Il turismo continua a rappresentare uno dei principali motori dell’economia italiana, ma una parte consistente della ricchezza generata viene dispersa a causa di una serie di criticità strutturali. Secondo un’analisi dedicata al fenomeno del cosiddetto “turismo tossico”, il sistema perderebbe ogni anno tra gli 8,8 e i 16,2 miliardi di euro, con una stima centrale pari a 12,6 miliardi, equivalenti a circa lo 0,6% del Prodotto interno lordo nazionale.
Lo studio, realizzato da Raffaele Rio e illustrato nel saggio Il turismo non è destino. Come restituire ai territori il controllo del proprio futuro, individua sei principali fattori che sottraggono valore ai territori: il caro prezzi, l’overtourism, le infiltrazioni della criminalità, la diffusione incontrollata degli affitti brevi, la marginalizzazione delle aree interne e la crescente concentrazione dei ricavi nelle mani delle grandi piattaforme digitali.
Secondo l’analisi, il costo sociale del fenomeno si traduce in una perdita media di 477 euro per famiglia residente nelle aree interessate e di 214 euro per abitante, somme che rappresentano opportunità di crescita e sviluppo economico non realizzate.
Lo studio mette inoltre in evidenza le conseguenze dirette sulle famiglie italiane. Circa 8,1 milioni di persone sarebbero costrette a rinunciare alle vacanze a causa dell’aumento dei prezzi, mentre oltre 304 mila residenti avrebbero lasciato spazio agli affitti brevi destinati ai turisti, con effetti significativi sul mercato immobiliare e sulla disponibilità di abitazioni.
Tra gli aspetti più critici emerge anche il peso dell’economia illegale: le infiltrazioni criminali nel settore turistico sottrarrebbero ogni anno circa 3,3 miliardi di euro all’economia regolare, riducendo il gettito fiscale e alterando la concorrenza a danno delle imprese che operano nel rispetto delle regole.
L’analisi punta così l’attenzione sulla necessità di adottare politiche in grado di rendere il turismo più sostenibile, favorendo una distribuzione più equilibrata dei benefici economici e garantendo una maggiore tutela delle comunità locali.