Non si placa l’allarme legato alle recenti incursioni di lupi nel comprensorio provinciale. Dopo gli episodi registrati di recente ad Arpino (LEGGI QUI), nuove segnalazioni giungono alla nostra redazione, confermando l’estensione del fenomeno a diverse aree del territorio frusinate.
L’ultimo episodio in ordine di tempo si è verificato nella notte di martedì a Ferentino, in località Collicchio, a pochi chilometri dalla stazione ferroviaria e in prossimità dello snodo viario della via Casilina. Secondo quanto ricostruito, un cane di piccola taglia e due caprette sono stati azzannati e uccisi all’interno di una proprietà privata. Le caprette semi sbranate mentre il cagnolino, appartenente a un vicino di casa, sarebbe intervenuto nel tentativo di difendere gli ovini prima di essere attaccato dal predatore.
Stando alle testimonianze raccolte tra i residenti, l’esemplare avvistato sarebbe un adulto di notevoli dimensioni, notato a più riprese anche durante le ore diurne mentre si aggirava a ridosso delle abitazioni.
Dei fatti sono stati formalmente informati i Carabinieri Forestali, il Servizio Veterinario della ASL di Frosinone, il sindaco di Ferentino, Piergianni Fiorletta, e i responsabili dell’Ambito Territoriale di Caccia (ATC FR1). La preoccupazione della comunità locale resta alta, trattandosi di un’area rurale ma densamente popolata.
Peraltro, non sarebbe un caso isolato. Come già documentato su queste pagine, gli avvistamenti e le predazioni ai danni di animali d’affezione e da allevamento hanno fatto registrare un graduale incremento in diverse zone della provincia. A settembre dello scorso anno era toccato ad un puledro, sempre nella medesima area: inizialmente si era ipotizzato che l’aggressione fosse opera di cani randagi (LEGGI QUI).
Il tema riapre il dibattito sulla gestione della fauna selvatica e sulla convivenza tra comunità locali e specie protette. Il lupo rappresenta una risorsa di primario valore ecologico tutelata dalle normative europee e nazionali: il successo delle politiche di conservazione degli ultimi decenni, però, se da un lato ne ha scongiurato l’estinzione dall’altro la conseguente assenza di minacce dirette da parte dell’uomo, nonché la progressiva antropizzazione del territorio, ne hanno modificato la percezione del rischio.
L’animale sta perdendo quel timore ancestrale, la naturale diffidenza nei confronti dell’uomo, e non associa più la sua figura a un pericolo. Un atteggiamento che sta favorendo l’avvicinamento dei predatori ai centri abitati, in cerca di cibo facile. Un tema critico e non più rinviabile. Non va dimenticato che il lupo resta un predatore al vertice della catena alimentare e come tale va trattato.
