Corruzione e mafie, Gnesi (Avviso Pubblico): “Attenti anche in provincia all’argine debole di politica e Pa”

L'intervista ad Arturo Gnesi, già sindaco di Pastena ed esponente di "Avviso Pubblico", che lancia l'allarme a margine dell'inchiesta pontina

“Nella nostra politica provinciale purtroppo esiste il favorire ditte amiche che, poi, contribuiscono magari alle campagne elettorali dei politici, oppure magari chiedono in cambio l’assunzione, oppure l’affidamento di lavori di progettazione per determinati ruoli. Su questi argomenti ci sono inchieste in corso, incluse quelle su politici che sistemano figli, parenti, amici dal punto di vista occupazionale con società e imprese che hanno dei rapporti con la pubblica amministrazione”. Arturo Gnesi, già sindaco di Pastena ed esponente di “Avviso Pubblico”, l’associazione che raggruppa enti e istituzioni di tutt’Italia (611 tra Comuni, Province e Regioni) impegnate a lottare per la legalità, contro la corruzione e per la cittadinanza responsabile, lancia l’allarme a margine dell’inchiesta pontina che ha messo in luce un “modo di fare” che in realtà sarebbe molto più esteso e pervasivo di quanto si pensi.

L’intervista

  • Quale il nodo che dovrebbero sciogliere tutte le amministrazioni a cominciare da quelle comunali?

“La promozione di direttive nelle quali siano soprattutto premiate la trasparenza, la rendicontazione ai cittadini e la partecipazione degli amministrati: su questo va tenuta alta l’attenzione dei giovani amministratori e, in genere, di tutta la classe dirigente. Perché, magari, i colpevoli sono pochi ma il danno e il declino delle nostre amministrazioni è dovuto al fatto che tanti sono collusi di fronte a fatti che lambiscono l’illegalità. Fatti di fronte ai quali si preferisce star fermi, stare in silenzio, non fare nulla. Questo potrebbe essere molto pericoloso”.

  • Gli studiosi di mafie e di clan dicono che si può parlare di mafie, di clan e li si può identificare solo a patto che si metta prima bene in chiaro qual è il contesto, quale l’ambiente in cui proliferano.

“E’ così. Abbiamo eventi anche recenti legati alla corruzione ma più che il caso singolo noi dobbiamo considerare il sistema, la cultura, l’atteggiamento: perché è questo che nella nostra politica provinciale purtroppo esiste. In questa prospettiva viene sottovalutato anche il fenomeno dei conflitti di interesse. Oggi il fenomeno mafioso è poco visibile, è sottotraccia, perché magari c’è una parte di pubblica amministrazione – non voglio generalizzare per carità visto che esistono tanti ottimi e onesti amministratori pubblici, consiglieri, sindaci, assessori, dirigenti, funzionari e così via per carità – abituata a far passare come ormai una consuetudine il favore fatto ad una persona, il ritoccare una graduatoria, l’affidare degli incarichi di responsabilità a uno rispetto all’altro”.

Semplice e invisibile, l’infiltrazione ormai non ricorre alla mano armata

  • Non serve più sparare e intimidire per raggiungere lo scopo?

“Io mi chiedo: seguire dei criteri partitocratici, delle simpatie e delle appartenenze a determinati gruppi di potere, rafforzando alcune strutture di alcuni apparati, di alcuni interessi economici privati e pubblici: voglio dire, è mafia questa qua? No, non è questo in senso classico, però siamo di fronte ad un sistema, una cultura, una mentalità comunque ‘mafiosi’. Perché poi per arrivare a certi scopi non c’è bisogno dell’intimidazione, non c’è bisogno della bomba, non c’è bisogno dell’estorsione, perché la pubblica amministrazione ormai è molto malleabile, permeabile a quelle che sono le richieste di una criminalità che era aggressiva e che invece oggi va a intavolare la trattativa. Semplice e invisibile: questo è il problema”.

  • La sua conclusione?

“L’associazione Libera di don Ciotti e Avviso Pubblico stanno portando avanti un progetto teso ad ‘accendere i riflettori’ non quando mettono una bomba, come è successo a Sigfrido Ranucci e tutti sono in piazza indignati, ma quando si scoprono degli affari illeciti, si scoprono degli combriccole, degli affari sporchi e dei comitati di varia natura. Aggregazioni che operano silenziosamente nella nostra società a partire dall’interesse per gli appalti pubblici, nella sanità, nel ciclo dei rifiuti che è quello che maggiormente oggi preoccupa le forze dell’ordine e investigative. Ovviamente poi non dimentichiamoci del controllo del mercato delle sostanze stupefacenti che, seppur non ne parliamo più, rappresenta sempre una fonte di guadagno immensa. C’è una zona grigia che finisce per inquinare l’economia”.

Le minacce agli amministratori e la permeabilità di enti ed istituzioni

  • Anche voi amministratori siete molto spesso minacciati: almeno quelli che riescono a mantenere la schiena dritta.

“Ho sempre trovato grosse difficoltà nel proporre questo argomento a livello di colleghi e amministratori per farne quasi il senso di una sorta di scuola serale per i giovani che si avvicinano alla gestione del bene comune, del bene pubblico. Che non va concepito come un pacchetto di voti con i quali uno può ambire o meno all’assessorato, può ambire alla carica di Sindaco. Ma bisogna restituire al voto il senso profondo di un meccanismo democratico per l’elezione dei rappresentanti. E farsi eleggere in un Comune deve essere semplicemente l’inizio di una fase finalizzata ad occuparsi dei problemi dell’intera comunità, dell’ambiente, del territorio. Cercando di dire che… ‘guardate che insomma l’affidamento diretto a 150.000 € può essere molto subdolo perché magari ti vai a trovare a contatto con quella ditta che in qualche modo ti avvicina, con l’associazione che punta ai fondi regionali per cultura ed eventi. E si finisce così in un sistema clientelare che non crea un argine contro la mafia ma crea una permeabilità nei confronti del sistema criminale”.

  • Attenti al ventre molle della pubblica amministrazione e della politica, insomma?

“C’è una debolezza, diciamo una mancanza di cultura civica, di sensibilità politica. E così chiaramente potrebbero arrivare degli interessi che, poi, non trovano una barriera, non trovano una classe politica formata, capace di arginarla, capace di frenarla e di fermarla”.

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Stefano Di Scanno
Stefano Di Scanno
Giornalista Professionista

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