Il fatto di cronaca dei giorni scorsi, con la morte a Palermo di una bambina di quattro anni, a seguito di un’infezione da difterite, ha riportato al centro dell’attenzione una malattia che in Italia sembrava ormai appartenere al passato. La piccola non era vaccinata e sulla vicenda è stata aperta un’indagine. Un cuginetto della stessa età è risultato positivo, ma, avendo ricevuto il vaccino, avrebbe sviluppato una forma più lieve della malattia.
Che cos’è la difterite
La difterite è un’infezione batterica provocata dal Corynebacterium diphtheriae. Si trasmette soprattutto attraverso le goccioline respiratorie e può iniziare con sintomi apparentemente comuni: mal di gola, febbre, debolezza e ingrossamento dei linfonodi del collo.
Il problema arriva quando il batterio produce la sua tossina. È questa sostanza, più che la semplice presenza del microrganismo, a provocare le conseguenze più gravi: può danneggiare i tessuti della gola fino a rendere difficoltose respirazione e deglutizione e, una volta entrata in circolo, può colpire cuore, nervi, reni e altri organi.
Ed è proprio questo il motivo per cui la difterite può uccidere. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, nelle persone non immunizzate e senza un trattamento adeguato la malattia può essere fatale in circa il 30% dei casi, con un rischio particolarmente elevato nei bambini piccoli. Anche il Ministero della Salute sottolinea che, pur con le terapie disponibili, la difterite può avere un esito mortale nel 5-10% dei casi.
Il vaccino ha cambiato la storia della malattia
La difterite è oggi una malattia prevenibile attraverso la vaccinazione. La protezione non dipende da una singola somministrazione, ma da un ciclo di dosi e successivi richiami, necessari per mantenere nel tempo l’immunità.
In Italia la vaccinazione antidifterica rientra tra quelle obbligatorie per i minori da zero a 16 anni ed è prevista gratuitamente dal Servizio sanitario nazionale. Il ciclo di base viene generalmente effettuato attraverso il vaccino esavalente nei primi mesi di vita, mentre successivamente sono previsti richiami. Anche in età adulta è raccomandato il richiamo della vaccinazione difterite-tetano-pertosse, indicativamente ogni dieci anni.
Il punto fondamentale è semplice: la difterite non è diventata innocua perché è scomparsa dalla memoria collettiva. È diventata molto più rara soprattutto grazie alla vaccinazione. Quando la protezione viene meno, il rischio può tornare a manifestarsi.