Una sola giornata è bastata a riportare drammaticamente al centro dell’attenzione la condizione delle carceri della provincia di Frosinone. Tra la Casa circondariale “San Domenico” di Cassino e l’istituto penitenziario del capoluogo si sono susseguiti episodi di violenza, incendi, tafferugli e aggressioni al personale, che hanno evidenziato ancora una volta un sistema sotto pressione, segnato da sovraffollamento e da una grave carenza di Polizia Penitenziaria.
A Cassino, giovedì 29 gennaio, una frangia violenta di detenuti ha dato vita a ore di vera e propria follia all’interno della Seconda Sezione. Prima le proteste, poi il lancio di oggetti contro gli agenti, l’esplosione di bombolette di gas e infine un incendio che ha reso necessario l’intervento dei Vigili del Fuoco. Il fumo sprigionato ha causato l’intossicazione di alcuni detenuti e ha generato momenti di caos, con il personale della Polizia Penitenziaria impegnato in prima linea per contenere la situazione ed evitare conseguenze ancora più gravi.
Nel corso dei disordini sono state danneggiate telecamere di videosorveglianza e arredi interni. Per riportare l’ordine è stato necessario attivare le aliquote UOS, il Gruppo Operativo Mobile, il supporto delle altre Forze di Polizia e degli operatori del 118. Nonostante la gravità degli eventi, non si sono registrati agenti feriti, ma la sezione interessata ha riportato pesanti devastazioni.
Secondo quanto denunciato dalle organizzazioni sindacali, quanto accaduto non rappresenta un episodio isolato ma l’effetto diretto di una tensione carceraria ormai strutturale. A Cassino mancano attualmente 37 unità di Polizia Penitenziaria rispetto all’organico previsto, mentre il sovraffollamento registra 17 detenuti oltre la capienza regolamentare. Numeri che, uniti a turnazioni spesso oltre i limiti e a condizioni di lavoro sempre più gravose, rendono difficile garantire sicurezza e gestione ordinaria.
La stessa giornata ha fatto registrare un altro grave episodio nel carcere di Frosinone. Nella serata, intorno alle 21:30, durante un intervento per sedare una violenta rissa tra detenuti nel 5° reparto, un agente di Polizia Penitenziaria è stato aggredito e spinto con forza, riportando una caduta rovinosa. L’agente ha subito contusioni al fianco, con una prognosi di sette giorni, ed è tuttora sotto osservazione medica per possibili lesioni interne.
Anche qui i numeri fotografano una situazione critica: a fronte di una capienza regolamentare di 517 detenuti, quelli presenti sono 639, con un sovraffollamento di 122 unità. La carenza di personale è di circa 54 unità, pari a una scopertura del 20 per cento.
Una fotografia che, se allargata all’intera provincia, diventa ancora più allarmante. Negli istituti di Paliano, Cassino e Frosinone mancano complessivamente circa 100 unità di Polizia Penitenziaria. Una condizione che, secondo i sindacati, espone quotidianamente gli agenti a rischi elevati e rende sempre più fragile l’equilibrio interno degli istituti.
Le sigle sindacali parlano apertamente di emergenza e chiedono interventi urgenti e strutturali: dalla riduzione del numero dei detenuti al rafforzamento degli organici, fino a misure concrete per garantire il benessere e la sicurezza del personale. Perché, come dimostrano i fatti di Cassino e Frosinone, non si tratta più di singoli episodi, ma del segnale evidente di un sistema che rischia di andare oltre il punto di rottura.