Se la soppressione dei Consorzi industriali fusi ha lasciato alle province del Lazio meridionale quattro cosiddette “articolazioni territoriali”, al posto degli enti che facevano incontrare istituzioni e parti sociali a Frosinone, Cassino, Latina e Gaeta, quindi privando di fatto queste periferie di autonomia decisionale in materia economica, non meno penalizzante per la centralizzazione delle funzioni appare anche la storia della società in house AeA, società nata a Rieti con la presidenza di Riccardo Bianchi. Successivamente venne ampliata all’Asi di Frosinone e soci divennero i due consorzi industriali del capoluogo ciociaro e di Rieti appunto, guidati all’epoca da Francesco De Angelis e Andrea Ferroni. A questi si aggiungerà successivamente il Cosilam di Cassino (Marco Delle Cese ultimo presidente). L’operazione nacque sull’idea che un ente di diritto privato con capitale interamente pubblico, agendo con affidamenti diretti di servizi senza gara, potesse sfruttare economicamente al meglio il maggior introito a disposizione dei consorzi industriali: vale a dire la gestione della depurazione industriale, tra acque reflue da purificare e fanghi da smaltire.
E ora una spa con 2 milioni e 488mila euro di capitale sociale
AeA ancora oggi – al di là della trasformazione del 17 aprile 2025 in società per azioni su impulso dell’amministratore unico Massimo Barillaro (2 milioni e 488 mila euro di capitale sociale suddiviso in 600.000 azioni) – può quindi operare con gestione privatistica e semplificata e senza obbligatorietà di processi di evidenza pubblica, tutta una serie di appalti relativi alla manutenzione degli impianti, allo smaltimento dei reflui, fino ai servizi di guardiania e vigilanza. Si provvide anche all’assunzione di dipendenti – 25 in tutto, una ventina tra Frosinone e Cassino ed il resto a Rieti – pescando a volte in ambienti vicini ad esponenti in vista della politica e delle professioni. Vennero trasferiti ad AeA provenendo in parte dall’organico dei consorzi industriali. Gli impianti principali da gestire sono sicuramente quello dell’area di Cassino – con l’unificazione del depuratore ex Asi (Fiat) e quello ex Cosilam (De Medici) – e quello di Ceccano. L’impianto di Anagni resta la grande incompiuta paralizzata da anni. Decisamente di rilevanza minore è quello di Rieti.

I disinquinatori finiti e poi usciti dall’inchiesta “acquanera”
Le cose sarebbero migliorate, era l’illusoria visuale accreditata sui media all’epoca. In realtà i sogni di gloria finirono nell'”Acquanera” dell’operazione della Procura di Cassino, nel settembre 2021, sulla gestione di quelli che sarebbero dovuti essere i “disinquinatori” dei reflui industriali a Ceccano e a Villa Santa Lucia. Ci fu un accertamento giudiziario passato anche attraverso clamorose misure cautelari e concluso con l’assoluzione del presidente AeA dell’epoca Bianchi e dei 19 indagati. Ma quel che qui interessa sono gli aspetti finanziario e politico dell’operazione ed anche i riflessi per l’ambiente.
La magistratura argina contaminazione e appestamento dei residenti
Perché, al di là dell’esistenza o meno di responsabilità personali e quindi di violazione del codice penale, l’inchiesta ha messo in rilievo lo scarico nei corsi d’acqua di reflui non correttamente depurati, contenenti concentrazioni altissime e oltre i limiti consentiti di Cod, Bod5, solidi sospesi, alluminio, solfuri, solfati e fosforo totale. La popolazione invece ha denunciato lunghi periodi di puzza insopportabile fino a costringere a tenere le finestre chiuse pure col solleone. Una situazione a cui dopo molti mesi, a costo anche di far chiudere la Cartiera Reno De Medici, si è messo rimedio solo grazie ad opere che hanno abbattuto le emissioni sia nei fiumi che nell’aria. Ed i cittadini non più appestati e inquinati in maniera così asfissiante e pericolosa per la salute, come è stato per mesi e mesi, possono solamente ringraziare la magistratura.
I conti in rosso che hanno finito col pesare sul Consorzio Industriale
Nonostante i molti soldi tirati fuori dalle industrie per la depurazione, i conti di AeA non hanno goduto di buona salute tanto è vero che i revisori del Consorzio Industriale del Lazio (subentrato quale socio unico al posto dei tre promotori Frosinone, Rieti e Cassino), lo scorso anno, a commento dei conti 2024, hanno dovuto annotare come “i mancati introiti anche a seguito di accordo di rimodulazione e riduzione dei canoni concessori con la società AeA Spa, ed i crediti vantati ad oggi non ancora incassati anche nei confronti dei soci, determinano un irrigidimento di cassa che richiede liquidità ulteriori al fine di evitare l’esposizione nei confronti di erario, dipendenti e fornitori”. Quindi proprio il peso di AeA sul socio unico ha rischiato di affondare anche il Consorzio Industriale Unico, in soccorso del quale è però andata la Regione Lazio anche con l’ultima manovra di Bilancio. I debiti della società in house ammontano a più di 12 milioni di euro, il passivo a circa 15 milioni 758mila.
Quote sociali sequestrate dal Tribunale di Roma dal maggio 2022
Il 3 maggio 2022 il Tribunale di Roma – sezione Gip – aveva ordinato il sequestro delle quote sociali di AeA nominando amministratore giudiziario il citato Barillaro, poi designato rappresentante legale della società a seguito dell’assemblea dei soci del primo luglio di quello stesso anno. Il sequestro nacque proprio dalla violazione delle norme ambientali obbligando Barillaro a provvederre prima di tutto a sistemare gli impianti, eliminando le cause dell’inquinamento. Chiaro che la priorità gestionale immediata in quel frangente non fosse rimettere a posto i conti quanto, e prima di tutto, rimettere a posto i depuratori anche e soprattutto perché era la magistratura ad averlo ordinato ed erano sempre le toghe a controllare l’adempimento degli obblighi. Dal maggio 2022 al 31 dicembre 2024 AeA è stata in ‘esercizio provvisorio’ con gestione limitata alle spese correnti contingentate ad un dodicesimo mensile rispetto all’ultimo bilancio approvato. Dal gennaio 2025 è partita la ‘gestione diretta’ con la possibilità di tornare ad assumere decisioni strategiche, operative e amministrative senza limitazioni.
Effetti giudiziari sulla società verso la conclusione e rebus rilancio
A processo penale concluso con Bianchi assolto con la formula più ampia “perché il fatto non sussiste”, scritta nero su bianco dal tribunale di Frosinone, ovvio che anche gli effetti giudiziari sulla società sono destinati a concludersi e, quindi, alla giunta del presidente Francesco Rocca spetterà decidere il futuro di AeA. Di certo c’è da affrontare una serie di interventi di ammodernamento e adeguamento degli impianti, a partire dall’attivazione attesa da anni per il sito di Anagni, per proseguire con Ceccano per il quale Barillaro aveva chiesto subito 4 milioni di euro al governatore dell’epoca Zingaretti per rimediare al malfunzionamento conclamato e denunciato dai cittadini. Ma lo stesso doppio impianto cassinate è ormai obsoleto ed ha bisogno di interventi di ammodernamento.
La scelta regionale di centralizzare la gestione idrica delle aree industriali
Occorre quindi prevedere investimenti importanti anche in concomitanza con la scelta della giunta regionale di centralizzare la gestione delle risorse idriche nelle aree industriali. In pratica le richieste di concessioni di piccole derivazioni d’acqua nelle aree di competenza del Consorzio Unico per lo Sviluppo Industriale verranno presentate unicamente al Consorzio stesso, introducendo un modello di gestione in cui Roma decide sull’utilizzazione delle risorse idriche anche più modeste e marginali dei nostri territori. Ed AeA ha tra i compiti della carta dei servizi proprio la captazione e l’adduzione delle acque ad uso civile ed industriale. Da qui l’indiscrezione – che circola negli ambienti che il presidente Rocca -potrebbe nominare il nuovo Ad di AeA entro uno o due mesi per tornare ad una gestione pienamente ordinaria.
Il risultato: nuovi posti per la politica, conti in rosso e inquinamento
Ma rilanciare quella società in house che ha creato posti ulteriori per la politica, nuove occasioni per assegnare consulenze, effettuare assunzioni vuol dire, probabilmente, non aver a pieno valutato la lezione che pare venire da questa vicenda. Perché non solo l’aver ceduto i depuratori dai consorzi industriali ormai fusi ad AeA non ha salvaguardato l’ambiente e neanche la qualità del servizio – stando al rischio occupazionale fatto correre a 300 lavoratori della Reno de Medici -, ma non ha neanche alleggerito il peso per le tasche dei cittadini, considerato che un ulteriore centro di spesa in perdita si è aggiunto alla filiera dell’inefficienza dei carrozzoni pubblici.
La tecnica dell’allargamento del libro paga del clientelismo
Si tratta oggi non solo di ripianare 12 milioni di euro di debiti ma anche di rimettere in sesto l’impiantistica ammalorata e divenuta obsoleta reperendo risorse per milioni di euro. Cose che il Consorzio industriale Unico potrebbe fare direttamente. Viene davvero da chiedersi se questi “ampliamenti” di raggio d’azione della politica e delle istituzioni, sulle spalle delle imprese gravate di costi ulteriori e dei cittadini esposti all’avvelenamento delle loro vite ed al prelievo dalle loro tasche, non vadano a rafforzare i motivi della disaffezione degli amministrati e del loro allontanamento dalle urne. C’è chi ha parlato di allargamento mostruoso del “sistema” che usa l’amichettismo per consolidare il potere. Ma la democrazia si salva solo inceppando questo meccanismo. Nel caso, re-internalizzando il servizio depurazione, contribuendo così a ridurre la base della piramide perversa degli sperperi e delle clientele.