Energia, due modelli a confronto: Sora e Tivoli. Ecco chi vince secondo gli esperti

Da una parte, il modello tradizionale con un grande operatore privato; dall’altra, terreni e tetti pubblici trasformati in energia condivisa

A pochi chilometri di distanza, Sora e Tivoli raccontano due storie opposte su come un’amministrazione locale può gestire l’energia pubblica e, in particolare, l’illuminazione cittadina. Da una parte, il modello tradizionale del contratto “servizio luce” con un grande operatore privato; dall’altra, una comunità energetica locale che trasforma terreni e tetti pubblici in energia condivisa, abbattendo le bollette di enti e cittadini.

Una distanza così siderale che non sembrerebbe se tracciassimo una linea retta tra le due cittadine laziali. Tanto vicine quando distanti. Ecco perché, lo spiegano i numeri.

Sora: il vecchio paradigma del servizio luce

Sora la scelta è stata quella di aderire alla convenzione Consip “Servizio Luce 4 – Lotto 8”, affidando gestione, manutenzione e riqualificazione dell’illuminazione pubblica a un unico operatore esterno (schema tipo Enel X).

Questo modello presenta tre caratteristiche strutturali:

  • Il Comune paga un canone pluriennale (tipicamente 9 anni) che include energia, manutenzione e ammortamento degli investimenti in LED e telegestione, mantenendo però una forte dipendenza dal fornitore.
  • Gli impianti restano spesso nella disponibilità o nella sfera di controllo del gestore (o di società collegate), con problemi giuridici se non viene chiuso definitivamente il tema del riscatto.
  • Dopo la scadenza, l’amministrazione deve rinegoziare alle condizioni di mercato, senza aver costruito una vera capacità interna di pianificazione energetica e gestione dei dati.

Una simulazione economica su 4.000 punti luce (ordine di grandezza di un comune come Sora) mostra che, con un contratto tipo servizio luce, il costo complessivo in 20 anni può superare i 7,2 milioni di euro, con una spesa media annua nell’ordine di 360 mila euro, senza che il Comune diventi pienamente proprietario e regista della propria infrastruttura energetica.

Tivoli CER: la nuova stagione dell’energia pubblica

Tivoli ha scelto una strada diversa. Con il progetto “Tivoli Cer” nasce una comunità energetica locale che mette insieme soggetti pubblici e privati, trasformando terreni comunali in disuso, parcheggi, scuole e altri immobili pubblici in piattaforme di produzione di energia rinnovabile.

Su circa 25.000 metri quadrati di superfici comunali verranno installati impianti fotovoltaici per una potenza di circa 3,5 MWp, senza consumo di nuovo suolo. L’iniziativa è promossa da ASA Tivoli SpA, ASA Tivoli Srl e Comune di Tivoli, in collaborazione con Consumerismo No Profit e Road to green 2020. L’obiettivo è chiaro: produrre energia pulita sul territorio, abbattere il costo dell’energia per enti pubblici, cittadini e imprese, e combattere la povertà energetica redistribuendo i benefici all’interno della comunità locale.

La governance è affidata a una fondazione a guida pubblica, che garantisce indirizzo, trasparenza e tutela dell’interesse generale, ma è aperta all’adesione di altri enti e soggetti privati, creando un vero “ecosistema energetico” locale.

Numeri a confronto: perché il modello CER conviene

Applicando ai due modelli gli stessi ordini di grandezza sebbene Tivoli abbia quasi il doppio degli abitanti, per puro calcolo matematico applichiamo l’ordine di grandezza minore, ovvero quello di Sora (Comune di 25.000 abitanti, 4.000 punti luce, orizzonte 20 anni), il confronto è netto:

  • Costo totale 20 anni illuminazione pubblica
    – Modello Sora – Servizio luce: circa 7.233.632 euro
    – Modello Tivoli – Comunità energetica: circa 5.318.761 euro (al netto di ricavi e incentivi)
    – Differenza: circa 1.914.871 euro in meno con la CER
  • Costo medio annuo
    – Servizio luce: circa 361.682 euro/anno
    – CER: circa 265.938 euro/anno
    – Risparmio: circa 95.744 euro/anno
  • Proprietà impianti
    – Servizio luce: prevalente controllo del gestore esterno
    – CER: impianti e fotovoltaico diventano patrimonio pubblico/comunitario
  • Posizione contrattuale dopo 15–20 anni
    – Servizio luce: necessità di nuovo affidamento, aumento dei prezzi probabile
    – CER: mutuo estinto, impianti pagati, restano solo costi di manutenzione con piena autonomia decisionale

Nel modello CER il Comune investe (direttamente o tramite finanziamenti agevolati) in fotovoltaico, LED e telegestione, ma poi beneficia per 20–25 anni di minori costi energetici e di incentivi sull’energia condivisa. L’energia prodotta localmente viene in parte autoconsumata e in parte condivisa con famiglie e imprese, generando risparmi in bolletta che, in altre esperienze italiane, hanno raggiunto riduzioni fino al 30 per cento. Una quota dei benefici può essere destinata esplicitamente alle famiglie in difficoltà, trasformando la politica energetica in strumento di welfare territoriale.

In sintesi: dove il contratto di servizio luce compra servizi da un soggetto esterno, la comunità energetica costruisce un’infrastruttura economica e sociale che rimane al territorio.

Pubblico + privato: la vera innovazione sta nella governance

La differenza tra Sora e Tivoli non è solo tecnica, ma di filosofia amministrativa.

Nel modello “servizio luce” il Comune delega quasi tutto: progetto, investimento, gestione, dati. L’operatore privato assume il rischio operativo, ma controlla anche le informazioni, la tecnologia e, spesso, l’asset fisico. Il cittadino resta utente finale, non protagonista.

Con “Tivoli Cer”, invece:

  • Superfici pubbliche già esistenti (parcheggi, scuole, immobili comunali) vengono messe “a sistema” per produrre energia rinnovabile senza nuovo consumo di suolo.
  • Una fondazione a governance pubblica garantisce trasparenza, controllo e indirizzo politico, ma consente al tempo stesso la partecipazione attiva di cittadini, imprese e altri enti, e infatti i comuni limitrofi potranno aderire senza costruire una nuova fondazione, quindi Tivoli diventa punto di riferimento di quest’ultimi.
  • Pubblico e privato non sono uno contro l’altro, ma insieme per ridurre bollette, emissioni e dipendenza dai grandi player energetici, realizzando in concreto la cosiddetta “democrazia energetica”.

È un salto di paradigma: da “Comune cliente” a “Comune regista” di una filiera energetica locale.

Perché Tivoli deve diventare un modello nazionale

“Come Consumerismo No Profit, sosteniamo che autoprodurre e distribuire energia per illuminare scuole, strade e sostenere le famiglie in difficoltà non è solo una scelta tecnicamente ed economicamente razionale, ma è eticamente la migliore.

Esperienze di comunità energetiche in Italia dimostrano che si riducono emissioni e inquinamento, contribuendo agli obiettivi climatici europei; si abbassano i costi energetici per enti, cittadini e imprese, grazie ad autoconsumo locale, minori costi di rete e incentivi dedicati; si creano posti di lavoro qualificati sul territorio (installazione, manutenzione, gestione impianti), trattenendo valore economico che, nei contratti tradizionali, scivola verso i grandi gruppi energetici.

Tivoli dimostra che tutto questo è possibile senza oneri diretti per l’amministrazione, se si costruisce una buona alleanza tra utility locale, Comune, soggetti del terzo settore e cittadini”, spiega il Presidente Luigi Gabriele.

Il messaggio è semplice:
Sora rappresenta il passato, fatto di contratti lunghi, poca trasparenza sui dati, dipendenza strutturale da un unico fornitore.
Tivoli anticipa il futuro, in cui la città diventa produttrice di energia e i benefici non si fermano al bilancio comunale, ma arrivano nelle case dei cittadini e nelle reti sociali del territorio.

Che Tivoli sia un esempio per tutti: per i Comuni che oggi stanno rinnovando i contratti di illuminazione pubblica, per le Regioni che programmano fondi e incentivi, per un Paese che vuole davvero parlare di transizione energetica mettendo al centro le persone, non solo i kilowattora. – Fonte www.consumerismonoprofit.it –

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Giornale digitale fondato nel 2022 con l’intento di offrire al territorio “Una voce oltre la notizia”. Nasce dall’esigenza di un gruppo di giornalisti ed esperti di comunicazione di creare un canale di informazione attendibile, laico e indipendente che dia voce ai cittadini, alle imprese, ai lavoratori, agli studenti…

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