Più che l’elezione dei vertici politici di un ente pubblico, le provinciali assomigliano alla votazione per insediare il direttivo di una bocciofila. Il livello di interesse è limitato ai soli addetti ai lavori. I presidenti della Provincia di Frosinone si susseguono all’insegna dei lamenti e della disperazione (si fa per dire) per risorse che mancano e funzioni che sono state sottratte.
Eppure parliamo di un centro di spesa che ha 60-70 milioni di euro di entrate annue, che gestisce direttamente l’Apef (Agenzia Provinciale per l’Energia Frosinone Srl) e Frosinone Formazione (Ente di Formazione e Orientamento al Lavoro). Ha quote di partecipazione nella Saf di Colfelice (rifiuti) e nel Consorzio Industriale unico del Lazio. Si occupa del servizio idrico integrato ed ha rapporti col gestore: vale la pena ricordare la recente conciliazione tra Egato 5 e Acea – contestata solo dai comitati dei cittadini – che ha definito un credito a favore dell’ente di oltre 11 milioni di euro, ma azzerando con zelo i contenziosi pregressi.
Un giro enorme tra rifiuti, acqua, energia, formazione e appalti
Sotto la giurisdizione della Provincia passano decine di milioni di euro gestiti dal servizio di Stazione Unica Appaltante ai Comuni per l’espletamento e la gestione di gare per lavori, servizi e forniture: solo l’appalto rifiuti della città di Frosinone, finito alla ribalta delle cronache per una sentenza del Consiglio di Stato, aveva un valore complessivo di 43.477.391,73. Il presidente della Provincia, per di più, opera con un vastissimo potere discrezionale che trova ben pochi contrappesi, anche perché il Consiglio provinciale viene puntualmente ed estesamente coinvolto nella gestione dell’ente grazie ad un assetto trasversale divenuto una delle note caratteristiche dell’assetto di secondo livello decretato dalla Legge Delrio. Insomma agli amministrati interesserà poco quel che accadrà l’8 marzo a Palazzo Iacobucci ma alla politica interessa molto, per ragioni che paiono fin troppo evidenti.
Fermenti nella politica e nelle amministrazioni locali in vista dell’8 marzo
Non è un caso che i fermenti nei partiti e nei Comuni coinvolti siano sempre maggiori con l’avvicinarsi della scadenza dell’apertura delle urne in Piazza Gramsci e, non essendoci sondaggi ma basandosi esclusivamente sulla platea di sindaci e consiglieri comunali chiamati a depositare il loro voto (di peso differente a seconda del rilievo demografico del centro di appartenenza), sono solo i diretti interessati ad avere il polso della situazione. Quindi un primo quadro dei probabili eletti – raccolto dopo una serie di telefonate e contatti – va preso solo come un’indicazione di massima circa i candidati con maggior probabilità di entrare (soprattutto di restare) in consiglio provinciale.
Nella lista dem molti ora vedono in vantaggio il ferentinate Vittori
Partiamo dal Pd dove il caso Cassino ha tenuto banco, ne abbiamo riferito anche su queste colonne quando la maggioranza che sostiene il sindaco – che ha deciso di candidarsi a consigliere – ha di fatto annunciato l’espulsione del consigliere Luca Fardelli (che pur era stato scelto dal partito nei giorni precedenti la discesa in campo del primo cittadino). Fatto sta che le previsioni accreditano i dem di 4 seggi. L’ordine di elezione potrebbe riservare il primo posto al ferentinate Luigi Vittori sostenuto dall’ex assessore regionale Mauro Buschini e forte del prevedibile consenso dei Comuni del nord della provincia, a partire da Ferentino, Veroli e Alatri. A seguire i due cassinati Fardelli ed il sindaco Salera. Quarta eletta dovrebbe essere l’isolana Antonella Di Pucchio. L’esclusione che ancora fa discutere è quella del sorano Alessandro Mosticone, molto vicino al presidente Luca Di Stefano: Mosticone ha deciso lui di non candidarsi probabilmente dietro consiglio.
FdI punta a 4 per pareggiare col Pd. La Lega pensa al tandem
Quattro gli eletti di cui è accreditata anche la lista di Fratelli d’Italia: L’anagnino Alessandro Cardinali (sostenuto da Fabio De Angelis, presidente Saf ed Apef), Il castrocielese Andrea Velardo (che ha dalla sua il nucleo storico dei meloniani con Massimo Ruspandini e Daniele Maura), l’isolano Jose Stefano D’Amore (gettonato dal sindaco della città delle cascate Massimiliano Quadrini e dall’assessore regionale Giancarlo Righini), l’alatrense Simone Paris che potrebbe entrare nella rosa degli eletti anche grazie alla spinta della consigliera regionale Alessia Savo. Uno o due gli eletti della Lega dove l’atinate Andrea Amata (con la solita propulsione Ottaviani-Mastrangeli) potrebbe essere riaffiancato da Luca Zaccari. Forza Italia pare in bilico per il suo seggio che probabilmente sarà conteso dall’imprenditore sorano Valter Tersigni e dal consigliere Pasquale Cirillo (unico rappresentante della minoranza del Comune capoluogo tra i candidati).
Vacana verso la conferma. Quadrini con 2 pesi massimi alle spalle
Provincia in Comune di Luigi Vacana è destinata a confermare il suo leader ma in lista ci sono amministratori di prima linea: il sindaco di Supino Gianfranco Barletta, il presidente consiglio comunale di Aquino Pietro Ferone, il presidente del consiglio comunale di Arpino, Giuseppe Fortuna. Quanto a Progetto Futuro, la formazione organizzata e guidata dall’arpinate Gianluca Quadrini, pare scontata la rielezione del consigliere della città di Cicerone. Anche se nella sua lista spicca il nome di Marco Ferrara, unico esponente che punta a Palazzo Iacobucci nell’ambito della maggioranza del sindaco Mastrangeli. Da Castelnuovo Parano punta in alto anche Giuseppe Musto che si riconosce nell’area Italia Viva – Azione. Non è detto che non arrivi un risultato a sorpresa.
Il civismo di Luca Di Stefano calato sui tavoli di tutti i partiti
Sullo sfondo le grandi manovre sono in corso: tanto per il rinnovo della presidenza della Provincia di dicembre che per le regionali che si svolgeranno tra due anni. Il presidente Luca Di Stefano continua a giocare un po’ su tutti i tavoli politici indossando la maglia del civico. La linea resta quella di non iscriversi a nessun partito e finché gli va bene sia con il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, che coi vertici provinciali e regionali del Pd, non pare aver intenzione di cambiare tattica. Al momento s’è sistemato in una posizione che risulta sufficientemente centrale e strategica per entrambi gli schieramenti.
E adesso inizi una bella festa politica…di secondo livello
Alleanze partitiche che alla Provincia annullano ogni differenza politica e programmatica – per non creare ostacoli alla gestione di tutto quel che abbiamo elencato a inizio articolo e molto altro – ma quando si tratta di elezioni in cui occorre andare a chiedere voti agli elettori (le regionali, appunto), i vari esponenti devono almeno far sembrare che tra gli schieramenti, opposti a chiacchiere, qualche differenza sostanziale pur ci sia. Ma per ora si può andare avanti con un’altra bella “festa di secondo livello”. Coi problemi delle persone e dei territori ben distanti della finta sfida tra nomi, pronti a prendersi a pacche sulle spalle la sera dell’8 marzo, senza una sola idea per aiutare questa provincia a risalire dal fondo di tutte le classifiche sulla qualità della vita.