La pace congressuale è un ricordo e nel Pd provinciale è la stagione del muro-contro-muro tra componenti contrapposte, col tempo che scorre accorciando sempre di più la speranza che il segretario di federazione, Achille Migliorelli, possa davvero mettersi a gestire – senza perdere pezzi – la federazione a capo della quale è stato insediato il primo marzo scorso. L’incontro in cui il Partito Democratico della provincia di Frosinone si sarebbe dovuto presentare compatto, per concordare una linea d’azione sull’ordine del giorno fissato dal segretario provinciale, s’è rilevato disastroso.
Eppure in agenda c’erano la linea da tenere sulle deleghe in amministrazione provinciale, la strategia sulla nuova governance della Saf, la società dei rifiuti partecipata dai 91 Comuni e dalla Provincia, e la posizione da assumere in vista della prossima elezione del presidente a Palazzo Jacobucci.
Ma quale formula ha adottato il Pd ciociaro per sbrogliare le “matasse”? Non ha convocato il direttivo provinciale – sarebbe stata la sede adeguata a discutere – ma ha preferito rivolgersi ai capi corrente. Del resto – dal congresso ad oggi – la Direzione non è stata mai convocata per risolvere i nodi politici. Anzi, tanto per ricordare, non è stata neppure nominata la segreteria provinciale per mancanza di accordo tra le correnti.
Per questa ragione si sono riuniti, per l’ennesima volta, i soli referenti: Francesco De Angelis e Achille Migliorelli per Area Dem, Sara Battisti e Luca Fardelli per Rete Democratica, Antonio Pompeo per Energia Popolare e Danilo Grossi per l’Area Schlein.
L’incredibile motivo di rottura: uno o due vice segretari?
Subito sul tavolo è finita la questione spinosa della nomina del vice segretario di federazione o dei due vice segretari di federazione. E’ qui che sono venute fuori due versioni contrastanti sull’accordo congressuale, raggiunto anche con la partecipazione dei due capi corrente regionali, cioè Claudio Mancini per Rete Democratica, e Daniele Leodori per Area Dem. Ognuno dei protagonisti ha sostenuto una versione completamente diversa da quella dell’avversario interno di corrente.
De Angelis ritenendo che l’accordo fosse sulla vice-segreteria unica e Battisti-Pompeo che invece ritenevano fosse stata pattuita la doppia vice-segreteria. A questo punto – in mancanza di politica ragionata e mediata – è scatta la “guerra” dei club.
“Io ti colpisco dove posso farti del male, indipendentemente da torti e ragioni”: una logica dalle conseguenze prevedibili. Il risultato nel Pd ciociaro ad oggi è, quindi, che tutti gli equilibri sono stati rimessi in discussione. A partire dalla conferma di Mauro Buschini nel cda della Saf; ma saltano anche gli accordi a livello provinciale su deleghe ai consiglieri e conferma di Luca Di Stefano alla presidenza della Provincia, con quel che ne consegue.
In bilico la conferma di Buschini nel Cda della società dei rifiuti
In queste condizioni Achille Migliorelli appare come il più esposto alle conseguenze dell’impossibilità di gestire il partito. Ormai è provato, da Trump all’Iran, fino a Frosinone, che vince chi ha meno da perdere. Se sei segretario provinciale devi far la quadratura del cerchio perché se si scollano pezzi dem lungo la strada, anche la tua impresa è a rischio di fallimento.
Battisti, consigliera regionale, è blindata fino al 2028 ed è inserita in una componente che esprime il sindaco di Roma, insomma la massima carica dem nel Lazio. Può starsene in attesa di quel che faranno gli altri. Mentre, quanto alla partita sui vice segretari di federazione, per comprendere quanto sia essenzialmente motivo utile a regolare i conti, basta fare un quiz pure tra gli osservatori politici più attenti. Chi ricorda nella storia dei dem ciociari il nome di uno solo dei suoi numeri due del partito provinciale succedutisi nel tempo? Il suo nome è, appunto, nessuno.