschile. Non necessariamente per volontà esplicita di escludere, ma per una somma di dinamiche consolidate: reti di potere, percorsi politici costruiti negli anni, accordi interni che spesso si sviluppano in contesti dove la presenza femminile è già minoritaria.
E se stupisce che la presenza femminile tanto cara al centrosinistra (negli slogan) non sia riuscita ad imporsi, stupisce ancor di più che il partito di Governo, guidato dalla presidente del Consiglio Meloni, non sia riuscito a tirar fuori dal cilindro una delle tantissime esponenti valide in provincia. Fratelli sì, sorelle solo quando fa comodo.
E così accade che, proprio l’8 marzo, di conquiste e diritti a Palazzo Jacobucci le donne non possano rivendicarne. E quella che arriva è un’istantanea in bianco e nero della realtà politica locale: quella di un Consiglio provinciale completamente al maschile. E addio giallo mimosa.
Un dato di fatto, amaro. E anche un promemoria: le mimose durano un giorno. Gli equilibri di potere molto di più. Triste realtà.